Così in Germania combattono gli errori del passato: strada per strada

4 dicembre 2017

Gli abitanti di Rennerstraße, non l’hanno presa benissimo; almeno, alcuni di loro. Dovranno spiegare ad amici e parenti che le cartoline dovranno mandarle in Grete-Borgmann-Straße, stesso numero. Le aziende ed i liberi professionisti, poi, dovranno cambiare i biglietti da visita e la carta intestata. Anche per questo 18 consiglieri comunali di Friburgo, nel sud-ovest della Germania, hanno votato contro il cambiamento del nome; troppo pochi rispetto ai 26 favorevoli. E questo è solo il primo di dodici casi da discutere.
Ma chi era Renner? Chi Grete Borgmann? E perché si sta discutendo questo tema nella città della Foresta Nera, che di solito fa parlare (bene) di sè per la sostenibilità ambientale, non certo per questioni di toponomastica?

Andiamo con ordine. Oltre cinque anni fa l’amministrazione comunale ha istituito una Commissione di otto esperti (tra storici, archivisti, una politologa ed una sociologa), incaricandola di analizzare tutti (!) i nomi delle 1300 vie e strade del comune e verificare se “il riconoscimento di persone o avvenimenti del passato, secondo lo sguardo di oggi, non apparisse inappropriato“.
In modo particolare la commissione doveva verificare se le persone cui le strade sono intitolate, si fossero macchiate delle seguenti “colpe”:

  • sostegno attivo del nazionalsocialismo da posizioni di potere
  • razzismo estremo in teoria o nella prassi
  • antisemitismo aggressivo per persone con funzioni di moltiplicatori
  • militarismo nella forma di glorificazione della Prima Guerra Mondiale
  • odio nei confronti del genere femminile

Il rapporto della Commissione è stato pubblicato ad ottobre 2016. È un “mattone” di 96 pagine, in cui si illustra come:

  • per 12 vie (categoria A) si consiglia il cambiamento del nome (in sei casi per sostegno del nazionalsocialismo, in tre per razzismo, ed uno rispettivamente per antisemitismo, odio nei confronti delle donne, e militarismo; in questi casi la commissione ha suggerito dodici nuovi nomi, in un qualche modo legati – questa volto in modo positivo – allo stesso criterio);
  • in 15 casi (categoria B) si consiglia di lasciare il nome, ma di aggiungere un cartello all’inizio della strada, per illustrare comportamenti dubbiosi in relazione ai criteri elencati
  • ad 40 nomi (categoria C1), “ai quali oggi non si intitolerebbe una via”
  • nella maggior parte dei casi analizzati (categoria C2), non ci sono problemi. Oltre alla pubblicazione integrale il riassunto del lavoro è stato reso pubblico dai media della città.

Più dei dati sopraelencati è interessante la risoluzione degli esperti per cui “innanzitutto non si vuole in alcun modo cancellare le responsabilità storiche“; anzi, mediante l’analisi accurata si vuole “fare luce sul passato della città e del paese“. Inoltre “non si discute in nessuna maniera i meriti che queste persone hanno avuto nei loro rispettivi campi“, ma si ritiene che “tali meriti possano essere celebrati in altro modo che non con la dedica di una strada“.
È in base a queste considerazioni che il 15 novembre del 2016 il consiglio comunale approva la relazione e demanda le singole 27 decisioni delle categorie A e B a singole decisioni del consiglio comunale stesso, che dovrà discutere caso per caso.

E qui siamo ad oggi. Le prime tre vie della categoria A sono state discusse nella seduta di martedì 28 novembre 2017; in tutti i tre casi, a maggioranza il cambiamento del nome è stato approvato.
E così Ludwig-Heilmeyer-Weg, dedicata al Direttore del Dipartimento di Medicina Interna dell’Università di Friburgo dal 1947 al 1967, cui la Commissione ha verificato coinvolgimenti con il regime nazionalsocialista, diventa George-de-Hevesy-Weg, chimico ungherese, premio Nobel nel 1943, già professore a Friburgo e costretto ad emigrare negli Stati Uniti per le sue origini ebraiche.
Eckerstraße, dedicata al precursore del socialdarwinismo Johann Alexander Ecker, si chiamerà Ernst-Zermelo-Straße, celebrando così il matematico friburghese antifascista.
E Rennerstraße? A Johann Jacob Renner la via era stata intitolata a causa del suo impegno nell’istituzione di una fondazione a sostegno delle famiglie povere della città; senonché l’illustre concittadino aveva giocato un ruolo fondamentale nella caccia alle streghe, mandando sul rogo circa 20 donne. Stiamo parlando del 1610. La storia delle città non si ferma all’altro ieri. Anche in questo caso (odio per il genere femminile) nella scelta del nuovo nome si è proceduto con una logica di contrappasso: Grete Borgmann, cui si propone di dedicare la strada, è stata la fondatrice del Frauenring, organizzazione per la difesa dei diritti delle donne. In questo caso, peraltro, il consiglio comunale ha preferito suggerire questo nome invece di adottare quello proposto dalla commissione, rendendo quindi necessaria una successiva consultazione.

Già altre città tedesche avevano modificato il nome di alcune strade cittadine. L’importanza della scelta di Friburgo risiede nel fatto che invece di fermarsi a singoli casi, si è scelto di analizzare la totalità delle vie e piazze cittadine, costringendo così una riflessione di fondo sulla toponomastica e l’eredità storica. Negli stessi anni, tra l’altro, un progetto dell’Ufficio Migrazione ed Integrazione del Comune aveva svelato un altro interessante tema sui limiti della toponomastica: il Frauenstadtplan, (la mappa cittadina per le donne) rivelava come delle 1300 vie cittadine, solo 84 fossero dedicate a donne.

Sarebbe bello che città italiane seguissero un esempio del genere, analizzando in modo trasparente la nostra storia, che certo non è fatta solo di brava gente.  Basti ricordare quante vie o piazze Cadorna ci sono nelle nostre città. A chi pensa che le amministrazioni comunali abbiano ben altro di cui occuparsi, si dovrebbe rispondere con le parole di un consigliere comunale di Friburgo: “l’analisi del passato è importante, per fare scelte giuste nel futuro“.

Nelle prossime settimane, il Consiglio Comunale deciderà sulle altre proposte di cambiamento. In uno di questi, se approvato, nessun cittadino dovrà modificare il proprio biglietto da visita: a Martin-Heidegger-Weg, dedicata al grande filosofo esistenzialista e già rettore dell’università di Friburgo, non abita nessuno, essendo la strada un percorso pedonale ai margini della foresta. In questo caso (dopo la pubblicazione dei Quaderni Neri, la città e l’università hanno abolito la cattedra a suo nome), la commissione consiglia di rinominare in Philosophenweg, con un’indicazione che spieghi come ci si riferisca a Heidegger stesso e ai suoi colleghi Husserl e Cohn, quest’ultimo vittima del divieto di insegnamento durante il regime nazista.

 

TAG: città, Germania, toponomastica
CAT: Enti locali, Storia

Un commento

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  1. sspag00 2 settimane fa
    Se la citta' di Rieti stesse in Germania, non avrebbe via Giorgio Almirante, a prescindere dall'amministrazione di Friburgo, la storia in Germania e' la storia.
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