Cronaca
Marco Poggi rompe il silenzio: «Essere accusato è una cosa che difficilmente mi andrà più via»
Dopo anni di riservatezza, il fratello di Chiara Poggi interviene pubblicamente sul caso. Dalle accuse circolate sui social al rapporto con Andrea Sempio, fino al desiderio di vedere rispettata la memoria della sorella
Per quasi vent’anni ha scelto di rimanere lontano dai riflettori. Una riservatezza che, nel tempo, è diventata oggetto di sospetti e accuse sui social network. Oggi Marco Poggi, fratello di Chiara, ha deciso di intervenire pubblicamente raccontando il peso di anni vissuti sotto i riflettori e al centro di ricostruzioni che, in più occasioni, lo hanno indicato come possibile responsabile o complice dell’omicidio.
Intervistato dalla trasmissione Quarto Grado, Poggi ha parlato delle conseguenze personali di questa esposizione mediatica. «Essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara, di essere un autore, è una cosa che difficilmente mi andrà più via», ha dichiarato. Un’esperienza che, secondo lui, ha lasciato segni profondi anche all’interno della sua famiglia: «tutto il fango che abbiamo subito non ci scivolerà mai addosso».
A quasi diciannove anni dal delitto, Marco Poggi appare profondamente cambiato rispetto alle immagini che il pubblico ricorda dei funerali della sorella o delle fotografie scattate durante la vacanza nei giorni dell’omicidio. Anche il suo aspetto fisico, nel corso degli anni, è stato oggetto di commenti e teorie diffuse online.
«Ho imparato a conviverci», ha spiegato, ribadendo però il proprio disagio nei confronti dell’attenzione mediatica. «Non ho mai sopportato tutta questa esposizione mediatica». Un’esposizione che, secondo lui, sarebbe stata mal tollerata anche da Chiara, la quale «non credo avrebbe mai voluto insinuazioni sulla sua doppia vita, o sulla sua vita privata».
La scelta di parlare dopo la chiusura delle indagini
Finora Marco Poggi aveva sempre evitato dichiarazioni pubbliche. Anche durante le convocazioni da parte degli investigatori aveva mantenuto un profilo estremamente riservato. Da anni vive e lavora in Veneto e ha scelto di intervenire solo dopo la chiusura delle indagini.
Pur affermando che «È giusto vadano avanti», ha espresso amarezza per alcune modalità con cui la famiglia avrebbe vissuto la nuova fase investigativa. In particolare, ha raccontato il «dispiacere» provato nello scoprire che i genitori erano stati intercettati e l’«amarezza» per essere stati «tenuti sempre da parte, quasi non esistessimo».
Poggi ha spiegato che si sarebbe aspettato un confronto diretto da parte degli inquirenti: «Mi aspettavo che all’apertura delle indagini ci convocassero per dirci banalmente “So che siete convinti di altro. Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva, però siamo convinti di un’altra cosa e abbiamo deciso di aprire quest’indagine”».
I dubbi sulle nuove piste investigative
Nel corso dell’intervista, Marco Poggi ha affrontato alcuni degli elementi emersi nella nuova inchiesta. Tra questi, i video privati attribuiti a Chiara, che ha dichiarato di non aver mai visto né condiviso, e l’impronta nota come “33” individuata sulle scale che conducono alla cantina, ricordando di essere sceso in quel luogo insieme agli amici. Se «l’impronta insanguinata» fosse davvero di Sempio, «sarebbe difficile da spiegare», e questo «cambierebbe lo scenario».
Un passaggio significativo riguarda anche le registrazioni attribuite ad Andrea Sempio. Poggi ha raccontato che la sua prima reazione è stata «di incredulità». Dopo aver ascoltato quei contenuti, ha ammesso di essere rimasto perplesso: «sono uscito abbastanza confuso».
Successivamente, riascoltandoli, ha maturato ulteriori dubbi. «Non riesco a essere sicuro vengano dette determinate parole», ha affermato, precisando comunque che «non sono io che devo giudicare».
Anche rispetto alle valutazioni degli investigatori, che in alcuni atti hanno definito il suo atteggiamento «oppositivo», Marco Poggi ha dichiarato di non essere stato convinto dagli elementi raccolti: «non mi hanno convinto».
Il rapporto con Andrea Sempio
Poggi ha inoltre ribadito di non aver modificato la propria opinione riguardo all’amico di lunga data Andrea Sempio. Secondo il suo racconto, Chiara e Sempio non avevano rapporti significativi. «Si saranno incrociati», ha osservato, aggiungendo però di non ricordare di averli mai visti conversare.
Quanto alle ipotesi secondo cui Sempio avrebbe potuto tentare un approccio nei confronti della sorella, Poggi ha spiegato di non ritenerle plausibili: «non vedo perché non abbia dovuto chiamarmi per dirmi: “Guarda, questo mi sta veramente dando fastidio”».
Il ricordo di Chiara e il desiderio di chiudere una lunga vicenda
La posizione della famiglia Poggi rimane invariata rispetto alle sentenze che hanno portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi. Marco ha ricordato che per i familiari «le sentenze dei processi siano la verità».
Allo stesso tempo, ha precisato di non voler imporre questa convinzione agli altri: «non pretendiamo che la nostra convinzione diventi verità per tutti». Ciò che continua a ferire la famiglia, ha aggiunto, è soprattutto la mancanza di rispetto dimostrata in molte occasioni.
Dopo quasi due decenni di attenzione mediatica e dibattito pubblico, Poggi ha confessato che, se fosse possibile, la sua famiglia sarebbe la prima a desiderare una conclusione definitiva della vicenda. «Saremmo i primi a volerlo, perché siamo stanchi di rivivere tutto».
Nel finale dell’intervista, il suo pensiero è tornato ancora una volta alla sorella. «Spero possa finalmente essere lasciato in pace il ricordo» di Chiara, ha dichiarato, auspicando che possa «finire questo gioco che c’è nei confronti della sua morte e della sua vita». Un appello accompagnato da un ultimo desiderio: che anche lei possa avere, finalmente, «un po’ di tregua».
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