Beni comuni
Enel, sui nuovi canoni idroelettrici la Cassazione dà ragione alla Regione Lombardia
La Suprema corte rigetta il ricorso Enel contro la Regione Lombardia: confermato il canone idroelettrico “binomio” e la cessione gratuita di energia. La decisione rende definitivo l’aumento del costo d’uso dell’acqua pubblica a carico dei grandi concessionari idroelettrici.
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Enel contro la Regione Lombardia nella controversia sull’entità dei nuovi canoni delle concessioni idroelettriche. La sentenza, pubblicata l’11 febbraio 2025, risale al 21 ottobre 2024. Per l’acqua pubblica utilizzata nelle centrali idroelettriche in concessione, quindi, il Gruppo Enel dovrà saldare alla Lombardia i canoni così come ricalcolati nel 2021, ossia nella forma del canone “binomio”: una componente fissa, legata alla potenza nominale media di concessione, più una parte variabile, calcolata come percentuale dei ricavi normalizzati. A questo si aggiunge, una cessione annuale gratuita di una quota dell’energia prodotta dalle stesse centrali (eventualmente monetizzabile).
Non è noto quale sarà l’impatto finanziario immediato per la Regione Lombardia, da un lato, e per l’Enel, dall’altro, ma il gruppo guidato dall’a.d. Flavio Cattaneo aveva naturalmente messo in conto l’evenienza, dandone informativa anche nell’ultima relazione finanziaria consolidata, alla voce 55) Attività e passività potenziali, a fronte delle quali vengono di norma effettuati accantonamenti puntuali.
La sentenza, pur relativa a uno specifico caso, impatta su tutto il settore idroelettrico, chiarendo il quadro normativo e sgomberando il campo da interpretazioni scorrette. La stessa Enel ha diverse pendenze analoghe in corso: contro la Regione Piemonte e l’Abruzzo in Cassazione; contro la Regione Veneto e l’Emilia-Romagna, davanti al Tribunale superiore delle Acque pubbliche. Anche gli altri grandi concessionari-produttori dell’idroelettrico italiano sono impegnati in contenziosi simili.
Il contenzioso Enel-Lombardia
Il contenzioso era cominciato l’8 febbraio 2021 quando Enel ha adito il Tar della Lombardia per impugnare i provvedimenti con cui la Regione, in attuazione della nuova disciplina nazionale in materia di concessioni idroelettriche, aveva aggiornato per l’anno 2021 il canone demaniale di utenza dell’acqua per le concessioni idroelettriche di cui è titolare. Il caso era poi finito davanti al Tribunale superiore delle Acque pubbliche, che aveva dato ragione alla Lombardia, prima di approdare in Cassazione.
Secondo la società, l’introduzione del canone binomio e dell’obbligo di energia gratuita sarebbe riferibile soltanto alle concessioni future e a quelle precedenti già scadute alla data di entrata in vigore, ma non a quelle in corso di validità. Né l’una né l’altra situazione sarebbero quindi applicabili a Enel che è titolare di concessioni in corso di validità (scadono nel 2029). La Regione Lombardia, invece, ha rivendicato la legittimità della riforma e della sua applicabilità a tutte le concessioni in corso.
La decisione della Cassazione
La Cassazione ha ritenuto infondata la tesi del gruppo elettrico e ha dato ragione alla Lombardia. «In tema di canone binomio e cessione gratuita di energia – si legge nella sentenza – il disposto dell’art. 12, comma 1-quinquies, del d.lgs. 16 marzo 1999, n. 79, come introdotto dal d.l. 135/2018 conv. in l. 12/2019, si applica a tutte le concessioni di grande derivazione ad uso idroelettrico, indipendentemente dal loro stato (scadute, in corso o di futura assegnazione), non contenendo la norma alcuna distinzione e dovendo essa essere letta unitariamente alle altre disposizioni dell’art. 12, che disciplinano anche concessioni prorogate o tuttora vigenti. Ne consegue che le Regioni possono, con propria legge, determinare il canone di concessione secondo il criterio binomio e imporre ai concessionari l’obbligo di cessione gratuita di una quota dell’energia prodotta, anche per i rapporti concessori ancora in corso, in attuazione del principio di onerosità e proporzionalità del corrispettivo dovuto per l’uso di un bene demaniale».
Il succo è che d’ora in avanti per i grandi produttori di energia idroelettrica aumenta il prezzo da pagare per usare l’acqua pubblica.
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In alto, la Centrale di Gargnano, Brescia (dal sito di Enel Green Power)
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