Lifestyle

Rivoluzione beauty 2.0

Estate: oltre alla prova costume non possono mancare i prodotti per l’insostituibile beauty ma attenzione alla…cosmeticoressia.

27 Luglio 2026

Estate…è la stagione in cui “relax” dovrebbe essere il termine più praticato, ma tra i vocaboli più diffusi, oltre a sole, caldo intenso e salsedine, non risalta il senso della calma – anche distanti dai ritmi frenetici del lavoro – quanto piuttosto l’affanno in vista della partenza per la vacanza, e quella che un tempo si chiamava ‘prova costume’. Cercare soluzioni lampo e diete punitive che svaniscono ben presto, per evitare l’impatto in spiaggia prima di arrivare sul bagnasciuga, spinge a ricorrere ad ogni genere di escamotage. I rimedi naturali non sono più l’alleato della porta accanto, sono ormai tramontati il ricorso alla pellicola trasparente, i bagni di sale e lo scrub al caffè. La scelta del costume, riporta al fascino vintage della moda da spiaggia che attinge agli anni ’60, e per slanciare la figura all’istante, dal bikini al tankini, le immagini ricordano quando le vacanze affollavano le strade di macchine – alla stregua di un vero e proprio trasloco – cariche di valigie, sdraio, ombrelloni, scatoloni, sedioline, tavolini da pic-nic, canotti, materassi.

Le borse e le valigie della partenza, accolgono in ogni anfratto documenti, abbigliamento versatile “metodo mix & match”, debitamente selezionato per ogni occasione, accessori e costumi, ma a primeggiare tra i bagagli, l’insostituibile beauty. Perché oltre alla prova costume, ciò che non può mancare sono i prodotti per la skincare e l’iphone alla mano per affidarsi ai software che permettono di creare, comodamente a casa, la nuance di rossetto più adatta al tipo di pelle o trasformare le idee in fragranze personalizzate. Anche nel settore cosmetico l’intelligenza artificiale ha preso il sopravvento: YSL offre la possibilità di creare tramite app e stampante 3D il proprio rossetto personalizzato, miscelando oltre 4mila nuance. Tuttavia balza all’osservazione il fenomeno della cosmeticoressia tra i giovani. Questa mania compulsiva per la skincare e il trucco colpisce preadolescenti e adolescenti, chiamati “Sephora kids“, che a partire dagli 8-12 anni, acquistano e utilizzano routine di bellezza complesse basate su sieri anti-età, acidi esfolianti e retinoidi pensati esclusivamente per pelli mature. Tendenza internazionale dei “Sephora Kids“, che sta registrando una crescita esponenziale che preoccupa medici, dermatologi e psicologi. L’influenza digitale dilaga, giovani influencer con video virali su TikTok e Instagram, mostrano routine di bellezza complesse, trasmettendo una paura ingiustificata all’idea di veder comparire rughe o difetti inesistenti per evitare l’invecchiamento precoce.

L’adolescenza è il periodo in cui si costruisce l’identità e l’immagine di sé, osservare in questa fase della crescita, foto di volti e corpi perfetti, filtrate o ritoccate, induce già dai più piccoli a considerare, in modo erroneamente allarmante, le piccole imperfezioni da correggere il prima possibile, con la convinzione che servano sempre nuovi prodotti per migliorare la propria immagine. Il cosmetico diventa un oggetto che non serve solo per migliorare la pelle, ma promette sicurezza e accettazione ma su una pelle giovane, sottile e delicata, potrebbe alla lunga creare più danni che benefici. E tra i baby influencer di questa moda da attenzionare, nata negli Stati Uniti ed approdata anche in Italia, i termini sono ormai dilaganti: glass skin, ricorda una pelle lucida come vetro, full face è l’insieme dei trattamenti estetici per armonizzare il volto, mentre prejuvenation è il ricorso filler e botulino preventivi per allontanare il momento in cui la vecchiaia sopraggiunge. Secondo una ricerca di Dove, per realizzare la foto perfetta da postare sui social, 1 donna su 4 scatta almeno 50 foto prima di sceglierne una da pubblicare. Il rapporto con la bellezza è sempre più condizionato anche dalle immagini artificiali, perché l’IA genera miracoli non sempre realizzabili nella realtà, simula immagini di corpi e volti esteticamente perfetti, a cui forse è possibile avvicinarsi, poco importa che siano irreali.

