Africa
Cardiopatie congenite in Africa, il progetto Cuori Ribelli ha già operato oltre 600 bambini dal 2021
Missioni chirurgiche, corridoi sanitari umanitari e formazione del personale locale: l’iniziativa di Una Voce per Padre Pio interviene in diversi Paesi africani per garantire cure ai bambini affetti da gravi cardiopatie congenite
Le cardiopatie congenite continuano a rappresentare una delle principali cause di mortalità infantile nei Paesi a basso reddito, dove l’accesso alle cure specialistiche resta limitato. In particolare, nell’Africa subsahariana, la carenza di strutture sanitarie, personale qualificato e risorse economiche rende spesso impossibile l’accesso a interventi cardiochirurgici salvavita.
Secondo le stime internazionali, ogni anno nel mondo nascono circa 500mila bambini con una cardiopatia congenita che richiede un intervento chirurgico. Nei Paesi ad alto reddito, grazie alla diagnosi precoce e all’accesso alle cure, oltre il 90% dei pazienti raggiunge l’età adulta. In molte aree dell’Africa subsahariana, invece, la stessa patologia può avere conseguenze ben più gravi: in assenza di cure adeguate, circa la metà dei bambini non supera il primo anno di vita.
A incidere su questo scenario sono soprattutto le difficoltà strutturali dei sistemi sanitari locali. In Africa subsahariana opera mediamente un solo chirurgo cardiotoracico ogni 4 milioni di abitanti, mentre nell’Africa occidentale il rapporto scende a un professionista ogni 26,5 milioni di persone. Negli ultimi dieci anni, inoltre, la mortalità legata alle cardiopatie congenite è aumentata del 38,1% nell’Africa centrale e del 40,3% nell’Africa occidentale, a fronte di una riduzione globale del 34,5%.
Per rispondere a questa emergenza sanitaria, dal 2021 è attivo il progetto “Cuori Ribelli”, promosso da Una Voce per Padre Pio, organizzazione non profit italiana impegnata nella cooperazione internazionale dal 2008.
Le difficoltà di accesso alle cure
Le cardiopatie congenite sono malformazioni del cuore presenti fin dalla nascita. Nei Paesi con sistemi sanitari avanzati, screening neonatali, diagnosi tempestive e interventi specialistici consentono nella maggior parte dei casi di trattare efficacemente la patologia.
In molte aree dell’Africa subsahariana, tuttavia, il percorso di cura incontra numerosi ostacoli. In diversi territori mancano strumenti diagnostici adeguati, specialisti in cardiochirurgia pediatrica e reparti di terapia intensiva post-operatoria. A ciò si aggiungono i costi elevati degli interventi, spesso insostenibili per le famiglie.
Secondo i dati disponibili, nella regione africana soltanto due persone su dieci hanno accesso ai servizi sanitari di base. In questo contesto, molti bambini con difetti cardiaci gravi non ricevono una diagnosi tempestiva e non riescono ad accedere alle cure necessarie.
Le cardiopatie congenite rappresentano inoltre una delle principali cause di mortalità infantile nel continente africano. Nonostante ciò, il tema continua a ricevere un livello di attenzione e di investimenti inferiore rispetto ad altre emergenze sanitarie come HIV, malaria e tubercolosi.
Il progetto Cuori Ribelli
L’iniziativa si sviluppa lungo due direttrici principali: le missioni chirurgiche nei Paesi africani e i corridoi sanitari umanitari verso l’Italia.
Le missioni sul territorio coinvolgono équipe specializzate composte da cardiochirurghi, anestesisti e infermieri italiani che collaborano direttamente con il personale sanitario locale. Oltre agli interventi chirurgici, le attività prevedono programmi di formazione e trasferimento di competenze professionali con l’obiettivo di rafforzare l’autonomia delle strutture sanitarie africane.
