Criminalità
Casuzze(RG), il fantasma venuto da Malta e il mistero dei 750 mila euro che il mare ha restituito
Owen Jones, la barca rimasta senza carburante, Marina di Ragusa e i viaggi documentati tra Sicilia, Calabria e Puglia. Dietro il denaro gettato tra le onde affiora la geografia di un uomo quasi privo di tracce pubbliche.
1. Il fantasma che il mare ha restituito
Questa è la storia di un fantasma venuto da Malta.
Questa è la storia di Owen Jones: carta identità num. 24481M.
Per quasi vent’anni Jones lascia dietro di sé poche tracce: un nome in una sentenza maltese nella quale è vittima di un’aggressione, fotografie di automobili smontate e ricostruite, porti fotografati all’alba, viaggi tra la Sicilia, la Calabria e la Puglia. Nessuna biografia pubblica riconoscibile, nessun ruolo societario immediatamente individuabile, nessuna cronaca capace di spiegare chi sia davvero.
Poi, davanti a Casuzze, il fantasma resta senza carburante.
Il motore tossisce, rallenta e si spegne mentre la barca, secondo la ricostruzione fin qui emersa arrivata da Malta, galleggia davanti alla costa ragusana. A bordo ci sono alcuni uomini. Quando la Guardia costiera comincia ad avvicinarsi, due borse vengono trascinate verso il bordo e lanciate in mare.
Dentro non ci sono effetti personali né attrezzature nautiche, ma pacchi di banconote accuratamente confezionati per resistere all’acqua: una somma che, secondo le informazioni raccolte, ammonterebbe a circa 750 mila euro. Gli involucri restano per qualche istante in superficie, poi la corrente li spinge verso la spiaggia, dove vengono recuperati dalla Guardia costiera con l’aiuto di alcuni bagnanti.
Il mare restituisce ciò che qualcuno aveva cercato di fargli inghiottire. E, insieme al denaro, restituisce un nome: Owen Jones.
2. L’uomo che quasi non esiste
Un documento d’identità maltese, visionato nel corso dell’inchiesta e non riprodotto per ragioni di riservatezza, consente di identificarlo senza margini di omonimia e di collegarlo alla persona il cui nome compare in un procedimento giudiziario celebrato a Malta per fatti avvenuti nel 2007.
Esiste poi un profilo Facebook dal quale emergono automobili, lavori di carrozzeria, imbarcazioni e spostamenti in Italia. Ci sono fotografie che lo collocano a Marina di Ragusa e lungo la costa ionica calabrese. Infine c’è la vicenda italiana: una barca, denaro gettato in acqua, occupanti identificati e una ricostruzione ancora tutta da chiarire.
Tra gli uomini a bordo, secondo le informazioni raccolte, ci sarebbe proprio Jones, indicato come proprietario dell’imbarcazione.
Non risulta, allo stato, una contestazione per traffico di stupefacenti e l’origine del denaro dovrà essere stabilita dagli investigatori. Non è possibile affermare se quei contanti costituissero il prezzo di un affare illecito, il ricavato di attività criminali o avessero una provenienza diversa.
Ma prima di Casuzze Owen Jones sembra quasi non esistere: il suo nome vive dentro frammenti dispersi che soltanto dopo l’avaria cominciano ad assumere un peso nuovo.
E il primo di quei frammenti riporta indietro di diciannove anni.
3. Malta, 2007: il nome in un fascicolo
Il 13 giugno 2007, intorno alle nove e trenta del mattino, Owen Jones si trova a Sqaq il-Beċċun, nella zona di Ħandaq, territorio di Qormi, a Malta. Secondo quanto ricostruito dalla magistratura maltese, viene aggredito, gravemente ferito e trattenuto contro la propria volontà. I medici certificano lesioni gravi e agli uomini finiti davanti al giudice vengono contestate, tra le altre condotte, l’aggressione, la privazione illegittima della libertà personale e il turbamento dell’ordine pubblico.
