Criminalità
Casuzze (RG) – Dal motoscafo dei 700 mila euro a Comiso dove la cocaina entra nell’entroterra
Tre giorni dopo il motoscafo e i 700 mila euro di Casuzze, una Panda bianca cambia mano sulla riviera Kamarina. Da lì la rotta entra nell’entroterra, verso Comiso e Vittoria.
Quando la rotta entra nell’entroterra
Santa Croce Camerina rappresenta il punto in cui il mare incontra le campagne, il luogo nel quale un carico arrivato dalla costa può essere sottratto rapidamente alla vista e confuso fra serre, magazzini, furgoni e strade secondarie; Comiso costituisce il passaggio successivo della stessa geografia, quello in cui ciò che arriva dal mare smette definitivamente di appartenere alla costa e viene assorbito da un territorio più interno, fatto di campagne, capannoni, ville isolate, imprese, automobili e collegamenti capaci di riportare uomini e merci in pochi minuti verso Vittoria o di proiettarli lungo le principali direttrici della provincia.
Non servono necessariamente grandi depositi né strutture riconoscibili, perché la forza di un sistema di questo tipo sta proprio nella possibilità di distribuire uomini, mezzi e carichi dentro luoghi apparentemente ordinari, trasformando la distanza dal mare in una forma di protezione. Santa Croce riceve e nasconde; Comiso custodisce, sposta e rimette in circolazione. Due territori diversi, ma abbastanza vicini da funzionare come parti complementari dello stesso ultimo miglio.
La rete invisibile
È quando dai luoghi si passa agli uomini che Comiso assume un peso diverso, perché le indagini restituiscono in quest’area l’immagine di reti capaci di offrire abitazioni, automobili, protezione e assistenza, permettendo alla criminalità di muoversi dentro la normalità del territorio.
In precedenti indagini emergono infatti reti albanesi radicate nell’area, capaci — secondo le ricostruzioni della Procura di Ragusa — di offrire protezione, alloggi, mezzi e relazioni a uomini legati alla criminalità organizzata. Una capacità che smette di essere astratta quando una casa dove nascondersi, un’automobile con cui muoversi e uomini sui quali poter contare entrano concretamente nella rete di assistenza a soggetti appartenenti agli ambienti criminali vittoriesi.
È dentro questa trama di protezione e assistenza che assume particolare rilievo la vicenda di Gianfranco Stracquadaini: secondo la ricostruzione investigativa, soggetti riconducibili a questi ambienti ne agevolano la latitanza fino al momento dell’arresto. La capacità di nascondere e assistere un latitante mostra la disponibilità di abitazioni, automobili, uomini e collegamenti e, pur non costituendo automaticamente la prova di un coinvolgimento nel narcotraffico, segnala una capacità logistica e un rapporto fiduciario fra ambienti albanesi e criminalità mafiosa comisana e vittoriese che non possono essere ignorati quando si prova a ricostruire la geografia criminale del territorio.
Ed è seguendo questa trama di presenze e collegamenti che alcuni nomi cominciano a ritornare, da un’indagine all’altra e da un territorio all’altro, fino a comporre una mappa nella quale Comiso, Santa Croce e Vittoria smettono di apparire come luoghi separati.
A Comiso compare Daiu Lorenc; spostandosi verso Vittoria entrano progressivamente nella stessa geografia il Puorcu, i Matriali, Luzim Ndreu e Denny Lalollari, nomi, storie e provenienze differenti che ritornano lungo territori molto vicini e dentro vicende investigative diverse, fino a disegnare una successione di punti di contatto nella quale merci legali, disponibilità logistiche, occultamento dei carichi e distribuzione della cocaina compaiono dentro una stessa geografia investigativa.
La Panda bianca, tre giorni dopo Casuzze
Ma le reti criminali raramente si mostrano tutte insieme, perché non esiste quasi mai un momento nel quale uomini, mezzi, denaro e relazioni si dispongono ordinatamente davanti a chi osserva; si lasciano vedere per pochi secondi, attraverso un’automobile che arriva, un uomo che scende, un altro che aspetta, un gesto apparentemente insignificante che termina prima ancora di avere il tempo di comprenderlo.
