partecipazione al referendum

Società

Dietro alla grande partecipazione al referendum c’è una società che si risveglia

24 Marzo 2026

La grande affluenza al voto per il referendum sorprende e alimenta la speranza di un risveglio delle coscienze civiche e di una rinnovata voglia di partecipazione. È un segnale che conferma la persistenza di un senso di appartenenza e di fiducia nella collettività, al di là della frammentazione sociale che caratterizza gli stili di vita contemporanei.

Nella bolla dei social, nell’affievolirsi dei legami familiari, lavorativi e persino ideologici, le folle alle urne rappresentano una boccata d’ossigeno: restituiscono, almeno in parte, un senso di unione.

Per comprendere le ragioni di una risposta così forte, possiamo guardare all’ultima rilevazione Atlas dell’istituto CSA, che monitora i cambiamenti della società italiana. Il primo dato da sottolineare è la crescente fiducia degli italiani nel referendum come strumento di democrazia diretta: il 71% ritiene che, sulle questioni politiche più importanti, l’ultima parola debba spettare ai cittadini.

Dal 2012 l’attenzione verso il referendum è cresciuta progressivamente, raggiungendo un picco intorno al 2016, per poi diminuire. Negli ultimi due anni, tuttavia, si registra una lieve ripresa: rispetto al 2023, la disponibilità alla partecipazione è aumentata di circa cinque punti percentuali.

Oggi circa il 40% degli italiani dichiara di aver già partecipato a un referendum, mentre un altro 40% afferma che lo farebbe in futuro. La partecipazione risulta più elevata tra le donne e tra gli over 50, ed è particolarmente diffusa nei grandi centri urbani e tra le persone con un livello di istruzione più alto.

Il referendum si inserisce inoltre in un quadro più ampio di partecipazione civica. Secondo i dati Atlas, il 43,4% degli italiani ha firmato una petizione o sostenuto un referendum, mentre un ulteriore 47,3% dichiara che potrebbe farlo. Più contenuta è invece la partecipazione a forme di mobilitazione più impegnative: il 24,2% ha preso parte a boicottaggi di prodotti o servizi e il 23,6% a manifestazioni autorizzate. Ancora più limitato è il coinvolgimento nella politica organizzata: solo il 12,8% dichiara di aver svolto attività in un gruppo o in un partito.

Ne emerge un quadro di partecipazione selettiva: gli italiani riconoscono il valore degli strumenti di democrazia diretta, ma li utilizzano in modo intermittente. Anche in questa occasione, dunque, la domanda centrale restava la stessa: quanti tra coloro che dichiarano di credere nel referendum avrebbero effettivamente scelto di votare?

L’elevata affluenza suggerisce che, per comprendere davvero la partecipazione dei cittadini, occorra spostare lo sguardo dal piano ideologico a quello del merito. Il quesito, pur tecnico e non immediato, toccava infatti un tema centrale, particolarmente sentito dall’opinione pubblica.

Innanzitutto, la “giustizia” emerge oggi come un valore prioritario per il 36.6 % degli italiani, persino più rilevante di sicurezza che è il valore più importante per il 32.4 %. Giustizia e sicurezza sono strettamente connesse, tenendo conto del bisogno di protezione dell’individuo contemporaneo, cresciuto parallelamente alle contraddizioni della globalizzazione. Sole e prive di riferimenti stabili, le persone attribuiscono alla giustizia ancora maggior rilievo della ‘liberta’ e della stessa ricchezza.

Un secondo elemento riguarda il capitale di fiducia di cui gode la magistratura. Il 50% degli italiani dichiara di aver molto+abbastanza fiducia nella magistratura a fronte del 30% di fiducia nei confronti del governo e il 25% di fiducia nei partiti.

Gli italiani continuano dunque a percepire la magistratura come un’istituzione da sostenere, più che da temere, a differenza di quanto, almeno indirettamente, suggeriva il quesito referendario.

Va inoltre considerata la dimensione partecipativa come fattore di crescita culturale. Il desiderio di contare di più ha spinto molti cittadini a informarsi e ad approfondire temi tecnici, un tempo lontani dal bagaglio di conoscenze individuale. Un fenomeno che si intreccia anche con derive populiste e complottiste, ma che riflette al tempo stesso una maggiore capacità diffusa di confrontarsi con questioni complesse, grazie anche al contributo degli spazi conversazionali online e offline, naturali e artificiali.

Infine, non va sottovalutato il ruolo dei giovani: la familiarità con la rete li ha abituati ad affrontare con maggiore disinvoltura anche temi tecnici, contribuendo ad alimentare una partecipazione più consapevole.

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