America

“Trump ha solo cambiato tattica: meno ICE in strada, più sorveglianza e spionaggio”

Intervista a Janet Zahia Corcelius, attivista DSA e Tempest Collective, Minneapolis

28 Ottobre 2026

Nove mesi fa la reazione ai raid anti-immigrati e l’assassinio di due attivisti, Renée Good e Alex J. Pretty, da parte degli agenti federali inviati da Trump nel Minnesota, avevano attirato l’attenzione di tutto il mondo. Da allora ci sono stati i mondiali di calcio, nuove esecuzioni da parte dell’ICE (stavolta le vittime sono straniere) e i riflettori della stampa internazionale si sono spenti, forse anche perché le contraddizioni sollevate dalla politica di Trump, come era successo già a gennaio, non hanno lasciato indenni neppure i Democratici, arrivando a scalfire persino una star della sinistra mondiale come il “sindaco socialista” di New York Mamdani. Per colmare il vuoto abbiamo deciso di ricontattare Janet, che avevamo intervistato a gennaio, per chiederle di fare il punto della situazione.

Nove mesi dopo com’è la situazione a Minneapolis?

In questo momento ci troviamo ad affrontare una campagna razzista e intimidatoria da parte del presidente Trump. Due giorni fa la casa di Ilhan Omar, deputata democratica del Minnesota alla Camera dei Rappresentanti, è stata circondata da una ventina di agenti della Homeland Security e oggetto di una perquisizione. Gli agenti cercavano le prove di presunte irregolarità nei documenti presentati all’epoca della sua immigrazione negli Stati Uniti. La sera stessa c’è stata una riunione di emergenza degli attivisti locali, perché si tratta di una politica molto amata, non solo qui, ma nel paese. Pensiamo che si tratti di un’intimidazione pre-elettorale. Sappiamo che la partecipazione al voto sarà bassa e che i Repubblicani vinceranno. Ma la tattica di Trump è seminare paure e divisioni sempre e ovunque. A mio giudizio è una nuova forma di maccartismo, con l’aggiunta dell’islamofobia e le piccole comunità sono un perfetto capro espiatorio su cui sperimentare questa tattica. Perciò è importante che restiamo vicino agli abitanti della nostra comunità.

A un certo punto, dopo le uccisioni di Renée Good e Alex J. Pretty e lo sciopero, è sembrato che Trump avesse ordinato all’ICE di ritirarsi e che Metro Surge, la campagna di rastrellamenti di immigrati “irregolari”, fosse terminata. È davvero così?

Ricorderai che c’è stata una collaborazione tra il governatore dello Stato e il sindaco di Minneapolis per mandare via gli agenti dell’ICE. Noi non abbiamo mai saputo bene come sia andata. Tutto è avvenuto nelle segrete stanze. Ma l’impressione è che ci sia stato semplicemente un cambio di tattica: in strada oggi ci sono meno agenti e più tecnologia. Ci sono telecamere in ogni angolo: sorvegliano i passanti e analizzano i dati con software di riconoscimento facciale e altri sofisticati tool prodotti da aziende israeliane. Non è solo una limitazione della libertà, ma anche uno spreco di denaro pubblico e per questo abbiamo chiesto la rescissione di questi contratti. Inoltre la polizia e l’ICE hanno iniziato a collaborare: la polizia ti ferma e se non hai la cittadinanza ti segnala lei all’ICE. Poi c’è la repressione scatenata nei confronti degli attivisti. A giugno 15 persone sono state arrestate con l’accusa di cospirazione: 8 sono iscritti al sindacato. Un mese dopo un’indagine ha fatto emergere una vasta operazione di infiltrazione da parte della Homeland Security, che ha piazzato i suoi agenti all’interno di sindacati, organizzazioni socialiste, ONG, per monitorarne le attività. È una strategia che serve a impaurire la gente, a far apparire la sinistra un pericolo. Ma qui la gente ha soltanto usato i propri diritti costituzionali per vigilare e protestare. Perciò c’è stata un reazione ed è nata Direct Action Minnesota, un gruppo per la difesa dei diritti degli attivisti. Ci sono state molte manifestazioni e a fine ottobre ci sarà una prima udienza in un tribunale. L’azione di infiltrazione, chiamata Operation Puppet Master [Operazione burattinaio], è iniziata a dicembre 2025 e pensiamo che anche questo sia un modo per impaurire la gente e scoraggiarla da qualunque reazione. Stavamo provando ad allargare gli scioperi e le manifestazioni e temevano che ci riuscissimo. Per questo hanno tolto dalle strade un po’ di agenti e adottato altri metodi, ma sappiamo che l’operazione Metro Surge parte 2 è in arrivo e ci stiamo preparando.