Ed è esattamente ciò che accade lungo la riviera Kamarina, a Scoglitti.
Per qualche istante la mappa smette di essere una mappa e diventa una scena.
Da Santa Croce Camerina arriva una Fiat Panda bianca. Al volante, secondo fonti dell’inchiesta, c’è Daiu Lorenc. L’automobile percorre il tratto che conduce alla riviera Kamarina e raggiunge il punto dell’incontro, dove ad aspettarlo c’è un componente dei Matriali; tutto ciò che fino a quel momento abbiamo seguito attraverso territori, nomi e relazioni si concentra improvvisamente nello spazio occupato da due uomini e due automobili.
L’incontro dura il tempo necessario. Lorenc scende, l’uomo dei matriali è lì, le automobili cambiano mano e la scena si chiude quasi nello stesso momento in cui comincia, senza un dialogo visibile e senza una sosta prolungata, lasciando sulla strada soltanto ciò che un osservatore può registrare: un uomo arrivato da Santa Croce, un componente dei Matriali e una Panda bianca che passa da una parte all’altra.
Visto da lontano, è quasi niente. Ma in una filiera costruita per compartimenti stagni un’automobile può essere molto più di un mezzo: contenitore, garanzia, copertura, messaggio, passaggio di consegne.
Poi entra nella scena un dettaglio che cambia la prospettiva.
Sono trascorsi tre giorni da Casuzze.
Tre giorni dall’avaria del motoscafo. Tre giorni dai borsoni gettati in mare. Tre giorni dai circa 700 mila euro che l’acqua restituisce davanti alla costa ragusana. Secondo la stessa fonte, lo scambio delle automobili avviene esattamente dentro questa distanza temporale. Tre giorni sono troppo pochi per ignorare la coincidenza e troppo pochi, da soli, per trasformarla in una prova; abbastanza, però, per chiedersi se quella Panda bianca non rappresenti uno dei punti in cui la rotta del mare incontra, per un istante, la rete terrestre che attraversa Santa Croce, Comiso e Vittoria.
Non prova che nell’automobile vi siano droga, denaro o materiali collegati al motoscafo e non consente di stabilire un rapporto causale fra ciò che accade a Casuzze e ciò che viene osservato sulla riviera Kamarina; ma la distanza di appena tre giorni, la provenienza della Panda da Santa Croce, l’identità dei soggetti indicati dalla fonte e soprattutto il luogo scelto per l’incontro impediscono di liquidare quella scena come un dettaglio privo di significato.
Perché quel tratto della riviera Kamarina non è un punto qualsiasi della costa. Comincia dalla piazzetta del villaggio Kamarina e prosegue fino alla parte terminale della riviera, lungo una strada che fino a due o tre anni fa costituiva un collegamento naturale con il resto del litorale ragusano e che oggi, invece, finisce contro una frana che ha ostruito il passaggio e spezzato la continuità della strada. La frana è ancora lì, immobile, quasi una presenza kafkiana piantata in mezzo al percorso, senza che il collegamento sia stato ripristinato; e ciò che fino a pochi anni fa era una strada di attraversamento si è trasformato progressivamente in un punto cieco, sempre meno percorso e, nella parte finale, persino privo di illuminazione.
È dentro questo spazio progressivamente sottratto al normale attraversamento che, nel giro di pochi anni, cambia anche la geografia criminale della riviera. Oggi, a ogni ora del giorno e della sera, quel tratto è uno degli spazi dello spaccio e della distribuzione degli stupefacenti nei quali si muovono gruppi criminali albanesi e uomini del Puorcu e dei Matriali; una strada interrotta, meno frequentata e al buio nella sua parte terminale, che crea condizioni di isolamento e minore visibilità particolarmente favorevoli a chi vuole incontrarsi, fermarsi o muoversi lontano dagli sguardi.
