Sirena, Elena Borghi VLD

Relazioni

L’intelligenza sovversiva delle sirene serve al mondo. E anche alla psicanalisi

Le sirene portano i viaggiatori a essere incantati dall’idea di non potere tornare mai più. Il loro mito scardina le certezze banalizzanti del mondo, e ci ricorda che la psicanalisi è un viaggio che accetta l’ignoto.

23 Ottobre 2026

Qualche sera fa, una mia amica un po’ maga e forse strega, mi ha regalato un suo disegno meraviglioso di una sirena. Lei è un’artista ma si imbarazza se le persone la definiscono con questo titolo, ha comunque un nome spirituale, Antar, che sono indeciso a far risalire al nome di una suite sinfonica di N. R. Korsakov (lei è la compagna di un mio caro amico musicista) o ad un celebre poema epico della tradizione araba. Questo nome potrebbe anche essere ispirato ad Asia Ramazan Antar, un’attivista e guerrigliera curda delle Unità di Protezione delle Donne (YPJ) morta nel 2016. Probabilmente il nome è ispirato a tutti questi stimoli. Comunque, Antar mi ha regalato questo disegno a china e mi ha detto “…sapevo che ti sarebbe piaciuto, appena sei entrato in casa sei stato subito attratto dal disegno e nei giorni prima sentivo che lui ti chiamava…”

Ho iniziato quindi a far mente locale sul fatto che sono molti anni che colleziono immagini e statuette e sculture, e scritti legati al mondo delle sirene. Una scultura di sirena considero il più bel ritratto dell’anima della mia compagna. Non mi sono mai reso conto che oltre alla fascinazione grafica o scultorea, o letteraria avevo dei motivi molto più personali per interessarmi a queste strane creature. Riflettendo su queste scelte estetiche che seguivo senza un motivo particolare mi è venuto in mente che in effetti questo lapsus riflette alcune considerazioni che coltivo da tempo sul corpo stesso della psicoanalisi.

La teoria freudiana dell’Io rappresenta una maniera per descrivere i confini della nostra personalità, le sue mancanze, i suoi progressi. L’Io si colloca a cavallo fra la consapevolezza dei nostri desideri e la forza che li controlla e casomai li devia, li reprime, li ordina. Questa teoria istintivamente mi è sembrata sempre manchevole delle forze, delle ritirate, e delle serendipità dei miei desideri personali. Una teoria fredda insomma. Esatta ma fredda. Mi rendo conto che una dichiarazione di tal fatta può sembrare una grave contraddizione e anche forse un po’ un atto di arroganza, dato il mio mestiere, ma vorrei meritare qualche attenzione che nasce proprio dalla mia esperienza di terapeuta, soprattutto nelle dinamiche della terapia di gruppo, ma facilmente estensibile anche alla terapia individuale (il viaggio fatto in coppia e non più in un equipaggio composito).

In definitiva ho iniziato a capire che il mio percorso di educatore, psicologo, analista, terapeuta di gruppo, è sempre stato improntato al desiderio di poter avere la capacità delle sirene, forse essere proprio una sirena. Provare a diventare una creatura che sa ibridare mondi diversi (terra e mare come nella loro condizione, tristezza e gioia come capita a noi umani). Femminile e maschile, come ogni buona integrazione prevede. Lo so, desiderare di diventare una sirena può far ridere e può anche lasciare dei dubbi sul mio equilibrio mentale (qualcuno lo ho anche io), ma in realtà questi esseri sono delle rappresentazioni mitologiche di personaggi dotati di caratteristiche di enorme interesse.

Le sirene sono personaggi che portano i viaggiatori ad essere incantati dall’idea di poter non tornare mai più.

Queste creature sono coloro che spingono alla curiosità verso la vita e all’abbandono del passato, la loro è una intelligenza sovversiva che mette in primo piano il dubbio e il desiderio. Certo, gli scogli dove vivono le sirene sono anche quelli dove biancheggiano le ossa dei navigatori che non hanno saputo riprendere il mare, ad eccezione di Ulisse che ha voluto ascoltarne il canto ma non ha rinunciato alla vita. Le sirene sono esseri mitici, e il mito è quel luogo dove vale il racconto, lo spazio prima della spiegazione, della definizione, della possibilità di descrivere con esattezza come è strutturato l’Io, il mito come dice Elisabetta Moro è dominato da una ragione superiore, non ha psicologia, non ha nemmeno sentimento, forse non ha nemmeno volontà o intenzionalità.

Il mito è stato seguito solo nei secoli successivi dalla cultura che ha creato psicologia, volontà, intenzionalità. Platone dice: tutto si può raccontare con il logos, la spiegazione, ma tutto si può anche raccontare con il mito, la differenza fra queste due possibilità Platone lo dice chiaramente, è solo che il mito è più bello. Quando leggiamo o pensiamo la mitologia, o la raccontiamo con elementi così fantastici troviamo il modo di sedurre (condurre a sé) la nostra mente. Il mito getta ponti fra una sponda e l’altra della significazione. Spesso capita in seduta, sia nel gruppo che nella coppia terapeutica di comprendere che la lettura di una frase, di un comportamento, di una sensazione che si riconduce alle questioni elementari e prepsicologiche, alle questioni perciò raccontate nel mito, che un nodo si scioglie, un sintomo rallenta, una energia nuova si fa strada.

Inoltre noi crediamo che il mito appartenga al passato ma non sia nel presente, invece siamo continuamente sedotti dalla mitologia contemporanea, solo non ce ne accorgiamo. Pensiamo all’effetto che ci fa la tecnologia, lì siamo completamente dentro il mito della techne, al potere delle macchine, così come alcuni di noi fanno, attribuendo confidenza e intimità all’intelligenza artificiale. In definitiva sento, ho sempre sentito, che la mia interiorità trova una miglior descrizione, un miglior racconto, in ciò che Nietzsche descrive nella “Gaia scienza”, quello sforzo a non arrendersi al nichilismo ma all’accettazione che la nostra personalità assomiglia alle onde del mare sulla battigia, avanzano e si ritraggono in un moto infinito, nella necessità di potenza e nel bisogno di ritornare e ricominciare.

Superare le certezze morali e accettare le onde dell’impermanenza, cercando la propria felicità non nella stabilità, ma nel saper fluire con le onde. Come le sirene se ci pensate, esseri marini composti da diverse nature, umane e animali e capaci di essere sovvertitrici con il loro canto che fa dimenticare “la patria e la famiglia” (quanto questo slogan ci sta inquinando in questi tempi…) e ci spinge alla promessa … di conoscenza. Quella che riguarda la consapevolezza dei nostri desideri che dentro di noi cantano. I desideri dei bambini, quelli che educhiamo, dei pazienti che curiamo e incantiamo nei nostri viaggi di coppia o negli equipaggi di gruppo alla ricerca del canto di ognuno, e in una psicoanalisi che mantenga intatto il mistero perché non sa spiegar tutto, ma cerca sempre di ascoltare il canto interiore.

(Immagine di copertina di Elena Borghi)

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