Criminalità
Omicidio Caruana Galizia: perché l’assoluzione di Yorgen Fenech riapre il caso a Malta
Dopo il clamoroso verdetto di assoluzione con voto 8-1 per l’omicidio di Daphne Caruana Galizia, i legali di Yorgen Fenech blindano la decisione dei giurati denunciando bugie e manovre. Resta aperto il nodo di una giustizia senza mandanti
Il palazzo di giustizia della Valletta sembra essersi trasformato nel teatro di un terremoto le cui scosse d’assestamento promettono di scuotere le fondamenta delle istituzioni maltesi e dell’intera Unione Europea per molto tempo. La decisione di una giuria popolare, che a maggioranza schiacciante di otto voti contro uno ha proclamato il magnate dell’energia e del turismo Yorgen Fenech non colpevole dell’assassinio di Daphne Caruana Galizia, ha aperto un baratro profondo nel cuore del Mediterraneo. Un verdetto che, anziché chiudere una ferita aperta il 16 ottobre 2017 con l’esplosione dell’autobomba a Bidnija, ha innescato una vera e propria guerra mediatica, politica e legale sulle macerie di un caso di cronaca che ha segnato la storia recente del giornalismo d’inchiesta.
La difesa di Fenech esige rispetto per i giurati
La risposta del team legale dell’imprenditore, affidata a una nota infuocata inviata alla stampa, è un attacco frontale a tutto ciò che circonda il verdetto. I legali dell’ex proprietario della società offshore 17 Black e azionista della centrale elettrica ElectroGas esigono rispetto per la decisione dei giurati. Una pronuncia definita “praticamente unanime”, che secondo la difesa non può e non deve essere delegittimata da ciò che definiscono “bugie malevole e fabbricazioni di sana pianta”. Il messaggio dell’entourage di Fenech punta ad azzerare il sospetto che il clima attorno al dibattimento abbia potuto alterare il giudizio sereno dei nove cittadini – sei donne e tre uomini – chiamati a pronunciarsi sul presunto mandante del delitto.
La controversia sui sondaggi e la selezione della giuria
Le polemiche vertono in particolare sul tema dei sondaggi d’opinione. Nelle settimane e negli anni precedenti al processo, diverse rilevazioni demoscopiche condotte da società specializzate avevano analizzato la percezione pubblica sulla colpevolezza dell’imputato, in un contesto che i legali descrivono come un pesante “blitz mediatico”. La difesa rivela che il tribunale, appresa l’esistenza di queste rilevazioni già un mese prima dell’apertura del dibattimento, ha adottato contromisure rigide per proteggere l’integrità della giuria: la lista dei potenziali giurati è stata modificata e ogni singolo cittadino selezionato è stato sottoposto a un interrogatorio sotto giuramento per verificare se fosse mai stato contattato da dette società di sondaggio. La risposta è stata negatoria per tutti. Nessun condizionamento, nessuna manovra: la difesa sottolinea come né l’accusa né gli avvocati della famiglia della vittima abbiano richiesto una sospensione del processo o contestato la regolarità della procedura.
Un impianto accusatorio sotto accusa e nuove piste
La nota dei legali si scaglia poi contro le insinuazioni emerse nell’opinione pubblica riguardo a presunte manovre o corruzioni, bollandole come diffamatorie nei confronti di cittadini che hanno svolto un servizio pubblico a costo di pesanti sacrifici personali. Secondo gli avvocati di Fenech, l’impalcatura delle accuse sarebbe crollata per i suoi stessi limiti strutturali: un’inchiesta viziata da debolezze di fondo, un’inadeguatezza dell’impianto accusatorio e una gestione investigativa segnata da zone d’ombra mai del tutto chiarite. Durante le cinquantacinque udienze che hanno preceduto il verdetto, la difesa ha puntato il dito contro altre figure di spicco del panorama politico e finanziario locale, suggerendo che la verità sul delitto Caruana Galizia vada cercata altrove, lungo piste che gli inquirenti avrebbero trascurato. I giudici hanno persino ordinato alla polizia di aprire nuovi filoni d’indagine basati su elementi emersi nel corso del controesame.
Lo sgomento della società civile e il verdetto incompiuto
Di contro, il mondo che circonda la memoria di Daphne Caruana Galizia vive questa decisione con sgomento. Per la famiglia della reporter, per la Daphne Caruana Galizia Foundation, per le associazioni indipendenti e per le federazioni internazionali dei giornalisti, l’esito della camera di consiglio rappresenta una ferita profonda per la giustizia. Le organizzazioni internazionali sottolineano come, quasi nove anni dopo l’attentato, il paese non sia ancora riuscito a dare un nome al mandante politico ed economico che ordinò di zittire una voce capace di svelare la rete di corruzione legata ai Panama Papers, ai contratti energetici e ai conti esteri di Dubai. Le denunce e le raccomandazioni dell’inchiesta pubblica del 2021, che stabilì la responsabilità morale e istituzionale dello Stato maltese per aver creato un clima di impunità, rimangono sospese sullo sfondo di un quadro giudiziario ancora incerto.
Un paese diviso di fronte alla verità processuale
Mentre l’accusa prepara il ricorso in appello per ribaltare un giudizio che vede l’opinione pubblica divisa, il caso Caruana Galizia si conferma come uno dei tornanti più complessi e dolorosi della giustizia europea contemporanea. La linea di demarcazione tra la verità processuale sancita dall’aula e la domanda di giustizia avanzata dalla società civile appare oggi più solcata e drammatica che mai.
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