È necessario adattarsi alle variazioni climatiche, con comportamenti individuali più consapevoli e indispensabili, per affrontare un contesto critico globale in rapido cambiamento.
11 Agosto 2026
La storia della vita sulla Terra è stata profondamente influenzata dalla continua variabilità delle condizioni ambientali e climatiche. Antropologi, paleontologi o storici di professione hanno fatto luce sulle cause dell’evoluzione climatica del pianeta e del suo possibile impatto sulla storia umana. L’analisi dei carotaggi dei ghiacci così come dei sedimenti marini o fluviali, lo studio dei fossili, i resti umani ritrovati nei siti preistorici, le analisi di pollini e vegetali, rappresentano le impronte digitali che la Terra ha registrato in centinaia di migliaia di anni di storia del nostro pianeta. L’attività vulcanica, i movimenti della crosta terrestre, le fasi solari, le correnti oceaniche hanno innescato i cambiamenti radicali del clima del pianeta, anche in maniera repentina, con mutazioni delle condizioni di vita degli esseri umani e delle altre specie. L’uomo ha tratto dalla natura risorse preziose per la sua sopravvivenza, tuttavia l’impatto delle attività umane sull’ambiente ha avuto un peso diverso nelle varie epoche storiche, causando radicali cambiamenti sul clima.
Le teorie sul cambiamento climatico risalgono all’inizio del XIX secolo, quando uomini e donne di scienza hanno dato contributi determinanti alla meteorologia, alla climatologia e alla fisica dell’atmosfera. Joseph Fourier, matematico e fisico francese, già nel 1824 osservò quello che divenne noto come l’effetto serra, descrivendo ciò che accadeva nell’atmosfera terrestre quando i gas, intrappolando il calore, rendevano il pianeta più caldo. Nel 1856, la scienziata americana Eunice Newton Foote, attraverso esperimenti con varie combinazioni di gas, identificò il vapore acqueo e il biossido di carbonio, come i colpevoli dell’intrappolamento del calore e della temperatura elevata sul nostro pianeta. Il fisico irlandese John Tyndall nel 1860, dimostrò che il gas prodotto dal riscaldamento del carbone, costituito da anidride carbonica, metano e idrocarburi volatili, assorbiva grandi quantità di energia. E ancora il fisico svedese Svante Arrhenius sviluppò un modello climatico che mostrava come diverse concentrazioni di anidride carbonica atmosferica potessero influire sulle temperature globali, per giungere al 1953 quando, durante una presentazione all’Unione Geofisica Americana, il fisico Gilbert Plass, suscitò clamore confermando che le emissioni antropogeniche di anidride carbonica avrebbero innalzato la temperatura della superficie terrestre, con un rateo di 1,5 gradi per secolo…innescando le odierne preoccupazioni sul cambiamento climatico. Gli anni ’50 e ’60 hanno inaugurato un’era in cui l’avanzare dell’informatica si è dimostrato uno strumento fondamentale per i climatologi: la tecnologia e le apparecchiature dei satelliti meteorologici, hanno fornito e continuano a essere uno strumento fondamentale per la raccolta di dati sui cambiamenti climatici, offrendo agli scienziati un quadro ampio dei cambiamenti di temperatura del pianeta.
