Immigrazione

Il “mondo dei bambini” e la scuola: microcosmi di civiltà e convivenza solidale nella diversità

Bambini e scuola motori per processi costruttivi di futuro e di mondi migliori nelle differenze

27 Settembre 2026

1 – Quale modello di scuola e  di integrazione per il futuro della civiltà?

Il dibattito in corso in Italia sul “modello di scuola” che vogliamo ponendo un “limite” agli stranieri per classe ci riporta indietro di almeno un secolo. Intanto, perché dovremmo riconoscere che almeno tra i bambini le “minoranze” non dovrebbero più esistere, in primo luogo, per un principio sovraordinato di uguaglianza che è poi un principio di civiltà. Ancora più nella scuola che – in secondo luogo – è uno spazio aperto e accogliente dove le differenze di cultura e di dotazione dovrebbero essere “ricomposte” in una spinta dei potenziali di crescita ( individuali e collettivi) e di sviluppo nel nutrimento delle capacità di apprendimento da rispecchiamento di curiosità reciproche e nella solidarietà. Dunque, mitigando gli egoismi dato che siamo “programmati” per essere altruisti ci dicono le neuroscienze. Da realizzare con una didattica attiva e partecipativa e con una pedagogia inclusiva dove potenziali di individuazione e di coesione si autoalimentano virtuosamente. Quindi valorizzando nella diversità e pluralità di prospettive una curiosità dell’ascolto come opportunità e accensione del rispetto della dignità di tutti/ tutte e dunque seminando democrazia e civilizzazione rinforzando la responsabilità. Principi che porteranno nel 1977 all’ inclusione dei “disabili” nelle classi dei “normodotati” con il supporto integrativo di “insegnanti di sostegno”. Traiettoria che comporterà un salto di apprendimento dell’ intero paese verso una scuola dell’integrazione e dell’ inclusione costruita attorno al “motore della varietà” e della “differenza” come “ricchezza” ridisegnando i confini e i processi dell’ apprendimento. Che già la pedagogia di Lev Vygotzskij e le pratiche applicative nella scuola della Montessori avevano ben individuato e sviluppato, anche se poco seguite  in Italia (ma molto più in Nord-Europa) se non decenni dopo con il ” superamento” delle cosiddette “classi differenziali o speciali” come luoghi di segregazione. Spazi scolastici che divengono luoghi della relazione tra differenze come contesti nuovi di mobilitazione delle capacità di interazione sociale solidale, del tutto “naturali” per il gioco costruttivo dei bambini, dove spazi e luoghi inizieranno a parlarsi e dialogare attraverso le attività creative e linguistiche di  cui sono capaci. Una scuola primaria come motore di superamento delle diseguaglianze sociali, familiari e di reddito oltre che culturali per provare ad allineare tutti/tutte agli stessi punti di partenza. Cominceremo a vedere in quel modo la comunicazione creativa di bambini che potevano leggersi sulle pareti e visibili anche dai loro genitori, ma eravamo già nel 1980 e il ’68 aveva iniettato le sue “pillole trasformative” nelle scuole dell’ infanzia come “luoghi della memoria e dell’immaginazione creativa” e con queste avevamo in parallelo anche la Grande Riforma di Basaglia “oltre i manicomi” come istituzioni totali e che cambiava il nostro sguardo sulla differenza  e sulla disabilità per includerla nella società per compatibilità osmotiche e non marginalizzarla nel buio segregativo.

Perchè quella traiettoria psico-pedagogica ci insegnava che l’apprendimento è sempre : (A) un confronto tra modi diversi e spesso alternativi di guardare il mondo e che non è aiutato da omogeneità e conformismi; (B) una mobilitazione di una intelligenza tra diversi e tra diversità che mette in moto il dinamismo fluido della molteplicità dei punti di vista e dunque delle culture e valori da cui erano ( e sono) gemmati; ( C) una diffusione di capacità di ascolto e di interazione perché le “nuove idee” si accendono solo nella tacitness di una esperienza non trasferibile in quanto non codificata; (D) un rinforzo e stimolo “auto-cumulativo” della curiosità e conoscenza dell’ altro e dei suoi mondi e comportamenti accogliendo lo “stupore” come canale di attenzione e che interconnette pensiero ed emozione all’ azione consapevole. Perchè senza emozioni non c’è’ apprendimento ma solo istruzioni e/o un agire senza pensiero o pulsionale. Secondo Mauro Ceruti, filosofo della scienza, il plurilinguismo non costituisce di per sé un ostacolo soprattutto nei primi anni di vita, perché il cervello può acquisire contemporaneamente più lingue, essendo estremamente malleabile e assorbente, e per questo supportando una apprendimento più robusto e  veloce. Per questo, a suo avviso, un bambino può imparare rapidamente l’italiano a scuola soprattutto attraverso le relazioni con i coetanei, mantenendo un’altra lingua in famiglia. Dunque, a favore di una scuola fondata sull’interazione fra identità e culture e che trasmette la lingua italiana per favorire “socializzazione tra pari, confronto fra patrimoni culturali e convergenza verso valori comuni”  acquisendo una competenza linguistica fondamentale per il processo di integrazione. La separazione tra alunni è da sconsigliare privilegiando un apprendimento osmotico dentro una comunità scolastica comune all’interno di una acquisizione di più lingue, valori e culture in una chiave interculturale e non assimilativa. Così come ritiene che controproducente l’idea di imporre ai genitori l’apprendimento dell’italiano e sanzionarli se non avviene, che considera in contrasto con ciò che sappiamo sull’apprendimento linguistico e che ci proviene dalle neuroscienze. Da questo lato definisce “antiscientifico” il provvedimento del Governo.

