Criminalità
Sicilia, la guerra per la droga cambia volto: u Puorcu, i Matriali e gli albanesi nel nuovo equilibrio del Ragusano
Terza puntata — Dopo le aggressioni e il pestaggio alla Lucciola, la guerra per la droga non esplode: “u Puorcu”, i Matriali e la rete albanese ridisegnano gli equilibri criminali di Vittoria, tra controllo del territorio, affari e nuovi rapporti di forza.
A Vittoria la guerra annunciata non è esplosa. Il potere, però, ha cambiato forma.
“U Puorcu” e i Matriali sarebbero oggi uno dei principali baricentri criminali per il controllo delle piazze di spaccio e del nuovo assetto criminale di Vittoria, il punto nel quale controllo del territorio, estorsioni, spaccio e rapporti con la mafia albanese finiscono per incontrarsi. Dopo il progetto di un nuovo clan da parte di Giovanni Gurrieri e dei suoi amici, l’automobile incendiata di Luzim Ndreu, le aggressioni ai fratelli Di Modica, considerati vicinissimi a quell’area, e il pestaggio alla Lucciola, la guerra che sembrava sul punto di aprirsi per il controllo del mercato della droga non esplode, almeno non nella sua forma più visibile, perché uomini e gruppi avrebbero ridistribuito spazi, interessi e funzioni cercando una stabilità capace di proteggere gli affari. Gli albanesi avrebbero ridotto la propria esposizione senza necessariamente uscire dal sistema, mentre “u Puorcu” e i Matriali conserverebbero il peso costruito sul territorio. Per capire come si sia arrivati fin qui bisogna però tornare indietro di sette anni, fino a un casolare che esiste ancora sulla linea di confine tra Vittoria e Gela, dove nel febbraio del 2019 gli investigatori trovano uomini, droga nascosta dentro un’intercapedine e uno dei primi frammenti di una rete capace di cambiare protagonisti senza interrompere necessariamente i propri collegamenti.
La seconda puntata ci aveva lasciati davanti alla Lucciola, alla fine di una sequenza cominciata con l’ordine di interrompere lo spaccio e proseguita con il rifiuto di Luzim Ndreu, conosciuto come “Giulio ’u Tistuni”, di presentarsi a un incontro, l’incendio della sua automobile, le aggressioni ai fratelli Di Modica nelle loro abitazioni e infine il ritorno alla Lucciola, dove il titolare Leandro Li Calzi rimane ferito mentre cerca di fermare il pestaggio.
Il progetto attribuito a Giovanni Gurrieri aveva dunque superato la soglia della semplice conquista di qualche piazza di spaccio ed era entrato in collisione con uomini collegati ad ambienti criminali più strutturati, ma ciò che accade dopo segue una traiettoria diversa da quella che quella escalation avrebbe lasciato immaginare, perché allo scontro aperto non sarebbe seguita una guerra generalizzata, quanto piuttosto una redistribuzione degli spazi nella quale vecchi e nuovi protagonisti avrebbero trovato una misura sufficiente per continuare a fare affari senza portare il confronto fino al punto di rottura.
Dentro questa fotografia “u Puorcu” e i Matriali non rappresentano semplicemente un gruppo tra gli altri, ma una delle cerniere attraverso le quali gli interessi criminali riescono a trasformarsi in presenza concreta sul territorio.
Nelle precedenti puntate “u Puorcu” era emerso soprattutto come una figura capace di costruire e conservare relazioni, favori e passaggi mantenendo una presenza meno esposta rispetto agli uomini chiamati a muoversi direttamente sulla strada, mentre i Matriali rappresenterebbero il versante più operativo dello stesso ambiente, capace di esercitare pressione e di intervenire quando un accordo deve essere rispettato, un credito riscosso o una decisione trasformata in presenza concreta sul territorio.
Non significa immaginare un’organizzazione perfettamente verticale, con funzioni assegnate una volta per tutte, perché la realtà che emerge dall’inchiesta è molto più mobile, ma riconoscere una complementarità che aiuta a comprendere anche il peso delle aggressioni ai fratelli Di Modica: colpire uomini considerati vicinissimi a “u Puorcu” e ai Matriali significava entrare in un ambiente nel quale lo spaccio si intreccia con rapporti, interessi economici e capacità di controllo più ampi.
Secondo le fonti, i Matriali e “u Puorcu” avrebbero interessi nelle estorsioni, nello spaccio, nell’usura e in quelle che vengono definite «imposizioni lavorative», espressione utilizzata per descrivere la capacità di condizionare rapporti economici e prestazioni attraverso il peso esercitato dal gruppo.
Il quadro che emerge non restituisce però un territorio diviso in quote rigide né un’organizzazione governata da un unico vertice, ma un equilibrio nel quale uomini e gruppi differenti conservano spazi, relazioni e funzioni, trovando nella stabilità una condizione più conveniente dello scontro aperto, perché una guerra costringerebbe tutti a esporsi, renderebbe visibili alleanze e inimicizie e richiamerebbe investigatori, controlli, perquisizioni e intercettazioni, mettendo in pericolo ciò che tiene insieme l’intero sistema: il denaro.
La violenza, in un assetto di questo tipo, non deve necessariamente scomparire, ma può cambiare funzione e trasformarsi in una possibilità conosciuta da tutti, una presenza che rimane sullo sfondo fino al momento in cui qualcuno decide di rompere le regole, mentre la calma consente agli uomini di restare meno visibili e agli affari di proseguire senza produrre continuamente allarmi.
È proprio qui che la componente albanese torna al centro della storia, ma in una posizione apparentemente contraddittoria, perché avrebbe scelto di ridurre la propria esposizione senza abbandonare necessariamente gli affari, seguendo quella capacità di adattamento che viene riassunta dalle fonti con una frase semplice: «si sanno fermare al momento giusto».
Arretrare dalla strada non significa infatti rinunciare ai rapporti, ai contatti o ai canali attraverso i quali la cocaina può essere acquistata e fatta arrivare, ma lasciare ad altri la parte più visibile del controllo territoriale e conservare ciò che permette di continuare a incidere sulla filiera.
Tra gli uomini della componente albanese che manterrebbero interessi dentro questo sistema vengono indicati, oltre a Luzim Ndreu, anche Daiu Lorenc e Auglent “Denny” Lalollari, nomi che riportano inevitabilmente il racconto indietro nel tempo, perché per comprendere il peso raggiunto oggi dalla componente albanese nel Ragusano bisogna ricostruire quando quei rapporti hanno cominciato a consolidarsi e attraverso quali uomini la rete abbia costruito il proprio radicamento sul territorio.
Per trovare una risposta bisogna tornare al 2019.
È da qui che ripartirà la quarta puntata: dal 2019, dal ruolo di Luzim Ndreu e Denny Lalollari e da quella fase nella quale la presenza albanese nel Ragusano comincia ad assumere una forma più riconoscibile.
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