Calcio
La grande bellezza
Una sfida, la semifinale di Champions, che è stata una festa per gli occhi, scesa fino al cuore. Eppure, ha trovato la sua folta schiera di denigratori e rancorosi. Un mood nazionale.
Anche dopo lo spettacolo dell’andata tra PSG e Bayern, l’italietta del rancore e del disincanto è riuscita a esprimersi, con la spocchia di chi crede di sapere, e non c’è niente da godere (sulle note di De Gregori). Per questi opinionisti, che nell’occasione immagino con il ghigno da rettile di Travaglio (definizione della sua amica Lucarelli), quella partita è stata un divertimento finto, da PlayStation o, all’opposto, la riesumazione di un calcio primitivo, oratoriale. Una cosa voluta dal Sistema!
Leggi queste cose e ti schiaffeggi: ma davvero? Ma questi soggetti, hanno mai fatto venti palleggi di fila? Ok, questa è una domanda retorica, magari li hanno fatti, ma a 30 non ci arrivano sicuro. Perché non amano la pelle della sfera (è poliuretano, ma vale la licenza da scriba), il petting sfrenato col pallone. A parer loro, il calcio più umano è quello dove domina l’impedire e la lotta; ma anche il temporeggiare, il ruminare calcio, in attesa dell’attimo favorevole. Se non arriva, viva lo zero a zero, che qualcuno definì la partita perfetta. Quello che pare un balbettare, per loro è un’ode. La partita perfetta era successa qualche giorno prima e la nausea di quei 90 e passa minuti tra Milan Juve avrebbe dovuto provocargli, per ricompensa, una soddisfazione, anche muta, interiore, sommessa, trovandosi a contemplare l’esuberanza, il coraggio, la bellezza, del 5 a 4 tra quelle due squadre zeppe di talento. Enorme talento, ma non ammaestrato.
La scelta di non aspettare, di pressare alto, recuperare palla al più presto, e via verticali, sempre, non lasciava il tempo del rientro e del raddoppio. Non si tratta del non saper difendere (certo, non si spiega, in quello squadrone, uno come Tah, ma non siam qui a fare nomi e distinguo). Qui di tratta di Sentimento. E la partita l’hanno fatta entrambe le squadre con lo stesso. Anche perché c’era un ritorno, e non la spada di Damocle della partita secca. Resta che sia stata una festa per gli occhi. Scesa fino al cuore.
E ancora, i più sapienti, a dire: Ci fosse stata un squadra italiana te li sogni quei dribbling, quelle giocate, quei gol! Non voglio togliere il merito e il rispetto per il nostro DNA del contropiede, che oggi si dice Ripartenze, ma l’Inter ne ha prese 5, dal PSG (mi tocca ricordarlo!), o l’Atalanta, vincitrice di un Europa League, una decina, in due partite coi tedeschi. Giusto per smorzare l’assunto di questi signori.
E veniamo all’1 a 1 del ritorno. Scuola sublime di come si difende da squadra. E di come si riparte, da assatanati. Allora sono capaci! Allora non è un complotto dei poteri forti! Sono scelte. Di chi ha calcio nelle vene. E lo fa scorrere. Non lo subisce, e basta. E anche questa volta si è goduto, e tanto. In uno stadio che non ha mai smesso di cantare. Cantare, cazzo! Non slogan suggeriti al megafono da capi ultras ottusi e rabbiosi di casa nostra, e i pùaret intorno in grande coro, che scandiscono dando della merda al tifoso d’altri stadi. Anestetizziamoli, questi tizi che contagiano le curve, senza sosta, e ammutoliscono il resto dei paganti e appassionati.
E sarebbe bello anche scovare gli autori, ma sono troppi, degli auguri di morte e malattia, odio puro, feroce, sotto il post di Thuram, ragazzo che accompagna tutto con il sorriso, e che manifestava la sua legittima gioia dopo la vittoria del 21esimo. Se ne è spaventato. Lui che ha un padre, uomo straordinario, colonna della Juve, e un fratello che segue le sue orme bianconere. Ma no, Markus, non devono far paura. Fatti una risata delle tue. Come quando tocca sentire lo sbraitar di una ipotetica Marotta League, pensiero degno della lucidità di un terrapiattista. Ridi. E sappi che ci sono anche sotto i tuoi colori, questi col sangue agli occhi, per frustrazione cronica.
Per rincuorarci, torniamo a guardare la scena finale, di chi la finale non la farà. I giocatori del Bayern, in fila, sotto la curva colorata da sciarpe tese. Un largo mantello rosso di gratitudine e di orgoglio, ad asciugare occhi lucidi. A illuminare la grandezza degli sconfitti. Soltanto dal punteggio.
Devi fare login per commentare
Accedi