Ne possiamo derivare allora che non è l’omogeneità un conduttore di apprendimento, ma anzi – potremmo dire – la disomogeneità. Perchè nell’ omogeneità abbiamo spesso condivisione di istruzioni e codificazione ma non anche di emozioni e perciò tale da sollecitare una semplice competizione tra funzioni prestazionali e competenze esecutive. Mentre nella varietà o disomogeneità dei soggetti di un gruppo ritroviamo spinte alla cooperazione tra soggetti  e gruppi, dunque anche tra competenze, ma per mobilitazione di legami solidali  e di scambio spesso nella esplicitazione di emozioni e dove quel farsi della competenza se condivisa diviene anche virtu’. In un processo di formazione dell’esperienza in una scuola che accompagna quei bambini a riconoscere le pulsioni e a distinguerle dalle passioni nel desiderio che si fa sentimento utile al riconoscimento  nel conseguente disaccoppiamento tra bene e male, tra positivo e negativo fino al “rinforzo” nella scelta delle virtù. Scelte che ci diranno chi siamo e dove andiamo e perché verso l’età adulta e dell’autonomia oltre l’adolescenza, dallo scaffolding al fading nel modello di Lev Vygotskij, proprio per interazione socioculturale essendo la conoscenza un processo di scambio interazionale con gli altri o l’altro da sè. Un processo complesso, dunque, dove è compreso il riconoscimento dell’inconscio – direbbe Alessandra Ginzburg – come base di una primaria educazione alla affettività e – dunque – ai sentimenti per scegliere  al meglio quelli positivi (distinguendoli da quelli negativi), oltre le pulsioni e a partire dalle diversità di genere e sessuali. Allora, riconoscendo il desiderio e i suoi limiti.

2 – L’elogio della diversità come fattore di crescita economica , sociale e spirituale nell’intelligenza collettiva solidale

Ecco perché non possiamo allora confinare le (tante e diverse) disabilità nel “soggettivo” o in ” gabbie di minorità” da ipostatizzare e “raffreddare”, essendo tutti noi “imperfetti” e tutti in un certo grado “disabili”. Ciò che possiamo fare in concreto è curare costruttivamente i contesti per renderli accoglienti e caldi, facilitando l’attenzione e facendo emergere queste tante disabilità per riconoscerle come fattore dinamico di apprendimento sociale in una trama ampia dei potenziali di relazioni umane solidali che consenta di vivere la felicità dell’ esperienza di dono verso tutti i viventi, con quel che si ha e con quel che si può. Sapendo tuttavia che il “tempo dell’ascolto” è ciò che ci unisce e che libera quei potenziali di tutta “la società con le sue diffuse disabilità (o inabilità)” nella costruzione di un ordito di una convergente e solidale intelligenza collettiva sociale dove la semplice somma delle parti  è sempre inferiore al suo insieme nel tutto e unito proprio nelle differenze. Imparando dunque dal “mondo dei bambini come mondo congenito delle differenze” come generatore del massimo dei potenziali possibili, che necessita di assenza di divisioni e barriere perché in quella differenza batte il cuore di un “mondo nuovo e migliore”.

Purtroppo, il tema della “differenza” (linguistica, etnica, culturale-religiosa e non solo) è divenuto un tema tipico di propaganda elettorale dei nuovi nazionalismi etnocentrici (e xenofobi)  come “mancata integrazione” da sbandierare assieme alla remigrazione parlando alla pancia degli italiani ( e degli europei) per ricostruire “omogeneità fasulle” storicamente inesistenti ( con fantasiosi richiami a “patriarcati mediterranei”. Come, peraltro, in natura dove tutto è ibridazione nell’osmotico lavoro pluri-cellulare nei secoli dei secoli e del quale l’umano è solo un caso particolare. Dunque è su integrazione, lingua e inclusione dei bambini nella scuola che si gioca il futuro di un paese (Italia compresa) e queste leve andrebbero trattate con rigore e serietà oltre che con umanità  e come peraltro la scuola già fa con competenza e rigore nonostante i tagli alle risorse (vedi razionamenti agli insegnanti di sostegno) –  e come anche sottolineato da Mattarella – e non usati invece per “manovrismi elettoralistici” e soprattutto orientati peraltro a rincorrere lo sgangherato neo-razzismo e filo-putinismo di Vannacci. Perché non serve ricordare che il periodo di maggior crescita (di Pil, produttività e di welfare) in Italia, Europa e USA è coinciso con il lungo dopoguerra dagli anni ’50 agli ’80 dove i flussi migratori interni ed esterni furono tra i più intensi della storia moderna, anche per il cambio dei trasporti ma soprattutto dei sistemi educativi e di welfare dunque dei diritti e che hanno spinto dalla seconda alla terza e quarta rivoluzione industriale fino alla quinta attuale. Ma Rinascimento e Illuminismo non furono espressione degli stessi processi di “ibridazione” interculturale?