Qual è la sensazione prevalente in città e tra gli attivisti? Di aver vinto o comunque ottenuto qualcosa con la lotta o che invece non è cambiato nulla?

Alcuni pensano che abbiamo vinto, altri che alla fin fine abbiamo perso e restiamo confinati nell’ombra. I nostri nemici hanno semplicemente cambiato tattica ed è difficile combattere sul loro terreno. La buona notizia è che anche in altre città la gente resiste all’ICE e che il rumore della nostra lotta è uscito dagli Stati Uniti. Nei mesi scorsi insieme ad altri attivisti sono venuta in Europa col sostegno di Break Free Swiss, del sindacato CWA e di alcuni consiglieri comunali di Democratic Socialists of America per convincere alcune istituzioni europee a disinvestire e rescindere i contratti di collaborazione con l’ICE e con le aziende che forniscono all’ICE i mezzi per fare il suo lavoro, ad esempio Palantir. In Svizzera l’esercito ha annunciato che non avvierà collaborazioni con Palantir. Ho parlato anche all’assemblea degli azionisti di UBS, dove sono stata applaudita, anche se al momento non hanno ancora disinvestito, mentre alla Banca Nazionale Svizzera mi hanno impedito di parlare. Al ritorno negli Stati Uniti, invece, mi hanno fermato, sequestrato il telefono e materiale politico giudicato “sospetto”.

Hai detto che negli Stati Uniti il movimento di resistenza all’ICE si è ampliato…

Ci sono state nuove uccisioni da parte dell’ICE in Kansas e a New York e alcuni sono morti mentre erano in custodia nei centri di detenzione dell’ICE. Perciò tra i detenuti è partito uno sciopero della fame per denunciare le condizioni inumane in cui vengono tenuti e nei giorni scorsi uno dei leader della lotta, Martin Soto, è stato liberato su ordine di un giudice. Era un immigrato peruviano ed era stato stato arrestato a febbraio nel New Jersey. L’epicentro della resistenza all’ICE al momento è a New York, dove stanno venendo a galla le contraddizioni del sindaco socialista Mamdani. Gli attivisti, infatti, gli hanno chiesto di licenziare alcuni funzionari della polizia di New York perché collaborano con l’ICE, ma il sindaco ha detto chiaramente che non ha intenzione di farlo.

C’è una strategia di lotta, tra i movimenti e nei sindacati. O tutti aspettano le elezioni di mid-term?

Al momento abbiamo una strategia in vista delle elezioni. Se ci saranno violenze o tentativi di manipolare il voto, chiederemo uno sciopero generale. Su questo ci stiamo coordinando tra attivisti nei vari Stati.

C’è una relazione, secondo te, tra l’escalation internazionale nei conflitti tra potenze e la crescente militarizzazione all’interno di società come quella americana?

Certo, il sostegno degli Stati Uniti al genocidio in Palestina, alla guerra con l’Iran e alle azioni del governo contro il Venezuela e Cuba è molto impopolare tra i cittadini degli Stati Uniti e questo ha contribuito a scatenare la reazione di Trump contro i movimenti che lo contestano all’interno. Gli attivisti di ritorno da Cuba e dalla Palestina sono in pericolo. Trump e Rubio, attraverso la direttiva NSPM7 firmata a settembre dal presidente, perseguono chi esprime idee socialiste e comuniste, politici musulmani, sostenitori della causa palestinese e dirigenti sindacali. Tutto si tiene, perché i soldi spesi per reprimere il movimento antimperialista e anticapitalista vengono sottratti alla scuola, alla casa, ai trasporti e in generale ai servizi di cui la nostra società ha assoluto bisogno. I soldi investiti sulla guerra in Iran e sul genocidio, ad esempio, hanno innescato una crisi del sistema scolastico. A Minneapolis hanno cercato di chiudere 16 scuole, ma la reazione delle famiglie e del sindacato è riuscita a impedirlo e a strappare l’assicurazione che almeno per due anni il piano di chiusura verrà congelato. Con l’ascesa dell’IA anche in ambito educativo e i processi di privatizzazione dell’istruzione in atto molte risorse verranno dirottate verso lo home schooling, le charter schools e le scuole private. E questa politica servirà a educare la forza-lavoro di domani. L’IA avrà un enorme impatto sui lavoratori. Manager come Peter Thiel e Sam Altman ci promettono che l’IA curerà il cancro, ma in cambio vogliono estirpare la democrazia e distruggere posti di lavoro ed è un rischio che cresce di giorno in giorno. Per questo la lotta contro la sorveglianza digitale e il controllo sociale, contro l’IA e contro l’ICE sono connesse.

L’intervista è tratta dalla newsletter di PuntoCritico del 27 ottobre 2026

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