Il punto va fissato con chiarezza: Owen Jones non è l’imputato, ma la vittima. Quella sentenza non costituisce un precedente penale a suo carico e non autorizza alcuna insinuazione sulla sua appartenenza ad ambienti criminali. È però l’unica traccia giudiziaria pubblicamente rintracciata della sua esistenza prima dei fatti avvenuti sulla costa ragusana.
Nel 2007 il suo nome entra in un fascicolo perché qualcuno lo aggredisce. Diciannove anni dopo riappare in Italia, tra gli uomini presenti su una barca dalla quale vengono gettati in mare centinaia di migliaia di euro.
Tra quelle due date c’è quasi il vuoto. E nel vuoto affiora il lavoro di una vita.
4. Le macchine che tornano a vivere
Sul profilo attribuito a Jones compaiono vetture incidentate, carrozzerie smontate, lamiere piegate, cofani aperti e automobili che, dopo il lavoro, riappaiono ricostruite e riverniciate. Le immagini raccontano un uomo che lavora nel settore della carrozzeria e che sembra capace di intervenire in profondità sui veicoli danneggiati.
È una competenza professionale, non un indizio. Sarebbe arbitrario trasformare il mestiere di carrozziere nella prova della realizzazione di doppi fondi o vani destinati al trasporto di droga e denaro: nessuno degli elementi raccolti lo consente.
Dopo Casuzze, tuttavia, anche questa parte della sua vita entra nella ricostruzione dei mezzi, delle persone e delle relazioni che lo circondano. Il punto non è immaginare che cosa avrebbe potuto costruire dentro un’automobile, ma stabilire quale rapporto lo unisse agli altri uomini presenti sulla barca e se quella traversata nascesse da amicizia, collaborazione professionale o interessi comuni ancora da chiarire.
Le automobili, però, non sono l’unico scenario che Jones mostra. Poco prima dell’episodio di Casuzze, sul suo profilo compare il mare.
5. L’alba di Marina di Ragusa
Il 28 giugno, sul profilo Facebook attribuito a Jones, compare la fotografia di un porto nelle prime ore del giorno: sole basso, acqua immobile, imbarcazioni sospese nel riflesso e il pontile di legno in primo piano. Sopra l’immagine poche parole: «Buon giorno da Marina di Ragusa».
È un post ordinario, ma osservato dopo il recupero del denaro diventa il primo segnale di una frequentazione precedente. La fotografia non consente di stabilire se Jones fosse personalmente sul pontile nel momento della pubblicazione, con quale barca fosse arrivato né quanto fosse rimasto. Mostra però che Marina di Ragusa faceva già parte dei luoghi documentati dal suo profilo circa un mese prima della vicenda di Casuzze.
Da qui dovrebbe partire una parte decisiva dell’inchiesta: registri di arrivi e partenze, pagamenti degli ormeggi, rifornimenti, immagini delle telecamere, comunicazioni con gli uffici portuali e targhe delle auto entrate nell’area durante le soste dell’imbarcazione. Occorre stabilire quante volte Jones abbia raggiunto Marina di Ragusa, chi fosse con lui e se gli spostamenti tra Malta e la Sicilia seguissero una periodicità.
Il porto turistico è gestito da interessi imprenditoriali maltesi, circostanza che testimonia rapporti economici e nautici consolidati tra Malta e la costa ragusana ma che, da sola, non costituisce alcun collegamento con la vicenda del denaro. A contare possono essere soltanto i movimenti concreti di persone e imbarcazioni.
E proprio uno di quei movimenti porta alla mattina in cui tutto si ferma.
6. La rotta che finisce davanti a Casuzze
Secondo una ricostruzione che dovrà essere verificata attraverso documenti portuali, apparati di bordo e videosorveglianza, la barca avrebbe fatto tappa a Marina di Ragusa. La mattina del 29 luglio sarebbe uscita dal porto per quello che appariva come un normale giro in mare, dirigendosi verso Punta Secca e Punta Braccetto.
È un tratto di costa dove stabilimenti e case estive si alternano a spiagge libere e punti nei quali una piccola imbarcazione può avvicinarsi alla riva senza entrare in un porto né registrare formalmente un attracco.
