Finanza
Mps risponde a Intesa con due offerte: su Banco Bpm e su Banca Generali
L’obiettivo è costruire un’alternativa industriale per provare così a fermare l’offerta pubblica di scambio lanciata a giugno da Intesa Sanpaolo. Governo, opposizioni e autonomie locali contro l’ipotesi di smembramento del Monte.
Dopo un lungo consiglio di amministrazione, cominciato questa mattina, Mps ha approvato il piano sottoposto dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio di promuovere due offerte di scambio separate su Banco Bpm e Banca Generali, nel tentativo di costruire un’alternativa industriale all’Opas di Intesa Sanpaolo, che avrebbe un impatto dirompente sul sistema finanziario. Dopo la notizia, a Piazza Affari Banco Bpm è salito dell’1,6% e Banca Generali dell’1,4 per cento. Mps è in lieve calo (-0,32%).
Il via libera del cda di Mps è arrivato con l’astensione di quattro dei cinque consiglieri delle minoranze presenti. Si sarebbero astenuti, come riporta l’Ansa, Paolo Boccardelli, Nicola Maione, Antonella Centra e Paola De Martini, i primi tre eletti nella lista del cda e l’ultima in quella di Assogestioni, mentre il banchiere Corrado Passera, anche lui eletto nella lista di minoranza, avrebbe sostenuto il piano di Lovaglio.
Il cda avrebbe lungamente discusso di una doppia operazione, un’offerta pubblica di scambio sulla totalità del capitale Banco Bpm e un’offerta su Banca Generali, nell’ambito della quale potrebbe entrare in gioco anche la quota del 13,2% di Generali detenuta da Mps, attraverso la controllata Mediobanca.
La prima è un’operazione che presenterebbe già un primo problema: la posizione di Crédit Agricole, principale azionista di Banco Bpm, che – stando a quanto riporta AdnKronos – finora si sarebbe continuato a mostrare freddo rispetto a un’ipotesi di aggregazione. Crédit Agricole, socio di maggioranza con il 29,3%, potrebbe accettare la proposta o trovare un accordo con cui scambiare la sua quota.
Per quanto riguarda Banca Generali invece, secondo le stesse fonti, l’operazione partirebbe dallo scambio tra la partecipazione del 13,32% detenuta da Mps in Generali e il 50,17% di Banca Generali controllato dal Leone di Trieste. A seguire Mps lancerebbe un’offerta sul capitale restante di Banca Generali, con l’obiettivo di arrivare al delisting. Ma lo spazio di manovra è stretto tra passivity rule, che impone di passare per l’assemblea degli azionisti per varare qualsiasi manovra di contrasto a un’offerta pubblica, autorizzazioni e equilibri azionari.
Lovaglio, infine, per resistere all’offerta da 30,6 miliardi di euro di Intesa Sanpaolo, potrebbe essersi giocato anche la carta della distribuzione di un dividendo straordinario agli azionisti del Monte.
La Presidente del consiglio, Giorgia Meloni in un’intervista rilasciata a Milano Finanza ha auspicato che Monte dei Paschi non venga “smembrato”, riaffermando l’obiettivo originario del governo: utilizzare la privatizzazione del Monte per favorire la nascita di un terzo polo bancario, con un baricentro nel Nord. Sulla stessa linea anche il senatore Antonio Misiani, responsabile economico del Partito democratico. Posizioni che hanno evidentemente spianato la strada alla linea proposta da Lovaglio, che con l’operazione presentata oggi punterebbe a creare terzo polo bancario, con una dimensione di oltre 70 miliardi.
«Meloni ha detto di auspicare che Mps non finisca smembrata, perdendo il proprio nome e la propria identità. È anche la nostra posizione, da sempre», spiega il deputato e segretario del Pd Toscana Emiliano Fossi – . Abbiamo accolto con interesse le parole della premier, ma aspettiamo di vedere in cosa si concretizzeranno. Ci convince il progetto che da sempre l’ad Lovaglio porta avanti: mantenere l’identità della banca, senza svenderla e spezzettarla».
«Che Monte dei Paschi debba mantenere identità, unità e valore è una posizione che sosteniamo da tempo. Mps è stata risanata anche con ingenti risorse pubbliche e rappresenta un patrimonio che va tutelato nell’interesse del Paese, dei lavoratori, dei territori, degli azionisti e dei risparmiatori. Ma proprio per questo le parole di Giorgia Meloni sono politicamente molto significative: sconfessano la narrazione di un Governo estraneo al risiko bancario»; dichiara il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e delegato alla Politica economica e fiscale. «Se oggi la Presidente del Consiglio interviene direttamente per rivendicare la salvaguardia dell’unità e dell’identità di Mps, conferma che Palazzo Chigi questa partita l’ha seguita sin dall’inizio e che non ne è mai stato un osservatore neutrale. Il Governo ha avuto un ruolo di primo piano nella dismissione della partecipazione pubblica in Mps e nelle scelte che hanno contribuito ad aprire il risiko. Oggi, però, quella partita sembra essergli sfuggita di mano».
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