Gli italiani sono razzisti?

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18 luglio 2017

Gli italiani sono razzisti? A scorrere velocemente le cronache delle ultime settimane sembrerebbe di sì.
La sollevazione dei sindaci di trenta comuni dei Nebrodi, nel Messinese, contro l’arrivo dei migranti disposto dalla locale Prefettura testimonia di come il sentimento del rifiuto dell’altro sia prevalente rispetto a quello dell’accoglienza.

A Reggio Calabria, non più tardi di un mese fa, un improvvisato comitato civico ha indetto una raccolta di firme per protestare contro la decisione del Comune e della Prefettura di dar vita a un centro di accoglienza per migranti in un quartiere del centro. Mentre centinaia di commenti razzisti hanno invaso i social network a corredo di una foto di un ragazzino di colore ripreso nudo su una spiaggia cittadina.

A  soffiare sul fuoco di un sentimento sempre più diffuso sono le parole degli esponenti politici. A  partire da Matteo Salvini che ha espresso il suo pieno appoggio ai sindaci siciliani, per non parlare della posizione ambigua del Movimento 5 Stelle o dello scivolone di Matteo Renzi con l’ormai celebre “Aiutiamoli a casa loro”.

Il tema immigrazione – e i suoi risvolti, inclusa la percezione che ne hanno i cittadini –  è troppo complesso per essere liquidato in poche battute. È evidente che sia necessario superare gli accordi di Dublino per i quali il migrante può chiedere il diritto d’asilo solo nel Paese in cui sbarca. Lo ha dichiarato recentemente anche il Commissario europeo alle Migrazioni, Dimitris Avramopoulos, che non solo ha sottolineato gli enormi sforzi compiuti dall’Italia, ma ha affermato senza mezzi termini che “non è sostenibile che solo una manciata di paesi europei abbia l’intero peso della sfida migratoria sulle sue spalle”: vale a dire Italia, Grecia e Spagna. Allo stesso modo è necessario che siano coinvolti tutti gli Stati membri dell’Unione per la gestione dei flussi e l’integrazione dei migranti.

Ma accoglienza e integrazione non sono elementi che possano essere messi in discussione: in gioco ci sono i valori comuni su cui si basa l’idea stessa di civiltà europea. E, mentre si cercano le soluzioni più efficaci e umane per gestire l’emergenza, bisogna lavorare alla rimozione delle cause che provocano migrazioni di massa di questo spessore. Cosa non semplice vista la temperie culturale che sta generando un’ondata di razzismo senza precedenti.

Temperie culturale a cui non ha retto il timido governo Gentiloni che ha indietreggiato spaventosamente sullo “ius soli”: la legge è stata rimandata a data da destinarsi, ovvero è stata messa su un binario morto.
Il ministro Alfano non ha nascosto la propria soddisfazione, affermando che si tratta di “un successo della ragionevolezza e del buon senso perché farlo adesso, questo provvedimento, nel pieno degli sbarchi sarebbe stato contro ogni logica”. Non si capisce, però, quale sia la logica a cui fa riferimento il ministro, quale la relazione esistente tra gli sbarchi dei migranti sul nostro territorio e la concessione di diritti di cittadinanza a chi in Italia è nato, vive, frequenta le nostre scuole e i nostri figli.

A togliere qualsiasi alibi a chi alimenta la paura del migrante e lo spettro dell’invasione ci ha pensato Fabrizio Gatti che sul numero de L’Espresso in edicola ha riportato, dati alla mano, la questione sui giusti binari del raziocinio e del buonsenso. Partendo dai dati Istat del 2016 Gatti ha dimostrato che l’Italia ha un saldo demografico passivo di meno 296 mila persone in due anni. Mentre gli sbarchi, sempre negli ultimi due anni, sono stati di 334 mila persone.  Il che significa che, se anche restassero sul territorio nazionale, i nuovi residenti sarebbero solo 38 mila, ovvero 19 mila all’anno: lo 0,03 per cento della popolazione nazionale. L’invasione dei migranti paventata da Salvini & Co, in realtà, non esiste.
Esiste però il razzismo, sempre meno latente, degli italiani.