Ma quando si parla di meteorologia e climatologia, spesso si incorre in una confusione concettuale: le due scienze differiscono per l’orizzonte temporale del campo di applicazione. La climatologia mira a comprendere i cambiamenti del clima nel tempo, considerando periodi più lunghi per identificare le caratteristiche climatiche tipiche di una data regione, mentre la meteorologia cerca di prevedere le condizioni atmosferiche riferite ad un contesto di ore o pochi giorni dunque immediate. Entrambe le scienze però si basano su rappresentazioni matematico-fisiche del sistema climatico terrestre, che simulano e prevedono l’evoluzione del clima nel tempo, ma con scale spazio temporali differenti. Tuttavia gli eventi meteorologici che investono il Pianeta negli ultimi anni, assumono sempre di più sembianze preoccupanti con manifestazioni che vanno dall’aumento della siccità a precipitazioni distruttive. Copernicus, il programma di osservazione della Terra dell’Unione Europea, ha dichiarato che il 2023 è stato l’anno più caldo mai registrato, ma assistiamo ad una intensificazione della temperatura su vasta scala sul nostro Pianeta. L’intensa ondata di calore, percepita da tempo in Italia e in Europa, di origine sahariana e associata all’anticiclone subtropicale, è argomento di discussione mediatica quotidiana. Masse d’aria calda, da numerose settimane, comprimono l’aria al suolo, impedendo al calore di dissiparsi, generando un accumulo termico che ha fatto raggiungere la temperatura dell’asfalto a circa 63 gradi, mentre la pavimentazione utilizzata nei parchi per bambini è arrivata a circa 75 gradi.
Sempre più città sono interessate dalle ondate di calore, le termografie del lastricato stradale, i sanpietrini e il terreno naturale diventano incandescenti con la temperatura media, registrata nelle ore più calde, dai 35 ai 45 gradi. E si prediligono le beneamate aree verdi, le cui ombreggiature rappresentano delle oasi di refrigerio e contribuiscono all’abbassamento della temperatura. Trento, Bolzano, Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, seguite dai grandi centri urbani in Francia, Spagna e Grecia, risultano tra le città da bollino rosso, monitorate anche rispetto alle emissioni di gas climalteranti. La lotta al cambiamento climatico globale e il monitoraggio delle emissioni di gas serra, sta diventando sempre di più un’impresa che richiede il massimo sforzo da parte di tutti. Tutto il mondo monitora le emissioni di gas, utilizzando strumenti software per valutare i progressi compiuti nel ridurre le emissioni di carbonio: di fronte a questa fotografia, l’urgenza è più forte che mai e sta incitando all’azione tutto il mondo. L’attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC), necessita di risorse economiche sul territorio, per individuare le aree più esposte a eventi estremi come ondate di calore, siccità e dissesto idrogeologico e per realizzare le grandi opere di prevenzione. È fondamentale promuovere campagne di informazione e sensibilizzazione, avviare un piano di riqualificazione energetica degli edifici e riqualificare le città con maggiori spazi verdi e meno asfalto. Le crescenti prove sulla gravità dei cambiamenti climatici hanno stimolato tutte le Nazioni, già a partire dalla fine degli anni ’80, con il Protocollo di Montreal: eliminare gradualmente l’utilizzo di sostanze che riducono lo strato di ozono dell’atmosfera terrestre, e far progredire le conoscenze scientifiche sul cambiamento climatico causato dalle attività umane…purtroppo nonostante gli apparenti sforzi, non ci sono segni tangibili di miglioramento.
Il ruolo che sta assumendo il clima rappresenta una moderna sfida per la nostra sopravvivenza. Gli errori commessi dall’uomo possono essere determinanti per il futuro del genere umano, la minaccia rappresentata dagli eventi catastrofici naturali, mette a repentaglio la presenza stessa dell’uomo in alcune regioni del globo particolarmente colpite. Le rotte dei migranti nel Mediterraneo, i conflitti armati, le carestie globali, le pandemie, sono tra le gravi conseguenze derivanti dai cambiamenti climatici in corso che nei prossimi anni potranno solo aumentare, se non si ricorre ad un piano strategico e geopolitico immediato. Le moderne tecnologie di cui l’umanità oggi è fornita, tra cui l’IA – capace di analizzare montagne di dati fuori dal comune – rappresentano gli strumenti sempre più efficaci e rapidi di previsione e contrasto degli effetti più pericolosi dei cambiamenti climatici. Ma pur essendo un modello potentissimo, l’intelligenza artificiale non è lo strumento miracoloso che può ricostruire il Pianeta del futuro, escogitando soluzioni al riscaldamento globale. Scoperte clamorose non sono ancora dietro l’angolo, pronte a salvarci, ma se non modifichiamo le nostre abitudini, persino la tanto decantata IA, non potrà portare rivoluzioni epocali. Dipenderà molto dalla collaborazione tra gli Stati e dalla nostra capacità di contribuire nel nostro piccolo, modificando le nostre abitudini, se vorremo superare le sfide sul piano ambientale a cui saremo chiamati a rispondere nei prossimi decenni. A noi decidere in quale tipologia di Pianeta vogliamo vivere, l’affidamento alla tecnologia è per ricercare nuovi materiali, ma il maggiore supporto per prevenire il collasso spetta a noi, l’IA può essere un prezioso alleato ma non è una panacea universale.
