Cronaca
Garlasco, chiuse le indagini su Sempio. «Nel 2007 esiti negativi sul Dna della bici di Stasi ma furono omessi»
Tra nuove prove scientifiche e vecchi errori d’indagine, il delitto di Chiara Poggi arriva a un punto di svolta decisivo. Secondo il procuratore Fabio Napoleone, «nel 2007 esiti negativi sul Dna della bici di Stasi, ma furono omessi»
Settecento giorni di accertamenti, perizie scientifiche e un’opinione pubblica che torna a dividersi a diciannove anni di distanza dal fatto. Con la scadenza dei termini per le indagini preliminari fissata per oggi lunedì 28 settembre, la Procura di Pavia guidata da Fabio Napoleone mette un punto fermo sull’inchiesta «Garlasco bis». Un passaggio chiave che vede al centro il trentottenne Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi, già indagato e archiviato nel 2017, oggi indiziato per il delitto della ventiseienne uccisa nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007.
Un’ipotesi clamorosa emerge dalla nuova inchiesta condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano sotto il coordinamento della Procura di Pavia diretta da Fabio Napoleone. A quasi due anni dal riavvio degli accertamenti sul delitto di Chiara Poggi, il quadro degli atti rivelerebbe una grave omissione risalente alle prime fasi investigative del 2007. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i Ris di Parma — all’epoca guidati dal generale Luciano Garofano — avrebbero riscontrato esiti negativi in due distinti test di controllo effettuati sui pedali della bicicletta “Umberto Dei” in uso ad Alberto Stasi. Quegli accertamenti riguardavano la presunta presenza di tracce ematiche o «materiale altamente cellulato», un elemento che si rivelò poi determinante tra i sette pilastri indiziari su cui la Corte di Cassazione costruì la condanna a 16 anni per l’ex fidanzato della vittima.
A fare la differenza in questo secondo capitolo giudiziario sono una serie di approfondimenti tecnici che i magistrati considerano decisivi:
-
l’esame del Dna: gli studi integrativi firmati dal genetista Carlo Previderè sul materiale biologico rinvenuto sotto le unghie della vittima, oggetto di un acceso scontro tecnico con le controdeduzioni della difesa;
-
l’analisi antropometrica: la perizia firmata dalla medico legale Cristina Cattaneo, focalizzata sulla corporatura e le misurazioni fisiche dell’indagato;
-
la traccia della calzatura: le nuove analisi sulle impronte a “pallini” rimaste sul pavimento insanguinato della villetta, curate dai consulenti della Procura.
Le mosse dell’accusa e della difesa
Con il deposito degli atti, la Procura si avvia a formulare la richiesta di rinvio a giudizio prima della fine dell’anno, bypassando la finestra massima dei nove mesi previsti dal codice. Per la difesa di Sempio, guidata dagli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, scattano ora i venti giorni di legge per prendere visione dell’intero fascicolo probatorio. «A questo punto possiamo solo attendere di studiare la documentazione della Procura per capire la reale portata dei nuovi elementi depositati», chiarisce la difesa, che valuterà se presentare memorie o richiedere l’interrogatorio del proprio assistito (finora avvalatosi della facoltà di non rispondere). Qualora si arrivi davanti al Gup per l’udienza preliminare, l’indagato potrebbe comunque accedere al rito abbreviato: pur trattandosi di omicidio aggravato, la data del reato (2007) precede la riforma del 2019 che vieta lo sconto di pena per i reati punibili con l’ergastolo.
L’ombra del cortocircuito giudiziario e il destino di Alberto Stasi
Parallelamente si gioca la partita forse più complessa: quella che riguarda Alberto Stasi. Condannato in via definitiva a 16 anni di carcere e da pochi mesi in affidamento in prova ai servizi sociali, l’ex fidanzato di Chiara Poggi attende la chiusura di questo fascicolo per affilare le armi in vista della richiesta di revisione del processo. I suoi legali, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, presenteranno istanza alla Corte d’Appello di Brescia non appena avranno piena visibilità sulle carte pavesi. Sullo sfondo resta anche la valutazione autonoma della Procuratrice Generale di Milano, Francesca Nanni, che sta esaminando un voluminoso dossier per verificare se vi siano i presupposti per un intervento diretto dell’ufficio giudiziario.
Se per la giustizia si profilano mesi caldi tra aule di tribunale e perizie incrociate, per la giurisprudenza italiana si apre uno scenario privo di precedenti: l’eventualità che l’assoluzione di Stasi in sede di revisione possa coesistere con una mancanza di prove sufficienti a condannare un nuovo indagato, lasciando il delitto di Garlasco, a distanza di quasi vent’anni, drammaticamente senza un colpevole definitivo.
*
Devi fare login per commentare
Accedi