3 – Le politiche scolastiche per mercati del lavoro dinamici verso l’integrazione

In conclusione, condividendo l’ elogio delle diversità lanciato da Mattarella, fa sorridere se non fosse tragico (dunque da non sottovalutare) il fatto che questo problema della scuola si scopre dopo quattro anni di Governo e a sei-otto mesi dalle elezioni con la proposta di un decreto legge (che dovrebbe imporsi per la sua “urgenza nell’emergenza” che non c’è, così come il divieto di burka e niqāb a scuola che non si sono mai visti (eppure da sanzionare), ma utili a deflagrare in piena campagna elettorale. Proposta ad anno scolastico iniziato e quindi rinviato al prossimo con tutte le limitazioni intervenute nei passaggi parlamentari per attenuarne i rischi di incostituzionalità. Si vuole comunque lanciare il messaggio di una presunta insicurezza da “immigrazione illegale” e da “islamizzazione” con un profumo di repressione xenofoba che un tale decreto esplicita con zero politiche di integrazione. Per ragioni evidenti: dopo un governo “0-Riforme” e la necessità di rincorrere elettoralmente Vannacci che ha eroso il perimetro di consensi della destra salendo all’8%, con “effetti annuncio” di scoperta del disordine e di insicurezza da immigrazione illegale e presunte “sostituzioni etniche”, a cui porre limiti anche con ronde per le strade dove “farsi giustizia da soli“. Clima che spiega questa misura sui limiti degli stranieri nelle scuole ( 30%) che riguarda lo 0,3% delle classi (con delimitazioni ai “bambini che non parlano bene italiano”) e di dubbia applicabilità e già presente comunque in una circolare del 2010 della Gelmini. Quindi creando sostanzialmente paura e sfiducia, nonostante sette decreti sicurezza che evidentemente non sono serviti a nulla ma utili a diffondere paura, odio razziale e caos di fronte ad una presunta “marea islamista” che nessuno vede. Quindi semplice “bandiera di avvio” della campagna elettorale da sventolare davanti alle corna dell’ex generale e per coprire i vuoti di policy guardando alle vere priorità che sono innanzitutto economiche: di un paese che non cresce da 30 anni con salari sotto il livello del 2021, alla crescente povertà assoluta e relativa, all’esplosione dell’ emergenza casa e di sei mil.ni di italiani che rinunciano alle cure sia per motivi economici che per le code nella sanità pubblica (impoverita dai tagli e svuotata) e aggravando gli effetti del disinvestimento sulla prevenzione già ridotta ai minimi termini a favore della sanità privata.

È chiaro che la scuola necessita di investimenti e welfare scolastico, personale, edifici stabili e sicuri, possibilmente raffrescati e stipendi più alti e con adeguati insegnanti di sostegno per le disabilità. Solo così si integrano le persone e i bambini in particolare insegnando loro la lingua italiana con corsi dedicati e con un approccio sistemico e coinvolgendo il Terzo Settore e con questi le famiglie con la regia degli enti locali.

Insomma, la storia umana  e civile ci segnalano che dobbiamo accogliere società multietniche e multiculturali anche per la complessa minaccia demografica che vede l’ Occidente invecchiare ( con problemi pensionistici e di scarsità sui mercati del lavoro) mentre l’ Oriente e l’ Africa ringiovanire e che per questo dovremmo provare ad integrare queste due sponde del mare umano. Perchè altrimenti  – viene da chiedersi  – chi manderemo nelle fabbriche siderurgiche e meccaniche, chi nei campi di pomodori o negli allevamenti di mucche e maiali, chi nei servizi alle persone anziane o nei ristoranti, chi nelle imprese edili? Mercati del lavoro dove riscontriamo scarsità di lavoratori e di competenze specialistiche e non tanto di lavoro. Dunque, dalla scuola dobbiamo ripartire con paziente accoglienza e con risorse nell’inclusione guardando oltre ai cicli elettorali e con politiche europee condivise per una governance resiliente di un fenomeno inevitabile e complesso come l’emigrazione oltre che largamente necessario alla crescita dell’Occidente democratico e dell’intera umanità nella civiltà.

Commenti

Devi fare login per commentare

Accedi

Gli Stati Generali è anche piattaforma di giornalismo partecipativo

Vuoi collaborare ?

Newsletter

Ti sei registrato con successo alla newsletter de Gli Stati Generali, controlla la tua mail per completare la registrazione.