Tuttavia, visto che l’intelligenza artificiale ha pervaso ormai molti settori, ed è entrata a far parte delle nostre vite quotidiane, per combattere il cambiamento climatico e proteggere l’ambiente, le sue soluzioni più ingegnose sono in fase di sperimentazione: dalle vernici ultra riflettenti alle pietre mangia – smog, dai sostituti della plastica a base di alghe e miceli alle foreste a crescita rapida ai coralli resistenti al calore. Peccato che queste idee saranno difficilmente realizzabili o perlomeno non saranno messe in pratica in tutto il mondo per proteggere il nostro pianeta. Grandi sfide, legate a costi ed energia elevati, e forse realizzabili entro il 2100. Per salvaguardare l’ambiente in modo divertente e originale, possiamo creare un outfit creativo ed intelligente usando scarti di stoffa o materiali destinati alla spazzatura e per gestire il caldo torrido, attingere ad alcune strategie insolite di altri Paesi che possono essere fonte di ispirazione. Il Giappone è particolarmente attivo in quanto a spunti creativi per superare l’estate: cravatte con inserti in gel refrigerante e colletti in spugna assorbi sudore, rimedi che, per quanto apparentemente bizzarri, hanno una valenza scientifica perché basati su principi fisiologici. Gli anelli di ghiaccio da avvolgere al collo o indossare un semplice asciugamano inumidito risultano efficaci, per raffreddare i punti del corpo maggiormente attraversati da vasi sanguigni di grosso calibro, le fasce per la fronte e i ventilatori portatili allacciati al collo, spesso ingombranti, risultano altrettanto validi. Tuttavia, vista la temperatura raggiunta negli ultimi anni, si sono affermate le maschere viso per proteggersi dal sole, il “Facekini”: un passamontagna usato soprattutto dai bagnanti, lascia scoperti solo occhi, naso e bocca ed è usato in acqua per proteggere la pelle dalla forte radiazione ultravioletta.
Purtroppo, bando all’umorismo spicciolo e ai rimedi alla stregua di genio e follia, bisogna riflettere attentamente e studiare i possibili rimedi di questa criticità planetaria del clima: l’OMS riconosce come legate alle condizioni metereologiche la trasformazione degli ecosistemi, la variazione della produzione alimentare e non solo. La biodiversità risulta sempre più vulnerabile, l’Artico registra una riduzione del ghiaccio marino, la diffusione di specie favorite dalla tropicalizzazione delle acque stanno provocando gravi crisi nella pesca mediterranea, l’aumento di incendi continua a peggiorare la qualità dell’aria con forti impatti su salute. Dinanzi ai numerosi stress che attanagliano la popolazione, alla lista si aggiunge lo stress da calore che, risulta difficile da mitigare. La cosiddetta eco-ansia sta emergendo soprattutto tra i più giovani, perché il cambiamento climatico è una minaccia concreta per il futuro. È necessario adattarsi a queste variazioni con comportamenti individuali più consapevoli e indispensabili per affrontare un contesto in rapido cambiamento. Il cambiamento riguarda tutti, perché la previsione del domani non è un libro di fantascienza da leggere, ma è una realtà con i suoi rischi che assumono sempre di più una dimensione globale: siamo noi gli artefici del futuro del pianeta e per salvaguardare la vita sulla Terra, un’azione climatica urgente e costante è essenziale.
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