Siria

Geopolitica

Siria tra ritorno e ricostruzione: una transizione fragile che richiede sostegno globale

Una nuova analisi sulla possibilità della Siria di trasformare la crisi degli sfollati in un percorso di recupero sostenibile. La Relatrice ONU avverte: il ritorno è possibile, ma richiede sicurezza, diritti, risorse e sostegno internazionale stabile.

5 Agosto 2026

La dichiarazione della Relatrice Speciale dell’ONU sui diritti umani degli sfollati interni, Paula Gaviria Betancur, giunge in un momento in cui la Siria tenta di rialzarsi da una delle crisi di sfollamento più vaste e persistenti del mondo. Dopo quindici anni di conflitto, il Paese si trova davanti a una possibilità storica: trasformare un’emergenza umanitaria cronica in un percorso di recupero sostenibile. Ma questa possibilità, avverte l’esperta, non può realizzarsi senza un sostegno internazionale stabile, prevedibile e di lungo periodo.

La Siria ha vissuto dal 2011 un esodo interno ed esterno di proporzioni eccezionali: circa 14 milioni di persone hanno abbandonato le loro case. Dal dicembre 2024, quasi due milioni di sfollati interni e 1,7 milioni di rifugiati sono tornati nelle loro comunità. Il ritorno, in sé, è un segnale di resilienza e speranza. Ma la realtà è più complessa: 5,5 milioni di persone restano sfollate all’interno del Paese, 15,6 milioni necessitano di assistenza umanitaria e le esigenze di ricostruzione sono stimate a 216 miliardi di dollari. Numeri che raccontano una crisi ancora aperta, in cui la ricostruzione materiale e sociale procede lentamente, ostacolata da risorse insufficienti e da un contesto politico frammentato.

Gaviria Betancur riconosce l’enormità della sfida: la Siria sta cercando di ricostruire simultaneamente economia, istituzioni, servizi pubblici, infrastrutture, quadri normativi e tessuto sociale, mentre affronta una delle più grandi crisi di sfollamento del pianeta. La transizione non può avvenire dall’oggi al domani. Richiede un approccio integrato che unisca soluzioni durature per gli sfollati a misure più ampie di recupero economico, rafforzamento dello Stato di diritto e ricostruzione sociale. La ricostruzione non è solo un processo tecnico: è un processo politico, comunitario e umano.

Il ritorno di milioni di persone rappresenta un segnale di volontà collettiva, ma anche una responsabilità enorme. Gli sfollati che tornano nelle loro comunità si trovano spesso davanti a case distrutte, servizi pubblici limitati, opportunità di lavoro scarse, terre contese, proprietà senza documentazione e territori contaminati da mine e residuati bellici. La sostenibilità del ritorno dipende dalla capacità di garantire sicurezza, accesso ai servizi, mezzi di sussistenza e un ambiente che permetta alle famiglie di ricostruire la propria vita con dignità.

In tutte le province visitate, la Relatrice ha ascoltato la stessa richiesta: gli sfollati non vogliono che il loro status definisca la loro identità. Nonostante anni di sofferenza, spostamenti ripetuti, perdita di familiari, distruzione delle case e delle attività economiche, mostrano una resilienza straordinaria e una determinazione a ricostruire le proprie vite. Vogliono lavorare, sostenere le loro famiglie, contribuire alla ripresa del Paese. La loro partecipazione non è solo un diritto: è una risorsa fondamentale per la ricostruzione della Siria.

La Relatrice accoglie con favore l’iniziativa governativa “Siria senza campi”, che mira a chiudere i campi di sfollati di lunga durata. Ma avverte che la chiusura dei campi non può essere un sostituto delle soluzioni durature: deve esserne il risultato. Senza alternative sostenibili, la chiusura rischia di generare nuovi cicli di vulnerabilità. La stabilità dipende dalla capacità di offrire soluzioni reali, sicure e durature.

Le questioni relative alla casa, alla terra e alle proprietà, insieme alla bonifica delle aree contaminate da mine, alla creazione di mezzi di sussistenza e ai processi di recupero basati sulle comunità, devono diventare pilastri centrali della ricostruzione. La Relatrice sottolinea anche l’importanza dei percorsi di giustizia transizionale: verità, responsabilità e garanzie di non ripetizione sono strumenti essenziali per affrontare le violazioni del passato e costruire una pace duratura. Senza un processo di riconciliazione e di ricostruzione della fiducia, la ripresa rischia di essere superficiale.

La Siria deve inoltre rafforzare i propri quadri normativi e istituzionali, in linea con gli standard internazionali, inclusi i Principi Guida dell’ONU sullo sfollamento interno. La ricostruzione fisica non basta: occorre ricostruire relazioni, fiducia, coesione sociale. Le comunità devono essere coinvolte attivamente nei processi decisionali, affinché la ricostruzione non sia percepita come un progetto calato dall’alto, ma come un percorso condiviso.

La Relatrice invita la comunità internazionale a continuare a fornire assistenza umanitaria, ma anche a espandere il sostegno alla ripresa e allo sviluppo attraverso finanziamenti pluriennali e prevedibili. Il settore privato può svolgere un ruolo importante nel rilanciare le economie locali e creare opportunità di lavoro. La ripresa della Siria non può dipendere esclusivamente dagli aiuti: deve poggiare su un’economia che permetta alle persone di vivere con autonomia e dignità.

Gli sfollati interni sono tra le categorie più colpite dal passato della Siria, ma anche tra le più capaci di contribuire al suo futuro. Sostenere i loro diritti, le loro capacità e la loro partecipazione significa investire nel tessuto sociale del Paese, nella sua ripresa economica e nella sua pace a lungo termine. La Siria ha davanti a sé una possibilità storica: trasformare una crisi di sfollamento in un percorso di rinascita. Ma questa possibilità richiede impegno, risorse e una visione condivisa che metta al centro le persone.

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