Parallelamente, il progetto organizza corridoi sanitari per i casi più complessi. I bambini vengono individuati e diagnosticati nei Paesi di origine e successivamente trasferiti in Italia per essere sottoposti a interventi cardiochirurgici specialistici senza alcun costo per le famiglie.
I pazienti vengono accolti in alcuni dei principali centri cardiochirurgici italiani, tra cui l’Ospedale Gaslini di Genova, il Bambino Gesù di Roma, l’Ospedale Niguarda di Milano, il Monaldi di Napoli, l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e l’Ospedale del Cuore di Massa.
L’assistenza comprende tutte le fasi del percorso: dall’individuazione del caso clinico alle pratiche amministrative e consolari, dall’organizzazione dei trasferimenti all’accoglienza in Italia, fino al supporto durante la degenza.
Dal 2021 a oggi, secondo i dati diffusi dall’organizzazione, sono stati operati oltre 600 bambini provenienti da Costa d’Avorio, Camerun, Burkina Faso, Benin, Etiopia, Senegal, Gabon, Gambia, Libia, Venezuela e Kosovo. Nello stesso periodo sono stati effettuati più di 2mila screening gratuiti direttamente nei Paesi coinvolti.
I Paesi interessati dal progetto
Le attività di Cuori Ribelli sono attualmente presenti in Costa d’Avorio, Camerun, Burkina Faso, Benin, Etiopia, Senegal, Gabon, Gambia e Libia, mentre sono in fase di definizione ulteriori collaborazioni internazionali.
In Costa d’Avorio il sistema sanitario continua a confrontarsi con importanti criticità, nonostante la crescita economica registrata negli ultimi anni. Il Paese presenta ancora elevati livelli di mortalità infantile e deve far fronte anche alla presenza di migliaia di rifugiati provenienti dal vicino Burkina Faso. Qui Una Voce per Padre Pio gestisce un ospedale, due orfanotrofi e la Maison Padre Pio, struttura dedicata all’accoglienza e alla riabilitazione di bambini con disabilità e diverse patologie.
In Camerun, l’accesso alla cardiochirurgia pediatrica resta particolarmente limitato. L’Hôpital Général de Yaoundé rappresenta oggi uno dei principali punti di riferimento per le missioni sanitarie realizzate nell’ambito del progetto.
In Burkina Faso, la crisi umanitaria e i conflitti in corso hanno avuto un forte impatto sulla rete sanitaria nazionale. Una parte significativa delle strutture sanitarie risulta chiusa o opera con forti limitazioni, riducendo ulteriormente l’accesso alle cure.
Anche in Benin la disponibilità di specialisti e strutture attrezzate per la cardiochirurgia pediatrica rimane insufficiente rispetto ai bisogni della popolazione. Le missioni umanitarie hanno consentito di realizzare interventi salvavita e attività di formazione rivolte al personale sanitario locale.
In Etiopia, infine, il progetto ha concentrato parte delle proprie attività presso l’Ethio Istanbul General Hospital di Addis Abeba. In un solo mese, grazie a due missioni consecutive, sono stati operati 85 bambini affetti da gravi cardiopatie congenite.
Gli obiettivi per il 2026
Per il 2026, l’organizzazione punta a incrementare il numero di interventi e a rafforzare la rete dei corridoi sanitari umanitari, rispondendo alle richieste già pervenute dai Paesi coinvolti e attivando nuove collaborazioni internazionali.
La campagna di raccolta fondi
Il progetto Cuori Ribelli può essere sostenuto attraverso la campagna solidale “Padre Pio Social Aide 2026”. Le donazioni possono essere effettuate tramite SMS o chiamata da rete fissa al numero solidale 45531.
L’iniziativa è collegata alla trasmissione televisiva “Una Voce per Padre Pio”, in programma su Rai 1 il 13 giugno 2026 in prima serata, con replica prevista il 5 luglio 2026. Il supporto di Rai per la Sostenibilità-ESG è attivo nella settimana compresa tra l’8 e il 14 giugno.

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