TAG: alfano, Fabrizio Gatti, Facebook, Gentiloni, invasione, ius soli, L'Espresso, migranti, razzismo, renzi, salvini
CAT: immigrazione

5 Commenti

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  1. marco-baudino 5 mesi fa
    Mi scusi Calabro', ma ha mai avuto contatti diretti con coloro che sono da anni in Italia e che non hanno atteggiamenti di integrazione con noi, visto che formano comunità a parte e razziste nei nostri confronti? Mi sembra che si confonda un po' tutto, tra necessità legate a situazioni drammatiche nei paesi da cui parte la migrazione, accoglienza, integrazione, fattibilità della stessa, considerazione ai problemi innescati nei territori italiani, allarmi sociali che sono creati da problemi tangibili che le nostre leggi né quelle europee comprendono e che NON risolvono, eccetera... e RAZZISMO! Purtroppo sono stato testimone e vittima di razzismo sulla mia pelle, perpetrato nei miei confronti e della mia famiglia da persone di Ex migranti e ora "integrati". Ma che non rispettano chi li ha accolti. È un caso, ma che è più comune di quanto lei creda. Ci pensi caro Calabro'.
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  2. pasquale-hamel 5 mesi fa
    Agitare lo spauracchio del razzismo è il modo più sbrigativo per non affrontare un problema che invece va posto in discussione in termini corretti.
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  3. marco-baudino 5 mesi fa
    E comunque gli Italiani NON sono razzisti!!
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  4. stefanogolfari 5 mesi fa
    Non essere razzisti non vuol dire accettare sopprusi o illegalità, tutt'altro: non essere razzisti significa volere e pretendere uguali diritti e uguali doveri per e da tutte le persone non consentendo all' etnia (l'essere italiani, marocchini, austriaci o nigeriani) quella priorità che vorrebbe affermare senza diritto, perché nessuno sceglie dove nascere. Il razzismo che in Italia c'è eccome (c'è in ogni luogo del mondo) è però anche cresciuto a causa della cattiva e confusa organizzazione data alla gestione dell'emergenza sbarchi. Su questo punto, secondo me, l'analisi che sto commentando commette un errore, del resto molto diffuso: considerare sbagliato il Trattato di Dublino che vincola il primo Paese di sbarco ad essere il solo Paese nel quale il migrante può presentare domanda di asilo. Se ci si ragiona un po' a freddo appare evidente che quella decisione è perfettamente logica, perché trasferire - ufficialmente - in altri stati persone senza averle identificate e senza avere chiesto loro la ragione di una richiesta di soccorso in mare sarebbe assurdo, anche in termini amministrativi. Non possiamo spostare l'Italia, fino a che le barche arriveranno qui sarà lo Stato italiano - che lo voglia o no - a dover occuparsi della prima accoglienza e della identificazione dei flussi. Certo, in seconda battuta (o ragionando direttamente sull' Africa, bypassando cioè la partenza verso l'Italia in mare) la distribuzione nei diversi Paesi europei e anche il rimpatrio sono logici e possibili. Ma se si affronta il razzismo anti-immigrati ammettendo che l'Italia potrebbe NON-ESSERE il luogo della prima accoglienza poi è molto difficile contrastare il pensiero di chi riconduce tutto a una volontà etico-politica che chiama "buonista" e la carica di un sentiment anti-italiano. Di questo appunto si nutre la propaganda razzista: "vengono perché li vogliono far venire". No: vengono soccorsi perché dobbiamo farlo noi, e nessun altro può farlo. Se argomentiamo questo, al razzista non rimane che un solo argomento: non soccorrere, lasciarli annegare in mare. Ma questa è una posizione un poco più dura da tenere, e pone il razzista di fronte alle conseguenze non di una scelta altrui ma della sua. Occorre smascherarlo, il razzista, senza concedergli scappatoie. Tanto più che un massacro di dimensioni ancora più colossali di quello che già accade ora a sud delle coste patrie sarebbe, nei fatti, del tutto insostenibile nel consesso civile che - ancora - regge. Stesso discorso per la polemica su Frontex: qualunque governante italiano avrebbe avuto il preciso dovere di mantenere il comando in Italia per una operazione che si svolge in acque italiane e in acque SAR affidate ufficialmente all'Italia (quelle libiche e tunisine) ma il comando prevede logicamente una responsabilità, che è appunto quella di portare in Italia le barche e di occuparsi della prima accoglienza delle persone sbarcate. Cosa diavolo possiamo e dobbiamo fare, dunque e in definitiva: ORGANIZZARCI MEGLIO PER SVOLGERE IL COMPITO CHE E' NOSTRO.
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  5. rakesh23 4 settimane fa
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