Non è quindi un dettaglio che lo scambio avvenga proprio qui. È dentro questa geografia criminale già emersa, in un tratto di costa che in pochissimo tempo passa dall’essere una strada di attraversamento a diventare uno dei punti dello spaccio, che tre giorni dopo Casuzze arriva la Panda bianca guidata da Daiu Lorenc, incontra un componente dei Matriali e cambia mano. Il luogo diventa così parte della scena quanto gli uomini e l’automobile.
Il mare aveva restituito il denaro. Tre giorni dopo, una Panda bianca può raccontare ciò che il mare non ha restituito.
E allora bisogna seguirla idealmente ancora per qualche chilometro, lasciare alle spalle la riviera Kamarina e tornare verso l’interno, perché l’uomo che guida quella Panda conduce l’inchiesta direttamente nelle campagne di Comiso, dove Daiu Lorenc ricompare dentro una geografia fatta di isolamento, disponibilità logistiche, relazioni e controllo del territorio.
Daiu Lorenc, l’uomo che vive tra capre e galline
Nella parte comisana della mappa, le fonti dell’inchiesta indicano Daiu Lorenc come un uomo che vive in una villa-tenuta di campagna, fra capre, galline e altri animali, immersa in quella normalità rurale che, lontano dalle strade principali e dagli sguardi più frequenti, garantisce isolamento e riservatezza. La circostanza, da sola, non dimostra naturalmente alcuna attività illecita, ma assume un significato diverso se inserita nella geografia che stiamo ricostruendo, perché una casa di campagna offre spazi, discrezione, possibilità di movimento e una distanza sufficiente dai centri abitati da rendere meno visibili incontri, automobili e spostamenti.
Ma il profilo di Lorenc non si esaurisce nelle campagne. Dalla quiete della villa il suo nome ritorna nelle notti della provincia, nei locali e nelle discoteche, dove, secondo fonti dell’inchiesta, lui e uomini a lui vicini svolgono attività di sicurezza, vigilanza e controllo degli ingressi. Anche in questo caso il punto non è trasformare un’attività lecita in un indizio criminale, ma comprendere quale valore assuma, dentro una rete di relazioni più ampia, la possibilità di controllare chi entra, chi esce, chi incontra chi e quali rapporti si costruiscono in luoghi nei quali, soprattutto durante la stagione estiva, transitano ogni notte migliaia di persone.
È seguendo Lorenc dalle campagne alle notti della provincia che emerge un altro frammento di questa geografia, meno visibile ma altrettanto interessante: i parcheggi e gli spazi esterni, dove vengono regolati l’ingresso e il deflusso delle automobili.
Il controllo della notte
Chi presidia quei parcheggi indica dove sistemare le vetture e finisce così per trovarsi in uno dei punti attraverso i quali transitano, prima e dopo la discoteca, migliaia di persone.
Secondo le fonti dell’inchiesta, in diversi locali della provincia questo ruolo viene svolto anche da uomini albanesi già comparsi in indagini sugli stupefacenti. Tra loro ricorre il nome di Daiu Lorenc, arrestato nel 2019 nell’operazione Kamarina Drugs 2, nell’ambito della quale gli viene contestata un’attività di spaccio. Questo non dimostra che oggi quei parcheggi vengano utilizzati per vendere droga, ma lascia aperta una domanda precisa: qualcuno ha mai verificato cosa accade davvero fuori dalle discoteche, prima che i ragazzi entrino, quando a controllare automobili e movimenti ci sono anche uomini già finiti nelle indagini sullo spaccio?
Ma è proprio da quella domanda che la geografia ricomincia a muoversi, perché lasciando alle spalle i parcheggi, le discoteche e le campagne di Comiso, uomini, mezzi e relazioni continuano a comparire lungo una strada che, pochi chilometri più avanti, conduce inevitabilmente verso lo stesso punto.
Vittoria.
Ed è lì che comincia la prossima inchiesta.
Casuzze (RG) – Il mare è troppo visibile: Santa Croce diventa il terminale nascosto della cocaina
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