Italia

Liberare la liberazione

Il 25 aprile deve uscire dai musei ed essere la festa della libertà contro tutti i tiranni. L’antifascismo storico è fondamentale, ma oggi non sufficiente. Basta “patenti” di purezza ed esclusioni nei cortei. La liberazione serve al Paese e al suo futuro, liberiamola.

26 Aprile 2026

A Palmiro Togliatti si possono imputare molti errori, meno quello di non essere stato convintamente antifascista. E proprio perché antifascista firmò l’amnistia nei confronti dei crimini dei fascisti. Quello di Togliatti non fu l’unico atto di clemenza straordinaria dell’immediato dopoguerra: si contano almeno 4 amnistie e altri provvedimenti individuali. Il Paese e le forze politiche dell’Italia libera volevano voltare pagina, permettere all’Italia di non vivere inchiodata al passato, fratturata e potenzialmente nostalgica, ma di proiettarsi verso il futuro. E il futuro arrivò sotto forma di boom economico, statuto dei lavoratori, ingresso nel G7, sorpasso della nostra economia sulla Gran Bretagna negli anni 80. E un welfare state magari non perfetto, ma capillare. Oggi siamo un Paese che guarda più al passato che al futuro, lo raccontano quasi tutti i dati economici e, purtroppo, anche gli scontri del 25 aprile.

La Liberazione deve tornare a essere la festa di un intero Paese, una festa di un fatto storico certamente, ma anche di quello che ha determinato: anni di democrazia, pace, sviluppo. In questo è una festa di riconciliazione nazionale, non perché le ragioni dei resistenti e le atrocità nazi-fasciste possano essere messe sullo stesso piano, come pure vorrebbe qualcuno, ma perché la Liberazione ha teso una mano, ha concesso il perdono, ha incluso nell’Italia democratica anche gli sconfitti.

La festa non può trasformarsi in quello che la Liberazione scelse di non fare: una Norimberga perpetua, perché non arriva mai a sentenze e perché tutti i possibili imputati sono morti da tempo. Altrimenti rischia di diventare la festa del revanscismo di chi avrebbe voluto un diverso atteggiamento dell’Italia liberata rispetto al passato (dimenticando che, come detto, si scelse la strada opposta) e apre la porta al revanscismo degli sconfitti.

A questo si aggiunge che il 25 aprile 2026 non può che essere diverso dal 25 aprile 1946, primo anniversario della liberazione. La Storia è andata avanti e ci ha mostrato come conculcare la libertà, personale e collettiva, non fosse esclusiva dei regimi fascisti: regimi sovietici, teocrazie assolutiste, democrazie nella forma ma svuotate nella sostanza. Ideologie diverse, talvolta opposte, stesse violenze e stesse repressioni. Siamo in Europa: basta fare un viaggio a Varsavia o a Dresda, città che hanno conosciuto dittature di segno differente, per rendersene conto.

E, allora, se si vogliono evitare gli scontri, il 25 aprile diventi la festa della Liberazione non solo dal fascismo di Mussolini, ma dal fascismo nella sua forma più estesa, una festa della libertà contro i tiranni. 

In tempi in cui la democrazia nel mondo è limitata, minacciata, commissariata da tentazioni muscolari, l’antifascismo storico è una parte fondamentale del 25 aprile, ma non sufficiente. Deve diventare un’occasione per rinnovare il nostro amore per le libertà, la democrazia non solo formale ma sostanziale, e la necessità di difenderle. Contro tutti i tiranni. Chi vuole limitare il 25 aprile a una commemorazione e chi per farlo vorrebbe assegnare patenti di antifascismo e selezionare i partecipanti al corteo, finisce per fare il gioco di chi vorrebbe negare la libertà conquistata.

Serve una resistenza che esca dai musei e sia adeguata ai tempi.

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