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Tra brogli denunciati e restrizioni al voto, i democratici preparano lo scudo legale contro le ingerenze di Trump

Con le buone probabilità di maggioranze democratiche alla Camera e forse anche al Senato nelle elezioni di medio termine Trump corre ai ripari con tentativi di limitare i voti con una legge restrittiva e l’uso del servizio postale per rifiutare schede per corrispondenza.

28 Agosto 2026

Il SAVE Act è una nuova forma di Jim Crow”. Lo ha detto Chuck Schumer, senatore democratico di New York e leader della minoranza del suo partito alla Camera Alta. Schumer avrà anche esagerato, ma la nuova legge elettorale, fortemente voluta da Donald Trump, imporrebbe severi limiti al diritto di voto degli afro-americani, che durante le leggi di Jim Crow furono sottoposti a segregazione razziale fra il 1876 e gli inizi degli anni Sessanta. La legge tanto voluta da Trump colpirebbe anche altri gruppi minoritari, le donne, gli studenti universitari e tutti quelli che hanno difficoltà a ottenere documenti, come il passaporto, necessari a dimostrare di avere il diritto al voto. Il SAVE Act (Safeguard American Voter Eligibility Act) è stato approvato alla Camera con un voto di 218-213, ma il Senato non ha preso in considerazione il disegno di legge. Il presidente del Senato, John Thune, repubblicano del Dakota del Sud, non lo ha portato al voto a causa del filibuster, ossia della soglia di 60 consensi necessari per procedere al voto, dato che i repubblicani hanno solo 53 seggi al Senato.

Trump non avrà dunque questa legge a suo favore, ma ciò non toglie l’insicurezza creata dalle sue frequenti asserzioni secondo cui le elezioni americane sarebbero piene di brogli e che lui accetterà gli esiti solo se saranno giusti e onesti. Sappiamo già che, quando i repubblicani perdono, Trump è solito gridare alla frode. Lo ha fatto in maniera pericolosa a conclusione delle elezioni presidenziali del 2020. Va ricordato che lo stesso giorno della certificazione della vittoria di Joe Biden, il 6 gennaio 2021, Trump tenne un comizio a Washington durante il quale incitò i suoi sostenitori a opporsi alla cerimonia di certificazione. Le immagini dei disordini e dell’assalto al Campidoglio sono ancora vive nella mente di tutti. Si teme dunque che, in caso di sconfitta alle elezioni di medio termine, Trump non esiterebbe a ripetere gli eventi del 6 gennaio 2021. I democratici, che vengono visti come probabili vincitori della maggioranza alla Camera e potenzialmente anche al Senato, si stanno dunque preparando ad affrontare simili episodi.

I democratici temono che Trump cercherà di interferire sulle elezioni di medio termini con metodi che richiamano gli assalti al Campidoglio del 6 gennaio 2021 quando centinaia dei suoi sostenitori tentarono di bloccare la certificazione di Joe Biden a presidente.

Si teme che Trump possa ripetere ripetere il tormentone della frode elettorale in distretti e Stati controllati dai democratici per inviare agenti dell’ICE o del Dipartimento di Giustizia a sequestrare schede elettorali. Questo tipo di azione è già avvenuto nel 2026, quando agenti dell’FBI sono stati inviati a un centro elettorale nello Stato della Georgia e hanno sequestrato le schede elettorali dell’elezione del 2020. Inoltre, c’è stato un caso simile, sempre nel corrente anno, in cui Chad Bianco, lo sceriffo della Contea di Riverside, nel sud della California, ha fatto sequestrare 650 mila schede elettorali sostenendo che vi fossero irregolarità. Si teme anche che Trump potrebbe inviare agenti dell’ICE nelle vicinanze dei seggi per condurre retate di migranti, intimidendo gli elettori, specialmente gli ispanici.

I democratici, ma anche i funzionari di tanti altri Stati, sono preoccupati per la retorica di Trump, che continua a sostenere che le elezioni americane non sono sicure perché voterebbero anche non cittadini. Ciò non è vero, anche se ci sono state delle sviste e pochissimi individui non aventi diritto al voto sono stati identificati. La realtà è che non esistono molti incentivi a votare illegalmente, anche perché si rischiano pene severe, tra cui anni di carcere e ingenti multe. La realtà è invece diversa, come ci conferma l’alto assenteismo al voto in America. Persino nelle elezioni presidenziali, l’affluenza al voto raramente raggiunge il 60 per cento (con il 62% raggiunto nel 2020 e percentuali comprese fra il 52 e il 58% in altre elezioni recenti).

Nonostante tutto, i timori di interventi pericolosi da parte di Trump hanno già spinto i democratici a programmare una strategia di difesa in caso di interferenza. È stata organizzata una fitta rete di avvocati pronti a presentare ricorsi di emergenza ai magistrati, anche se non tutti i piani sono completamente chiari. Ciò che però rimane chiaro è la possibilità di azioni fuori dalle righe da parte di Trump. Nel 2020 Trump non riuscì a far ribaltare l’esito elettorale per il fatto che il vicepresidente Mike Pence fece il suo dovere, così come fecero altri funzionari dei parlamenti statali a maggioranza repubblicana. Inoltre, i collaboratori di Trump nel suo primo mandato hanno dimostrato un minimo di professionalità. Nel suo secondo mandato, i suoi collaboratori sono stati selezionati seguendo il principio della pura fedeltà al presidente. Da ricordare semplicemente che il procuratore generale, recentemente confermato dal Senato, aveva lavorato come avvocato personale di Trump dal 2023 fino al 2025, quando entrò a fare parte del governo come vice procuratore generale.

Si teme che Trump potesse fare uso di retate per migranti in seggi con prevalenza democratica intimidendo gli elettori specialmente quelli ispanici.

Per adesso, però, Trump continua a tentare di limitare il voto degli americani. Il presidente ha ordinato al servizio postale di non distribuire schede elettorali a individui i cui nomi non appaiono in liste in possesso del governo federale. Queste liste sono in realtà in possesso delle autorità statali, che per Costituzione hanno il dovere di dirigere le elezioni, con un ruolo limitato del governo federale. Fino al momento, la Corte Suprema non si è pronunciata in maniera definitiva, ma si attende una decisione a breve. Comunque vada, il compito dei democratici non è solo quello di combattere per vincere le elezioni. Devono anche battersi per mantenere la democrazia che Trump vorrebbe secondo questa interpretazione limitare, seguendo la strada di regimi autoritari.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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