Poi il carburante termina. La barca perde velocità, viene trascinata verso Casuzze e gli uomini a bordo si trovano esposti. Qualcuno chiede soccorso, la Guardia costiera si mette in movimento e, prima che raggiunga il natante, le borse finiscono in mare.
Gli occupanti vengono identificati e, secondo le informazioni disponibili, denunciati a piede libero. Tra loro ci sarebbe Owen Jones. Ma la scena davanti a Casuzze racconta soltanto la conclusione: la parte più importante del viaggio potrebbe essersi svolta prima che il motore si spegnesse.
Per capire quella mattina bisogna allora tornare indietro, prima dell’avaria.
7. Quello che può essere accaduto prima
Se la traiettoria Marina di Ragusa–Punta Secca–Punta Braccetto verrà confermata, sarà necessario ricostruire ogni minuto della navigazione, i rallentamenti, le deviazioni e gli eventuali avvicinamenti alla costa. Lungo quel tratto un natante può ridurre la velocità, lasciare o prelevare qualcosa e ripartire prima che la sua presenza venga notata.
Non esiste, allo stato, una prova pubblica che la barca abbia effettuato una consegna. Ma il denaro recuperato potrebbe rappresentare l’intera somma trasportata da Malta, una cifra destinata a qualcuno sulla costa oppure ciò che restava a bordo dopo un eventuale scambio. Sono scenari investigativi, non fatti accertati.
Le risposte potrebbero trovarsi nel GPS e nel plotter del natante, nei telefoni degli occupanti, nelle celle agganciate, nei messaggi, nelle immagini dei bagnanti e nelle telecamere presenti lungo la costa.
Anche il carburante può parlare: dove era stato effettuato l’ultimo rifornimento, quanto combustibile era stato caricato, se l’autonomia fosse compatibile con il percorso dichiarato e perché una barca si sia ritrovata con il serbatoio vuoto a poche miglia dalla costa. Una disattenzione è possibile, ma quando a bordo viaggiano 750 mila euro perfino un errore banale diventa un elemento da interrogare.
E se il mare era soltanto il punto di arrivo, la domanda successiva riguarda ciò che attendeva sulla terraferma.
8. Dietro la spiaggia, il territorio
La costa può essere soltanto una soglia. Dietro Punta Braccetto e Santa Croce Camerina, la spiaggia si collega rapidamente alle serre, alle strade secondarie, ai magazzini, ai capannoni e alle campagne tra Comiso e Vittoria. Ciò che viene sbarcato può scomparire in pochi minuti: dentro un’auto, una casa stagionale, un furgone o nel movimento quotidiano dei mezzi della filiera agricola.
Diverse inchieste hanno ricostruito nell’area la presenza di gruppi criminali albanesi capaci di muoversi tra traffico di stupefacenti, logistica, agricoltura, autotrasporto, locali notturni, recupero crediti e relazioni con ambienti della criminalità siciliana. Questo non dimostra che il denaro recuperato fosse destinato a uno di quei gruppi né che la barca di Jones lavorasse per un cartello.
Ma, qualora il viaggio avesse avuto una finalità illecita, occorrerebbe individuare la componente territoriale capace di garantire uomini, veicoli, punti di incontro e luoghi dove nascondere rapidamente ciò che arrivava dal mare. Una consegna di quella portata difficilmente potrebbe essere improvvisata senza collegamenti sulla terraferma.
Ed è qui che la vicenda di Casuzze smette di essere soltanto la storia di una barca e diventa la storia del denaro.
9. La rotta invisibile dei soldi
Quando si parla di narcotraffico, l’attenzione si concentra quasi sempre sulla sostanza: container, navi madri, gommoni, porti, depositi e corrieri. Molto meno spesso ci si domanda come viaggino i soldi.
Eppure ogni partita di cocaina produce un flusso di contanti che deve essere raccolto, trasferito, consegnato e infine ripulito. Il denaro non può sempre attraversare una banca, lasciare la traccia di un bonifico o comparire nella contabilità di una società. A volte viaggia fisicamente: dentro un’automobile, in un furgone, su una barca.
