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Dalla California a Ocasio-Cortez: svolta dell’ala sinistra dei democratici verso il centro?
I progressisti in California dominano la scena politica anche se nella corsa a governatore il centrista Xavier Becerra ha vinto le primarie aperte seguito dal repubblicano Steve Hilton. In altre corse però i progressisti hanno avuto notevoli successi.
“È triste che i giovani non abbiano capito la verità sul socialismo e sul comunismo. Si tratta di una strada pericolosa e questo è uno dei nostri sforzi per farlo capire alla gente”. Così Mike Johnson, parlamentare repubblicano della Louisiana e speaker della Camera dei Rappresentanti, in un’intervista a Fox News. Johnson ha appena lanciato “Contrast America”, un sito che si propone di spiegare ai giovani e al pubblico in generale quali siano quelli che lui vede come i rischi storici ed economici dei sistemi socialisti.
Attaccare i democratici, e specialmente quelli che usano l’etichetta di Democratici Socialisti, tentando di legarli a ciò che i repubblicani vedono come i fallimenti del passato, è uno dei loro sport favoriti. Donald Trump usa questa linea di attacco non solo per i democratici, applicando gli stessi epiteti a giudici e a chiunque lui vede come avversari. Il problema, però, è che queste etichette, che ricordano la Guerra Fredda, hanno perso buona parte della loro carica, specialmente con le nuove generazioni. Un recente sondaggio in California ce lo conferma. I candidati politici che ricevono più consensi nel Golden State sono quelli che usano l’etichetta di progressista, leggermente avanti rispetto a quelli che si auto definiscono socialisti democratici. Fra questi, come ha intuito Johnson, i giovani sono gli elettori che più sostengono i candidati democratici progressisti, mentre quelli più anziani preferiscono candidati democratici tradizionali, ossia quelli moderati, legati all’establishment del partito.
Il sondaggio dell’UC Berkeley Institute of Governmental Studies/Los Angeles Times ci conferma che, fra gli elettori democratici registrati, il 60% dei giovani preferisce i candidati progressisti, rispetto al 67% degli over 65, che prediligono candidati centristi. Lo stesso sondaggio ci dice che la maggioranza degli elettori californiani, indipendentemente dalla registrazione al partito, preferisce i candidati progressisti. È da ricordare che in California gli iscritti al Partito Democratico sono il 45%, quelli iscritti al Partito Repubblicano il 25%, mentre il 23% non ha un’affiliazione politica definita.
I termini “progressisti” e “socialisti democratici”non spaventano certamente i californiani, come confermano le numerose vittorie di candidati dell’ala sinistra del partito alle recenti primarie. La candidata democratico-socialista Nithya Raman, per esempio, sfiderà a novembre la sindaca centrista in carica Karen Bass. Per quanto riguarda la Camera dei Rappresentanti, i candidati progressisti hanno anch’essi avuto successi. Connie Chan sfiderà il centrista Scott Wiener per l’undicesimo distretto, mentre nel settimo distretto la progressista Mai Wang se la vedrà con la centrista in carica Doris Matsui e, nel ventiduesimo distretto, il candidato progressista Randy Villegas sfiderà il repubblicano in carica David Valadao.

Nonostante questi successi dei progressisti a livello statale, il candidato progressista Tom Steyer non si è qualificato per l’elezione a governatore del Golden State. Xavier Becerra, il candidato centrista, è arrivato primo alle primarie aperte, seguito da Steve Hilton, il candidato repubblicano, arrivato secondo. Steyer potrebbe aver perso notevoli voti a favore di altri candidati progressisti, evitando ai repubblicani l’incubo di avere due candidati democratici all’elezione per governatore. Ciononostante, si prevede la vittoria di Becerra, secondo i sondaggi.
Questo mix di vittorie e sconfitte dei progressisti rispetto ai democratici centristi in California si vede anche a livello nazionale. Nel Michigan, come abbiamo scritto in queste pagine, il candidato progressista Abdul El-Sayed ha sconfitto la centrista Haley Stevens (48,5% contro 47,5%) alle primarie democratiche per un seggio al Senato. Nello Stato del Wisconsin, però, la progressista Francesca Hong ha perso contro David Crowley, anche se di poco, nelle primarie per il governatore (39,81% contro 39,33%). Questi due Stati sono considerati più vicini alla situazione nazionale perché ambedue sono tradizionalmente “swing states”, Stati in bilico, mentre la California è tradizionalmente uno Stato saldamente nel campo dei democratici. Le elezioni presidenziali sono spesso decise in questi e pochi altri Stati che alternano la propria scelta tra il candidato democratico e quello repubblicano. Candidati con ambizioni presidenziali tendono dunque a spostarsi verso il centro.

È proprio in questa luce che va interpretata la recente affermazione di Alexandria Ocasio-Cortez sullo slogan “Woke”. “Woke 1 was crazy” (“La prima fase del Woke era folle”), ha dichiarato la parlamentare in un’intervista alla ABC. Woke, come si ricorda, deriva dal verbo inglese “to wake”, svegliarsi, ed è emerso nelle comunità afroamericane per richiamare l’attenzione sulle ingiustizie. Questa ideologia si è poi estesa a ogni ingiustizia in America, mettendo in risalto i gruppi che hanno sofferto discriminazioni, con un’attenzione accentuata dopo la morte di George Floyd nel 2020. La cultura Woke è sfociata anche in tentativi di cancellare alcuni aspetti della cultura tradizionale, come la demolizione di statue che celebravano individui ritenuti indegni di essere considerati eroi. Alcuni slogan estremisti, come “defund the police” (definanziare la polizia), associati alla cultura Woke, sono stati adottati dalla destra per demonizzare il termine, come ha fatto con il comunismo o il socialismo, caratterizzandoli antitetici alla civiltà occidentale.
Quando Ocasio-Cortez ha parlato dunque di alcune posizioni estremiste della sinistra, non pochi analisti lo hanno interpretato come un passo indietro che le permetterebbe di avvicinarsi al centro. Questo ridimensionamento della sua visione progressista è stato ipotizzato come un segnale che la parlamentare del 14esimo distretto di New York stia pensando a una corsa alla presidenza Usa nel 2028.
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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.
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