Perdere la libertà per un sorriso su Fb, la punizione della giustizia morale

13 Aprile 2016

L’avvocato Nino Marazzita conferma lo scoop del ‘Corriere’ al telefono: “Sì, è andata proprio così. Le hanno tolto la semilibertà solo perché ha pubblicato una foto in costume al mare sul profilo Facebook”. Nessun divieto specifico del giudice della Sorveglianza a utilizzare i social o ad allontanarsi dal luogo di residenza. E allora, cos’è passato nella testa del giudice che ha revocato a Doina Matei  la misura alternativa al carcere conquistata con la buona condotta dopo otto anni, la metà della pena per avere ucciso una ragazza colpendola con la punta dell’ombrello nella metropolitana di Roma?

Forse per la rumena di 21 anni era previsto il divieto a sorridere finché non finisce di scontare la condanna per omicidio preterintenzionale.  Ma questa è una prescrizione che può essere scritta solo nel codice della giustizia a furor di popolo, non in quello di uno stato di diritto.

Immaginiamo il magistrato sfogliare due giorni fa ‘Il Messaggero’, autore della pubblicazione delle foto di Doina Matei, che aveva deciso di sfuttare un permesso godendosi il primo mare al Lido di Venezia. Ce lo figuriamo travolto dall’indignazione che scorre sui social, al bar. E oppresso dalla sua stessa indignazione di uomo per quella felicità che rinasce e seppellisce ancora una volta il dolore di una famiglia.

Ex baby prostituta, Doina Matei aveva chiesto scusa ai genitori di Vanessa Russo, uccisa da un ombrello dopo una lite in metropolitana:”Ho invocato il perdono, non ho avuto risposta. Tocca a me ora piegarmi a quel silenzio”. In quel silenzio non doveva sorridere, ecco la sua colpa estrema.

Manuela D’Alessandro

*In serata, il Ministro Orlando ha spiegato che la concessione della semilibertà era condizionata a un utilizzo limitato del telefono cellulare ed è stata revocata perché l’accesso a Fb consente “di intrattenere rapporti con un numero illimitato di soggetti”. Ribatte l’avvocato Marazzita: “La mia assistita è stata ligia alle prescrizioni che, peraltro, non contemplavano alcun divieto esplicito per i social. Si è limitata a qualche foto postata durante un permesso premio di tre ore. Ne discuteremo in aula e sono certo che la spunteremo”.

TAG: Doina Matei, Facebook, semilibertà
CAT: Venezia

4 Commenti

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  1. marco-sisi 4 anni fa

    “Vanessa Russo, uccisa da un ombrello dopo una lite in metropolitana”. Sono d’accordo sul fatto che ovviamente una giustizia degna di tale nome deve prevedere il recupero di una persona resasi responsabile di un delitto. Non mi piace l’ansia giustizialista scatenata dalla pubblicazione delle foto. Però non mi piace che si scriva che Vanessa Russo è stata uccisa da un ombrello. Doina Matei ha diritto di tornare nel mondo civile, una volta espiata la pena, e questo vale per tutti quanti, ma per favore evitiamo di dare una vita a oggetti che una vita non hanno. “Uccis* da un ombrello, un fucile, un’auto, una moto, un camion” non vuol dire nulla, c’erano persone che impugnavano/guidavano.

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  2. ed 4 anni fa

    È assurda la sollevazione popolare contro questa povera donna che ha avuto la vita devastata da un momento di rabbia (come l’altra, la vittima, che a quanto pare nel litigio si comportò male quanto questa ed i ruoli di vittima e assassina alla fin fine sono stati dettati più dal caso che altro).
    La sua colpa è aver sorriso per qualche ora di libertà dopo nove anni di detenzione.
    Che il giudice si sia piegato ai forcaioli di Facebook è una vergogna!

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    1. evoque 4 anni fa

      Ohibò, la vittima si era comportata male! Può darsi, peccato che la vittima sia MORTA “grazie” alla Dorina Matei.

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  3. evoque 4 anni fa

    Poverina! Le hanno revocato la semlibertà perché ha sorriso mentre si rilassava al Lido di Venezia.
    Io che detesto il politically correct, dico che il magistrato ha fatto bene.
    La signorina ha sulla COSCIENZA la morte di un essere umano.
    Che grazie a lei non solo non potrà andare al mare al Lido di Venezia.
    Ma neppure concedere un sorriso ai suoi cari.

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