L’intelligenza artificiale è un risultato scientifico e tecnologico straordinario delle competenze umane, ma è utile chiedersi se non sia necessario limitarne il potere d’applicazione perché “ci sta portando in una condizione di inferiorità operazionale e di alienazione esistenziale”. L’IA ha un forte impatto psicologico perché, come in tutti i suoi contesti di applicazione, sta incrinando ancor di più il rapporto con la bellezza naturale in termini di autostima e autenticità: 1 donna su 3 sente il bisogno di cambiare il proprio aspetto dopo essere stata esposta a immagini generate con intelligenza artificiale. Dunque sempre più diffusi i termini legati all’antiage e i suoi prodotti, la definizione di bellezza, la longevità e la morning routine giornaliera di chi si sveglia ogni mattina alle quattro, per immergere il viso in acqua ghiacciata, per poi strofinare sulla pelle bucce di banana o chi si dedica alla selezione accurata di materie prime che vanno dall’estratto di Lapacho all’acido Ialuronico e allo squalano, perché bisogna cercare di fermare le lancette dell’orologio o spostarle indietro per sembrare più giovani. Nell’era della beauty per eccellenza, la cosmetica coreana rappresenta il canone di bellezza divina, perché basata su una routine meticolosa e la ricerca costante di prodotti innovativi e naturali per ottenere una pelle di porcellana. Ma uomini e donne, pur di apparire sono disposti a tutto, non solo alle applicazioni predittive dell’IA, sono tanti i trattamenti di bellezza più stravaganti e “disgustosi” che promettono risultati visibili. Già in epoca romana, le donne utilizzavano maschere a base di placenta di vitello, sterco di coccodrillo e urina d’asino per avere pelle sempre perfetta. Anche ai nostri giorni i trattamenti più strani delle “celebrity”, partono dalla famigerata bava lasciando scivolare liberamente lumache vive, sulla fronte e sulle guance, per poi ricorrere a spalmare il viso con escrementi di usignolo giapponese: le deiezioni degli uccelli sarebbero infatti ricche di guanina, un aminoacido in grado di sbiancare la pelle e ripararla. L’irudoterapia ricorre alle sanguisughe allevate ad esclusivo scopo medicale, per depurare il sangue dalle sostanze tossiche.

La placenta di pecora, il cosiddetto lifting “bee bee”, dal verso tipico dell’animale, sembrerebbe avere effetti sorprendenti che favoriscono la rigenerazione dei tessuti. Non ultime per stravaganza, la pratica dell’apiterapia che ha radici lontanissime che risalgono agli Egizi che utilizzavano il siero tossico delle api per distendere le rughe. Per la calvizie, a Santa Monica, in California, un salone specializzato in maschere per capelli, ha sperimentato una soluzione a base di sperma di toro, si suppone che possa rafforzare il fusto del capello e promuoverne la crescita. Ogni stratagemma è giustificato perché la ricerca dell’eterna giovinezza ha da sempre affascinato l’umanità spingendo a sperimentare i rimedi più disparati, scomodi e dolorosi, pur di mantenere un aspetto giovane. Ma i canoni di bellezza si sono evoluti nel tempo: non si ricorre più alla polvere di piombo tossica per ottenere una pelle di velluto, né alle gocce di belladonna negli occhi per dilatare le pupille o indossare una museruola con imbragatura e fascette per rimodellare la cartilagine del naso, i tonici da bere a base di isotopi di radio e radioelementi nei cosmetici sono proibiti, per giungere agli anni ’60 che rappresentarono l’epoca delle fette di cetriolo sulla faccia.

Molto costosi, altrettanto strani, e soprattutto, con una validità scientifica discutibile e tutta da verificare i cofanetti benessere con bagno nella birra e massaggio al cactus per idratare la pelle, o per i più esigenti il tocco dei serpenti sulla schiena e 15 minuti di thay-slap, gli schiaffi alla thailandese, per appianare le rughe e chiudere i pori della pelle. Ma in ogni trattamento, verosimile o bislacco è fondamentale riconoscere che non esiste un ideale di bellezza universale, la bellezza è soggettiva: ogni individuo è unico con caratteristiche personali che contribuiscono alla sua bellezza personale, quella che risiede nella semplicità, nell’autenticità e nella capacità di esprimere la propria essenza senza bisogno di eccessi o esibizioni rischiando di apparire artificiali. La bellezza va oltre l’aspetto esteriore, riflette il nostro comportamento, il nostro stile di vita, la nostra relazione con gli altri. La vera bellezza risiede nella diversità e nell’autenticità che ci contraddistinguono, con gesti, parole e azioni che riflettono la nostra profondità interiore fatta di sguardi gentili, di sorrisi sinceri e della gentilezza, caratteristiche che risplendono dall’interno e che, senza trattamenti estetici, sono indicativi della nostra unicità e del nostro splendore unico, e ci fanno apprezzare la bellezza che ci circonda.

 

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