Risparmio
Saper di soldi è libertà: perché “La finanza è donna” va letto da tutti
Un pregiudizio smontato in due giorni di lettura: “La finanza è donna” di Carla Ruocco parte dalla dipendenza economica delle donne, ma parla a tutti. Un manuale semplice e necessario, da leggere anche a scuola e anche se di finanza si crede di sapere già tutto.
Ho letto in due giorni questo pamphlet di Carla Ruocco, “La finanza è donna. Semplici regole per essere più ricchi” (De Nigris, 2026). Parto con l’ammissione di un pregiudizio poi smontato: se non avessi avuto il piacere di incontrare l’autrice, e forse a causa di un recondito “maschilismo di ritorno”, probabilmente non l’avrei comprato. Bene, anche questa volta ho avuto la prova di quanto cerco di insegnare a mia figlia: avere pregiudizi è naturale, spesso finanche utile perché può preservare da entusiasmi facili e pericolosi, ma che la sfida di ogni essere senziente è, sempre, trasformare il pregiudizio in giudizio.
E il mio giudizio su questo agile libro è ottimo.
Innanzitutto due parole sull’autrice, che il tema lo maneggia con una confidenza derivante dalla sua formazione (è economista, di stanza al Ministero dell’Economia e delle Finanze), dalla sua esperienza politica (è stata parlamentare, presidente della Commissione Finanze della Camera e presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario) e – cosa fondamentale – dal fatto di essere una donna non sganciata dalla realtà, che mette le sue esperienze quotidiane e quelle con cui è venuta a contatto al centro di una riflessione più ampia. Scrivendo con la cifra della semplicità che, per dirla con George Sand, è “la cosa più difficile da ottenere in questo mondo”.
Il punto di partenza dell’autrice è dichiarato nel titolo: la finanza è donna non solo dal punto di vista grammaticale, ma da quello – necessario – che definirei “emancipativo”. Ruocco mette in luce, attraverso una sorta di manuale di alfabetizzazione primaria, quanto emerge da chi si occupa in maniera più approfondita di violenza di genere: la dipendenza economica delle donne dagli uomini è una violenza silente. Si esplica, per esempio, nella difficoltà a poter disporre del proprio denaro e nel cadere nella trappola dell’incompetenza su risparmio e finanza (“son cose da maschi!”) e in entrambi i casi limita la libertà stessa delle donne.
Il libro è diviso in tre parti: la prima, di carattere generale, che chiamerei “formazione alla liberazione da Mammona”; la seconda, più “tecnica”, che costituisce un facile glossario delle principali cose che chiunque dovrebbe sapere sulla gestione del denaro; la terza, con tre semplici esercizi di automonitoraggio su alcuni punti che l’autrice ritiene centrali.
Il libro merita di essere letto perché alterna il tratto dell’agile saggio alla narrazione di esempi concreti, che Ruocco infila con sapiente (e anche divertente!) nonchalance: piccole storie di vita vissuta, raccolte nell’esperienza politica o – come dovrebbe essere sempre per ogni autore – in quella esistenziale. Per esempio assume ai miei occhi un’aura di eroismo Filippo, citato in una di queste storie, che nella segreteria di presidenza della Commissione d’inchiesta rispondeva al numero dedicato alle segnalazioni di anomalie con le banche.
Il filo conduttore del piccolo manuale di “semplici regole per essere più ricchi” è, a mio avviso, uno solo: la necessità di costruirsi – donne, uomini, ragazzi e anziani – un rapporto competente ed equilibrato col denaro perché, altrimenti, si intacca senza scampo un patrimonio sempre a rischio che risponde al nome di “libertà”. Questione da sempre ineludibile, ma oggi ancor più centrale in società sempre più polarizzate tra ricchi e poveri, tra chi possiede e chi no e nelle quali il denaro (e il suo spreco, direi) è diventato uno status symbol a sé stante, indipendentemente da come lo si ottiene e dall’uso che se ne fa.
Per questo penso che il libro dovrebbe essere fatto leggere anche agli studenti delle scuole superiori: è una prima bussola per aprirsi a questioni più grandi. Si parla di invidia, di felicità che è spesso il disporre del proprio tempo, di fiducia in sé e di fiducia in generale, di valore, di prezzo e di dis-prezzo, di lentezza riflessiva contro fretta disabilitante; e, naturalmente, di rischio, diversificazione, inflazione, ETF. Sempre con quel tanto necessario sguardo semplice di cui si è detto, dichiarato obiettivo del libro.
Insomma, un libro da leggere anche se ci si sente (o si è) dei grandi esperti di finanza o maneggiatori di ingenti somme di denaro: la realtà, soprattutto per chi sta nelle torri eburnee, prima o poi – oggi più prima che poi – bussa con veemenza alle porte. Attrezzarsi non è populismo, ma saggezza. E va letto anche da chi crede che la questione della parità di genere, pur nella grande e fondamentale diversità di genere, passi anche dal comprendere meccanismi subdoli che sfuggono alla cronaca nera ma che, purtroppo, ne sono la benzina.
Un’ultima domanda che farò all’autrice: ma Filippo, esiste davvero?
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