Criminalità
Malta, dalla veglia alla piazza: la società civile alza la voce dopo l’assoluzione di Yorgen Fenech
Dopo l’assoluzione di Yorgen Fenech per l’omicidio di Daphne Caruana Galizia, la società civile maltese trasforma le veglie in proteste di piazza. La sentenza riapre uno scontro politico e l’attenzione UE sul tema dell’impunità e della giustizia
Non è più il tempo dei soli fiori, dei lumini accesi in silenzio o della rassegnata commemorazione. A Malta, il mese di settembre 2026 segna un punto di svolta drammatico e incandescente nella travagliata vicenda dell’assassinio della giornalista d’inchiesta Daphne Caruana Galizia. Con la clamorosa sentenza emessa la sera del 2 settembre 2026, in cui la giuria popolare ha assolto con 8 voti contro 1 l’imprenditore Yorgen Fenech dalle accuse di essere il mandante e l’organizzatore dell’attentato dinamitardo del 16 ottobre 2017, la società civile maltese ha scelto di abbandonare la dimensione della memoria passiva per trasformarsi in un movimento di protesta nazionale e istituzionale.
Il verdetto della scossa: un’assoluzione che lascia l’amaro in bocca
Al termine di un processo durato ben 55 giorni nell’aula bunker di Valletta, la sentenza ha restituito la libertà a Yorgen Fenech, l’ex magnate del gruppo Tumas e comproprietario della società offshore Electrogas. Fenech era stato indicato dal pentito Melvin Theuma e dagli investigatori come “la mente finanziaria ed esecutiva dell’autobomba di Bidnija”. Tuttavia, la decisione dei nove giurati ha stabilito che non sono state fornite prove sufficienti “oltre ogni ragionevole dubbio” per condannarlo.
Il proscioglimento dell’imputato ha provocato un’ondata di sgomento e rabbia in tutta l’isola e nelle cancellerie europee. Sebbene gli esecutori materiali dell’attentato, i fratelli Alfred e George Degiorgio e Vince Muscat, stiano già scontando lunghe pene detentive, il livello dei mandanti politici ed economici rimane ad oggi legalmente impunito. La Procura generale ha già annunciato l’intenzione di ricorrere in appello, mentre la famiglia Caruana Galizia ha ribadito la volontà di tentare ogni strada giuridica per ottenere un nuovo processo, denunciando lacune investigative, fughe di notizie mai punite ed errori procedurali commessi sin dai primi giorni dalle autorità inquirenti.
La svolta della società civile: “Dalla veglia alla protesta”
È in questo clima di forte sconcerto che si inserisce l’appello congiunto lanciato dalle principali organizzazioni non governative e di tutela dei diritti umani dell’isola, a partire da Repubblika e Occupy Justice, sostenute da un vasto cartello di sigle ambientaliste (tra cui Din l-Art Ħelwa), sindacali e da varie testate giornalistiche indipendenti (come MaltaToday e The Malta Independent).
Per quasi nove anni, il 16 di ogni mese la società civile si è data appuntamento davanti al Great Siege Memorial di Valletta per celebrare una veglia in ricordo della giornalista uccisa. Ora la narrazione cambia radicalmente: la veglia mensile viene sostituita da una grande manifestazione nazionale di protesta.
La mobilitazione non si propone di delegittimare il potere giudiziario o sovvertire la decisione dei giurati, il cui ruolo costituzionale viene rispettato,, ma punta l’indice contro le responsabilità strutturali e politiche dello Stato.
“Il tempo delle sole veglie è finito. L’assoluzione di Fenech lascia l’omicidio di Daphne senza un mandante provato di fronte alla legge, ma la responsabilità politica e morale del clima d’impunità emersa nelle indagini rimane interamente sulle spalle delle istituzioni“, si legge nella nota congiunta diffusa da Repubblika e Occupy Justice.
La piazza intende ribadire che la ricerca della verità non si esaurisce tra le mura di un tribunale. Le organizzazioni sottolineano come le conclusioni della Public Inquiry del 2021 abbiano già accertato che lo Stato maltese ha creato e alimentato una “cultura dell’impunità” che ha facilitato la morte di Caruana Galizia. Le raccomandazioni di quella commissione d’inchiesta, tuttavia, sono rimaste in gran parte inascoltate o rinviate dalla maggioranza di governo.
Le reazioni della politica: uno scontro istituzionale aperto
L’esito del processo ha riaperto una profonda spaccatura nel panorama politico di Malta. La posizione dell’esecutivo laburista è di totale difesa dell’indipendenza delle istituzioni. Abela ha dichiarato che lo Stato ha messo a disposizione tutte le risorse necessarie agli organi inquirenti e che la sentenza dei nove giurati dimostra la piena autonomia dei tribunali maltesi. Il Primo Ministro ha accusato l’opposizione di politicizzare la sentenza a fini elettorali. Il leader dell’opposizione, Alex Borg, ha sottolineato che il verdetto dimostra come la posizione dell’accusa sia stata indebolita da conflitti d’interesse non risolti, perquisizioni ritardate, come quella nell’ufficio dell’ex capo di gabinetto Keith Schembri, ed evidenze digitali non repertate per tempo. Il PN ha chiesto che le raccomandazioni dell’Inchiesta Pubblica vengano immediatamente discusse ed implementate in Parlamento. La risposta della famiglia Caruana Galizia non si è fatta attendere. I figli di Daphne, tra cui Matthew Caruana Galizia, hanno contestato pubblicamente le versioni del governo, smentendo presunti contatti diretti volti al chiarimento e sottolineando come l’assoluzione sia il sintomo di un sistema di potere politico-economico che si protegge da solo.
L’attenzione internazionale e la missione del Parlamento Europeo
La portata del caso ha varcato da tempo i confini della piccola repubblica mediterranea. L’assoluzione di Yorgen Fenech ha riattivato i riflettori delle istituzioni sovranazionali: il Parlamento Europeo ha già annunciato l’invio a Malta di una missione d’inchiesta coordinata dal gruppo di monitoraggio sulla democrazia e i diritti fondamentali (DFRPG), con l’obiettivo di valutare lo stato dello stato di diritto, la libertà di stampa e la protezione dei giornalisti nell’isola.
Associazioni per la libertà di stampa ed enti internazionali mantengono altissima la guardia: la vicenda Caruana Galizia è considerata un test decisivo per capire se la democrazia europea sia in grado di proteggere chi indaga sui poteri forti e di punire i responsabili della loro eliminazione.
Un bilancio che resta aperto
A quasi nove anni dall’esplosione di Bidnija, Malta si ritrova ad affrontare un esame di coscienza rimandato per troppo tempo. La decisione della società civile di trasformare la memoria in mobilitazione permanente rappresenta il rifiuto di considerare chiusa una ferita che sanguina ancora.
La protesta di Valletta dimostra che la battaglia per Daphne Caruana Galizia non è mai stata unicamente una questione penale legata a un singolo imputato, ma una battaglia per la trasparenza, la riforma della giustizia e la dignità democratica di un intero Paese.
Devi fare login per commentare
Accedi