Finanza
Commerzbank, UniCredit sfiora il controllo di diritto, ora si apre una nuova fase
UniCredit porta la partecipazione in Commerzbank al 47,59% dopo il successo dell’OPA volontaria, sfiorando il controllo della banca tedesca. La partita entra nella fase decisiva tra autorizzazioni, resistenze di Berlino e consolidamento bancario europeo.
UniCredit compie un altro passo decisivo nella lunga partita per la conquista di Commerzbank e porta la propria partecipazione complessiva al 47,59% del capitale della banca tedesca, avvicinandosi alla soglia del controllo senza oltrepassarla formalmente. Il risultato, comunicato oggi dalla banca di piazza Gae Aulenti, arriva al termine dell’offerta pubblica di acquisto volontaria, che ha raccolto adesioni pari al 17,60% del capitale sociale, una percentuale che l’istituto guidato da Orcel definisce «ben oltre le aspettative iniziali».
La nuova fotografia dell’azionariato vede UniCredit detenere direttamente il 26,77% di Commerzbank, cui si aggiungono le azioni conferite all’offerta e una quota del 3,22% detenuta tramite strumenti finanziari con diritto alla consegna fisica. Il risultato è una partecipazione del 47,59% che, considerando le azioni proprie prive di diritto di voto, equivale già al 49,65% dei diritti di voto e salirà automaticamente a quel livello una volta completato l’annullamento del buyback annunciato da Commerzbank. Si è dunque a un soffio dal controllo di diritto (50% più un’azione).
Dal punto di vista industriale, il dato rappresenta molto più di un semplice incremento della partecipazione. Dopo quasi due anni di acquisti sul mercato, autorizzazioni regolamentari e una complessa offerta pubblica transfrontaliera, UniCredit si trova ormai a un passo dall’esercitare un’influenza determinante sul secondo gruppo bancario privato tedesco: sullo sfondo c’è l’integrazione della banca tedesca, fin qui difesa a spada tratta dall’establishment politico tedesco, nel gruppo bancario italiano.
La soglia del 50% resta il vero spartiacque
La partita, tuttavia, è tutt’altro che conclusa. Resta infatti aperta la questione se Orcel deciderà di spingersi oltre il 50%, assumendo un controllo pieno della banca, oppure se preferirà consolidare progressivamente il consenso degli azionisti e delle istituzioni tedesche prima di un eventuale affondo finale. La quota raggiunta oggi colloca già UniCredit in una posizione di fatto molto vicina al controllo, anche se il superamento della maggioranza assoluta avrebbe rilevanti conseguenze sotto il profilo della governance e del consolidamento contabile.
Berlino continua a opporsi
Il rafforzamento della banca italiana non attenua le tensioni con la Germania. Il Ministero delle Finanze di Berlino ha ribadito anche oggi la propria contrarietà all’operazione, definendo ancora una volta «aggressivo e ostile» l’approccio di UniCredit. Il governo federale mantiene infatti circa il 12% di Commerzbank, eredità del salvataggio pubblico del 2009, e continua a considerare strategica l’indipendenza dell’istituto di Francoforte.
Anche il management di Commerzbank mantiene una linea prudente. Pur dichiarandosi disponibile al dialogo con UniCredit, la banca tedesca sostiene che meno del 2% degli azionisti istituzionali e retail indipendenti abbia aderito all’offerta, interpretando questo dato come un segnale della scarsa attrattività economica della proposta italiana. Secondo Francoforte, gran parte delle adesioni proverrebbe infatti da intermediari finanziari coinvolti nelle operazioni in derivati già sottoscritte con UniCredit.
Il consolidamento europeo entra nella fase decisiva
L’operazione rappresenta uno dei test più significativi per i risiko bancario europeo. Da anni le autorità comunitarie auspicano la nascita di grandi gruppi transfrontalieri in grado di competere con i principali operatori statunitensi, ma il caso Commerzbank dimostra quanto le resistenze nazionali restino elevate quando l’acquirente è straniero.
Per UniCredit, l’investimento in Germania, dove è storicamente presente tramite la controllata Hvb, si inserisce in una strategia di crescita selettiva che punta a rafforzare la presenza nei mercati ritenuti più redditizi senza compromettere la disciplina patrimoniale. Non a caso, nel comunicato diffuso oggi, il gruppo ribadisce l’intenzione di «continuare a ricercare un dialogo costruttivo con tutte le parti interessate», proseguendo parallelamente gli iter regolamentari e autorizzativi ancora necessari. Quel che è certo è che l’audace mossa di Orcel, rispettoso verso l’autorità ma non intimorito dai niet ricevuti finora, ha di fatto aperto una nuova fase nel processo di consolidamento bancario europeo.
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