In Sicilia Nostra ho raccontato come il Sud Est siciliano stia assumendo una funzione crescente nelle nuove rotte internazionali della cocaina, non soltanto come possibile punto di approdo dei carichi ma come territorio nel quale mare, campagne e logistica agricola possono integrarsi in un sistema capace di rendere invisibili uomini e merci.
Se la Procura dovesse accertare un collegamento tra i contanti recuperati a Casuzze e il narcotraffico, il caso mostrerebbe il funzionamento della stessa rotta in due direzioni: la droga che arriva e il denaro che si sposta per pagarla. Malta potrebbe avere rappresentato una base di partenza o di transito, Marina di Ragusa un approdo apparentemente ordinario e la costa un punto operativo lontano dai controlli dei grandi porti.
Ma nella geografia di Jones non ci sono soltanto Malta e la Sicilia. C’è anche un viaggio verso nord.
10. «Stiamo per arrivare»: la mappa del fantasma
Il 12 agosto 2024, quasi due anni prima dell’episodio di Casuzze, sul profilo attribuito a Jones compare un altro viaggio italiano. Il check-in di Facebook lo colloca a Mirto Croscia, sulla costa ionica della provincia di Cosenza. Sopra una fotografia, Jones scrive in maltese: «Daqt wasalna». Stiamo per arrivare.
Sotto quelle parole appare la schermata di un navigatore: Italia meridionale, percorso evidenziato e l’indicazione di proseguire lungo l’A14 per quarantasei chilometri, fino alla SS272. Lo screenshot non consente di stabilire con certezza dove Jones si trovasse nell’istante in cui venne acquisito: i check-in possono essere inseriti manualmente e l’immagine non chiarisce né il punto di partenza né la destinazione finale.
La combinazione tra località e navigatore allarga però la geografia dei suoi spostamenti. Mirto Croscia è nel corridoio della statale 106, che attraversa la Calabria orientale e conduce verso Taranto. La SS272 porta nell’area di San Severo e si collega alla rete dell’A14, la grande direttrice adriatica che attraversa la Puglia e risale verso il Centro, il Nord e l’Europa.
Malta, Sicilia, Calabria ionica, direttrice pugliese: presi singolarmente, questi luoghi non dimostrano nulla. Sono attraversati quotidianamente da lavoratori, turisti e autotrasportatori. Ma coincidono anche con un grande corridoio logistico del Mezzogiorno, utilizzato dai trasporti commerciali e, come mostrano numerose inchieste antidroga, dai corrieri che spostano stupefacenti e denaro tra Sicilia, Calabria, Puglia e mercati europei.
Non significa che Owen Jones fosse un corriere. Significa che, dopo Casuzze, anche quel viaggio merita di essere ricostruito nel suo contesto, senza trasformarlo in una prova di ciò che non dimostra.
Chi comprendeva quel plurale, «stiamo per arrivare»? Erano amici, familiari o collaboratori? Frequentavano anche Malta e Marina di Ragusa? Qualcuno di loro si trovava successivamente sulla barca davanti a Casuzze?
Owen Jones non lascia una biografia. Lascia una geografia: Malta, dove compare nella sentenza del 2007 come vittima di un’aggressione; Mirto Croscia, dove nell’agosto 2024 il suo profilo indica la direttrice pugliese; Marina di Ragusa, fotografata il 28 giugno; Punta Secca e Punta Braccetto, lungo la rotta che la barca avrebbe seguito il 29 luglio; Casuzze, dove il motore si spegne e il mare restituisce i contanti.
Sono frammenti insufficienti per formulare un’accusa e da distinguere con rigore dalle ipotesi ancora aperte. Ma, messi uno accanto all’altro, compongono la mappa di un uomo quasi privo di tracce pubbliche, che riappare, diciannove anni dopo la sua unica vicenda giudiziaria conosciuta, su una barca dalla quale vengono gettati 750 mila euro.
Ora bisogna ricostruire ogni viaggio, ogni approdo, ogni automobile e ogni persona salita a bordo. Perché il fantasma non è stato scoperto da un pedinamento, da un’intercettazione o da una lunga attività investigativa: è stato tradito da un serbatoio vuoto e da un mare che, quella mattina, si è rifiutato di nascondere i soldi.
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