Musica
Il coraggio di essere musica: Maria Merlino racconta “A Letter to Karl”
Un dialogo tra improvvisazione, autenticità e libertà creativa nel segno dell’eredità di Karl Berger, nel disco di Maria Merlino e Thollem McDonas
Ci sono dischi che nascono dall’ammirazione e altri che prendono forma da un’eredità vissuta in prima persona. A Letter to Karl appartiene a questa seconda categoria: non è un omaggio celebrativo a Karl Berger, ma un dialogo aperto con il suo pensiero, con la sua idea di musica come spazio di libertà, autenticità e ricerca. Nato dall’incontro artistico tra la sassofonista Maria Merlino e il pianista statunitense Thollem McDonas, l’album attraversa composizione e improvvisazione trasformando il lascito di Berger in un racconto sonoro vivo, capace di parlare al presente. In questa intervista, l’artista siciliana racconta il significato del progetto, il valore della libertà creativa e il coraggio di seguire una voce musicale che rifiuta compromessi ed etichette.
A Letter to Karl è più di un semplice tributo a Karl Berger: è un dialogo con il suo pensiero musicale. Come è nato questo progetto e cosa vi ha spinto a dedicargli un intero album?
Sia io che Thollem, abbiamo avuto la fortuna di collaborare con Karl. Abbiamo respirato autenticità, senza compromessi. Karl mi ha raccontato che un giorno stava andando a lavorare all’ Università, ma non era quello che realmente si sentiva di fare, lui voleva fare musica, mentre stava uscendo dalla porta di casa, Ingrid gli ha chiesto dove stesse andando , facendolo riflettere sul fatto che anche se quello era un lavoro meglio retribuito, un lavoro sicuro, diremmo “all’italiana”, non rispecchiava la realtà ed il desiderio della sua anima. Così rientrò in casa e si misero a fare musica. Credo proprio che abbiano fatto la cosa giusta, visto che Karl e Ingrid hanno creato il Creative Music Studio insieme ad Ornette e ci hanno lasciato un’eredità grandissima. Non è incoscienza, ma è autenticità a caro prezzo.
Nel disco emerge con forza l’idea della musica come linguaggio universale e libero da ogni etichetta. Quanto questa visione ha influenzato il tuo percorso artistico e il tuo modo di intendere l’improvvisazione?
Influenzato è dir poco. Io vivo così. Ci sono giorni che mi arrabbio con me stessa, perché sarebbe più facile fare il contrario. Io suono come sono e non potrei fare diversamente, altrimenti si tratterebbe di esecuzione di patterns e non di improvvisazione. Lo studio e la tecnica, la disciplina, sono al servizio del mio linguaggio personale.
Ogni brano racconta un momento della vita e della ricerca di Karl Berger. Come avete trasformato la sua storia e la sua filosofia in un racconto musicale, senza limitarvi alla dimensione biografica?
Intanto grazie, se mi poni questa domanda, vuol dire che siamo riusciti un po’ nel nostro intento. Ci siamo riusciti(spero), poiché’ quel vissuto fa parte di noi, dei nostri ideali. Li abbiamo messi in musica, attraverso un dialogo sonoro fatto di suoni reali, due amici che parlano attraverso i propri strumenti. Ci capiamo bene quando suoniamo io e Tholl.
La tua formazione unisce studi classici e jazz, ma nel disco sembra prevalere una ricerca che supera qualsiasi genere. Come hai costruito nel tempo una voce musicale così personale?
Cerco di abitare ogni giorno me stessa. Ho dato priorità al suono oltre la musica, come do priorità alla vita piuttosto che alla società. Lo studio poi, mi accompagna tutti i giorni, per cercare di avere una tecnica che sia al pari di quello che voglio dire.
La collaborazione con Thollem McDonas nasce da una visione comune della musica. Come si sviluppa il vostro dialogo creativo e quanto spazio lasciate all’improvvisazione durante la composizione?
È un bilanciamento continuo di composizione istantanea ed improvvisazione libera dialogata. Ascoltandoci puoi sentire come io compongo e Tholl riscrive, poi il contrario; raramente ci sovrapponiamo, anche suonando in contemporanea. Ci sono momenti in cui è lui a comporre e dirigere con un battito di mani, un suono prolungato, un ritmo passeggero o ossessivo, altre volte lo faccio io.
In Independence emerge un’idea molto forte: la libertà come scelta consapevole e come disciplina. Che significato assume oggi questo concetto per un musicista che lavora fuori dai percorsi più convenzionali?
Nella tua domanda c’è in parte la risposta. Consapevolezza e disciplina. La consapevolezza di sapere che non e’ facile essere se stessi nel mercato discografico di oggi. Ti ritrovi in un duello interiore che ti vorrebbe far procedere per la via più larga e facile, poi scegli la strada del rispetto interiore e cerchi di bilanciare tutto, facendo in modo che con mille sacrifici(lo confesso), quello che ogni giorno fai, ogni piccola azione, ti porti alla realizzazione del tuo Io.
Sleep Well chiude l’album con un saluto delicato e carico di emozione. Quale pensi sia l’eredità più importante che Karl Berger lascia ai musicisti di oggi e cosa speri che il pubblico porti con sé dopo l’ascolto di A Letter to Karl?
Una sola parola: Coraggio. Il coraggio viene attraverso la sfida quotidiana delle paure, dell’essere se stessi, di avere dei sogni che ti portano in alto e ti fanno anche cadere. Il coraggio e’ l’arte di convivere con i propri limiti.

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