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Senato USA. Maine: il nuovo candidato DEM per provare a battere Sen. Susan Collins

Il Maine rappresenta una delle poche carte realmente disponibili per i DEM per conquistare un seggio repubblicano e provare a puntare al controllo del Senato.. Dopo gli errori che hanno portato alla candidatura e al ritiro di Graham Plattner la sfida resta in salita ma aperta

2 Agosto 2026

Per ottenere la maggioranza, del Senato i DEM devono guadagnare almeno 4 seggi senza perdere nessuno dei 13 attualmente detenuti e sottoposti al voto nel 2026.

Il Maine sembrava una delle opportunità offensive più promettenti.

È diventato, nel giro di poche settimane, uno dei maggiori problemi del partito.

Graham Platner, vincitore della primaria democratica di giugno, si è ritirato dopo un’accusa di violenza sessuale, da lui negata. Il partito ha dovuto utilizzare per la prima volta una procedura straordinaria: riunioni nelle sedici contee hanno eletto i delegati, che si sono poi riuniti in una convention per scegliere il candidato sostitutivo.

Il sostegno si è rapidamente concentrato su Troy Jackson. Prima della convention aveva già ottenuto l’appoggio pubblico di almeno 456 dei 601 delegati e componenti del comitato statale. I principali concorrenti si sono ritirati e Jackson è stato scelto con una convergenza molto ampia.

La rapidità della decisione ha consentito ai democratici di evitare una lunga e lacerante lotta interna. Offre però ai repubblicani un argomento immediato: Jackson non ha vinto la primaria per il Senato, ma è stato scelto da alcune centinaia di delegati dopo il ritiro del candidato votato dagli elettori. La procedura è pienamente prevista dalla legge del Maine, ma Sen. Susan Collins (1996) cercherà di presentarla come una decisione dell’apparato.

Il profilo di Troy Jackson

Troy Jackson, 58 anni, è un boscaiolo di quinta generazione originario dell’estremo nord rurale dello Stato. Ha alle spalle una lunga esperienza nella legislatura del Maine, della quale è stato anche presidente del Senato.

La sua biografia politica è meno lineare di quella di un tradizionale candidato democratico. Si presentò inizialmente come repubblicano, venne eletto da indipendente e aderì al Partito democratico nel 2004. È un progressista vicino al mondo sindacale e a Sen. Bernie Sanders, ma ha dimostrato di saper vincere in un’area rurale e conservatrice nella quale anche Trump e Sen. Susan Collins hanno ottenuto risultati importanti.

Questa combinazione rappresenta la sua principale possibilità: un programma nettamente progressista accompagnato da una biografia operaia, territoriale e lontana dalle élite urbane.

Per puntare a conquistare il seggio Jackson deve costruire una coalizione che tenga insieme la base che aveva puntato tutto su  Platner, i democratici più moderati e soprattutto l’ampio elettorato indipendente del Maine.

Il tempo è però ridottissimo. Ha ricevuto la candidatura a poco più di cento giorni dal voto e deve costruire quasi da zero una campagna statale, integrare personale e volontari, raccogliere denaro e farsi conoscere fuori dal proprio territorio.

Kamala Harris lo ha già sostenuto. La campagna afferma di aver raccolto circa due milioni di dollari nei primi giorni, un avvio significativo ma ancora insufficiente rispetto alle risorse finanziarie disponibili per Sen. Susan Collins.

La forza di Susan Collins

Sen. Susan Collins fu eletta per la prima volta nel 1996 ed è in Senato dal gennaio 1997. Cerca ora il sesto mandato. Il suo vantaggio non è soltanto finanziario: deriva da trent’anni di presenza politica, dalla reputazione di repubblicana moderata e dalla capacità di mostrare risultati concreti ottenuti per lo Stato.

Il suo ruolo di Presidente della commissione Appropriations del Senato (la Commissione che decide come distribuire concretamente le risorse del bilancio federale tra amministrazioni, programmi e territori e che esamina e approva le leggi annuali di spesa, esercitando un’influenza decisiva sulle priorità del governo) le permette di rivendicare i suoi risultati nell’ottenere finanziamenti federali per il Maine. In una recente rilevazione, il 53% degli intervistati ha valutato positivamente proprio la sua capacità di portare risorse nello Stato.

Sen. Susan Collins è, però, l’unica senatrice repubblicana eletta in uno Stato che Trump non ha mai vinto. La sua sopravvivenza politica dipende dalla capacità di mantenere un’identità distinta dal presidente e di raccogliere voti democratici e indipendenti. Nel 2020, nonostante molti sondaggi la indicassero in difficoltà, vinse facilmente superando il 50%.

Questa volta, però, la distanza da Trump sarà uno dei principali terreni di scontro. I democratici sosterranno che Collins esprime preoccupazione per le iniziative del presidente, ma troppo spesso finisce per rendere possibile l’agenda repubblicana. Jackson ha già impostato la propria campagna su questo punto: contrapporre alla moderazione dichiarata di Sen. Susan Collins il suo comportamento concreto nelle votazioni al Senato.

