Italia
2 Giugno 2026 – Festa Mesta
Scomodo i Marlene Kuntz (dando per scontato che a chi legge non manchino le basi) per dar voce a un senso profondo di inquietudine che accompagna il 2 Giugno di questo sciagurato 2026. Viviamo in un mondo segnato da guerre che nessuno di noi ha voluto. Noi Italiani, noi Americani, noi Ucraini, noi Palestinesi, noi Iraniani, ma anche quei tanti “noi” Russi e Israeliani che non si identificano nelle decisioni scellerate dei loro governanti…in ultima analisi noi lavoratori salariati, proletari senza più prole finiti come mosche nelle mani di monelli ben peggiori degli dèi evocati dal conte di Gloucester. In un mondo del genere l’ultima cosa che può tirar su il morale a noialtre mosche repubblicane sono militari armati di tutto punto (mosche salariate a loro volta) che sfilano per strada a ricordarci che quelle armi sono fatte per essere caricate sul serio e che quegli aerei esistono per spruzzare ben altro che strisce colorate. Le parate militari si potevano forse apprezzare quando non erano che innocue manovre circensi in un mondo largamente pacificato (per lo meno dalla parte dove stavamo noi). Come dire: ora che non si sganciano più le bombe possiamo pagare i nostri militari per fare piroette per aria ed esercitarsi a marciare in riga vestiti a festa.
Ora che invece le bombe si sganciano eccome e centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi finiscono spiaccicati tra le mani dei Putin, dei Trump, dei Netanyahu e di altri dèi autonominatisi tali, io la festa della Repubblica la celebrerei in tutt’altra maniera. Per strada farei sfilare, ad esempio, l’esercito di lavoratori della scuola che giorno dopo giorno, Xanax dopo Xanax, fanno le piroette non per aria ma per terra, lavorando in silenzio perché quel minimo di cultura democratica a cui dobbiamo la fine della Monarchia continui a venir trasmessa ai quattro gatti che ancora nascono nel nostro Paese. Sì, perché i nazisti li abbiamo (temporaneamente?) cacciati con le armi ma i loro complici con la corona in testa li abbiamo cacciati con le urne…quelle stesse urne che finiscono per consegnare i codici dell’atomica a palazzinari dementi se chi ci si reca non è stato educato ad amare la democrazia come sé stesso. Oppure farei sfilare i plotoni di medici e infermieri di pronto soccorso che uno Stato straccione costringe all’emigrazione verso l’estero o verso il settore privato per scongiurare burnout e aggressioni. Sì, quei medici e infermieri che troppo spesso abbiamo descritto come eroi o campioni vocazionali, mentre si tratta più prosaicamente di lavoratori che, come tutti i lavoratori, meriterebbero soltanto sicurezza e dignità.
I militari invece, senza il vestito buono, li manderei a ranghi serrati e fucili spianati nei luoghi dove, ironia della sorte, nel giorno in cui si celebra la Repubblica fondata sul lavoro vengono arsi vivi come fossero eretici uomini colpevoli soltanto di aver rivendicato un contratto, peccando gravemente contro il dio dei pomodori a un euro al chilo, al quale siamo tutti talmente devoti da non chiederci mai quanti sacrifici umani pretende gli si tributino dietro le quinte. Altro sangue versato, altre guerre perse prima ancora di essere combattute, come quelle silenziose che dilagano nelle menti e nei cuori di ragazzini che pianificano stragi di coetanei o di genitori che torturano e uccidono una bambina di due anni colpevole soltanto di piangere per farsi sentire, mentre a Roma si fa la conta di chi non c’era ad ascoltare le banalità di un Presidente che se piace sempre a tutti è, giocoforza, perché non incomoda mai veramente nessuno. Ma la salute mentale da noi è come le cure dentistiche, si sa, le fai se te la paghi, con la piccola differenza che il peggio che può capitare se la trascuri non è che dovrai accontentarti di mangiare frullati e brodini. Intanto l’Italia è ultima in Europa per la crescita e prima per debito pubblico…meno male che l’ennesimo uomo della Provvidenza (categoria della cui produzione deteniamo invece il primato mondiale) qualche tempo fa l’aveva voluto inchiodare nella Costituzione, il pareggio di bilancio, se no ora chissà dove saremmo. Spendiamoli bene, i nostri soldi presi a debito, per carità, mai per scuola e sanità, che sono welfare novecentesco da spendaccioni, ma per farci elogiare da Marco Rubio o per pagare interessi da strozzinaggio sul debito che già abbiamo, senza mai un briciolo di visione se non quella di non far agitare troppo i padroni del mondo, ai quali è noto che far da zerbini alla lunga paga.
Mentre le forze che muovono la storia si imbizzarriscono e scappano ognuna per la propria direzione, come i cavalli che dovevano sfilare oggi in piazza a Roma e che una mano troppo incerta non ha saputo trattenere, rieccheggiano i versi d’apertura di quel disco generazionale di cui sopra, che prospettava una catarsi che invece non è mai arrivata…
Complimenti per la festa
Una festa del cazzo
Sei così cara e inutile
Mia dolce creatura immobile
Parlavano dell’Italia, i Marlene..
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