La campagna della senatrice si giocherà sul suo presentarsi come voce indipendente, esperta ed efficace. Cercherà inoltre di definire Jackson come un esponente socialista troppo radicale per il Maine e di collegarlo politicamente a Platner e alle polemiche che hanno distrutto la precedente candidatura democratica.

Una campagna potenzialmente costosissima

Sen. Susan Collins ha raccolto complessivamente più di sedici milioni di dollari e disponeva, alla fine di giugno, di circa undici milioni in cassa. Ma il vantaggio repubblicano va oltre il bilancio della candidata.

Il Senate Leadership Fund ha annunciato l’intenzione di spendere oltre 42 milioni contro Jackson. Il gruppo One Nation, vicino alla leadership repubblicana del Senato, aveva già portato a 17 milioni il proprio investimento nel Maine, con messaggi concentrati sull’efficacia di Collins e sui risultati ottenuti per le famiglie. Un altro super PAC favorevole alla senatrice, Pine Tree Results, ha raccolto altri dieci milioni.

I repubblicani si erano preparati in anticipo alla sostituzione di Platner, predisponendo una prima campagna negativa da otto milioni per definire il nuovo candidato prima che riuscisse a presentarsi autonomamente agli elettori.

Jackson dovrà quindi evitare che siano gli avversari a costruire la sua immagine pubblica. Il suo messaggio iniziale punta sul costo della vita, sul lavoro, sul potere delle grandi imprese e sulla distanza tra la dichiarata indipendenza di Collins e i voti espressi a Washington.

La corsa potrebbe superare gli enormi livelli di spesa del 2020, quando nel Maine furono investiti complessivamente circa duecento milioni di dollari (in uno Stato con 1 milione di elettori).

Il voto classificato

Il Maine utilizza il ranked-choice voting, il voto a scelta classificata.

L’elettore può indicare i candidati in ordine di preferenza. Se nessuno supera il 50% delle prime scelte, il candidato meno votato viene eliminato e le sue schede vengono trasferite alla seconda preferenza ancora disponibile. Il procedimento continua finché uno dei candidati raggiunge la maggioranza assoluta.

Il meccanismo viene applicato soltanto nelle competizioni con più di due candidati. Se la sfida effettiva resta limitata a Collins e Jackson, il voto classificato non produrrà trasferimenti e il vincitore sarà semplicemente chi ottiene più voti. Se sulla scheda saranno presenti candidati minori o indipendenti, le seconde preferenze potranno invece diventare decisive in una corsa molto equilibrata.

Politicamente, questo sistema incoraggia comunque i candidati a non alienarsi completamente gli elettori esterni alla propria base. Ma nel Maine il fattore decisivo resta l’alta presenza di cittadini non iscritti ai due principali partiti (il 30% degli elettori registrati). Sen. Susan Collins ha costruito su di loro gran parte delle proprie vittorie; Jackson dovrà sottrarle proprio quel voto trasversale.

Che cosa dicono i primi sondaggi

La prima rilevazione significativa sul nuovo confronto è stata realizzata dall’University of New Hampshire tra il 15 e il 20 luglio: Jackson risultava al 49% e Collins al 46%, con il 2% orientato verso un altro candidato e il 3% indeciso. Un vantaggio inferiore al margine d’errore: la sfida deve quindi essere considerata sostanzialmente in equilibrio.

Un secondo e diversi sondaggio del 20 luglio da Jackson avanti di 1,8 punti

Sono sondaggi svolti anche prima della nomina formale alla convention e, comunque, prima che la campagna pubblicitaria contro Jackson entrasse pienamente in funzione, Più una fotografia iniziale che una previsione e, infatti, la sfida è classificata come “Toss-up” dalla stragrande maggioranza delle agenzie.

Una corsa nuovamente aperta

La crisi Platner ha prodotto un danno organizzativo, finanziario e reputazionale.

Non ha però consegnato automaticamente il seggio a Sen. Susan Collins.

Jackson presenta alcune caratteristiche adatte al Maine: origini rurali, legami sindacali, lunga esperienza statale e capacità di parlare a elettori che non si riconoscono nel tradizionale profilo democratico. E’ sicuramente un candidato competitivo e la rapida convergenza del partito gli ha evitato settimane di scontri interni.

Sen. Susan Collins conserva tuttavia esperienza, denaro, organizzazione e una capacità già più volte dimostrata di superare le previsioni. La sua strategia sarà separarsi abbastanza da Trump per conservare gli indipendenti, senza perdere la base repubblicana. Quella di Jackson sarà dimostrare che la moderazione della senatrice è diventata più retorica che sostanziale.

Per i democratici il Maine resta quasi indispensabile. Quella che sembrava una delle principali opportunità offensive si è trasformata in una difficile operazione di recupero, ma non in una corsa compromessa. A inizio agosto il seggio continua ad essere contendibile: una sfida sostanzialmente alla pari, nella quale la definizione pubblica di Jackson e il comportamento degli indipendenti saranno probabilmente decisivi.

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