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Centro-Sinistra del progresso per quale perimetro e metodo verso quale programma?

Le opposizioni di centro-sinistra necessitano con urgenza di un programma che impone un perimetro e un metodo per poi accoppiare una leadership di coesione della coalizione. Un preambolo in 7 punti

16 Luglio 2026

Premessa

Un centro sinistra del progresso ha bisogno di un programma ora per saldare i tre grandi principi – di giustizia , solidarietà ed equità – innanzitutto con una visione d’insieme, una direzione condivisa e una densità (priorità) ben chiare e poi scegliere la leadership di coesione della coalizione ancora troppo incerta e viziata da troppi personalismi e orticelli. Ma quale, viste le differenze che permangono su politica estera, difesa e riarmo e sulle priorità in economia e welfare, fisco e lavoro?

Serve trovare un perimetro su alcuni grandi nodi che potremmo definire di metodo. Sciogliendo incertezze su “trumpismo”, “neutralismo” e sostegno all’Ucraina traguardando al suo ingresso prossimo in Europa. Inoltre, non ponendosi semplicemente in “difesa della Costituzione” oppure con “lavoro al centro“. Ma anche evitando le “trappole” di scelta tra diritto alla salute e pareggio di bilancio associando le coperture da scegliere con cura e rigore nel quadro della Costituzione e senza forzature perché le compatibilità sono possibili e realistiche.

Un programma deve avere un cuore e un’anima e queste sono la coesione, l’innovazione sociale e la sostenibilità ambientale come macro-soluzioni che devono coesistere in equilibrio dinamico generando crescita di lungo periodo e di produttività (anche cognitiva) in un paese fermo da 30 anni e immobile da quattro con previsione di crescita del Pil allo 0,5%, ben sotto la media UE. Possibilmente traguardando al superamento di almeno alcune delle grandi diseguaglianze (territoriali, sanitarie, energetiche, demografiche, intergender, intergenerazionali, educative, tecnologiche) che ormai si intrecciano inestricabilmente.

 

PRIMO PUNTOglobalizzazione e migrazioni

Si tratta di avviare rapidamente lo “scongelamento della globalizzazione” messa nel freezer di neonazionalismi e sovranismi antistorici e antieconomici immersi in vecchi ideologismi di “conservazione” che stanno toccando limiti antichi insiti per esempio nella terribile categoria di “remigration” che veste un neo-razzismo emergente, come la Brexit ha plasticamente dimostrato a partire da un salto Federativo dell’Europa cedendo pezzi di sovranità in cambio di debito comune e accrescendo il budget europeo, troppo ristretto su varie materie ( dalla difesa, all’innovazione, al welfare, alla manifattura fino ad internet) e lasciando le paralisi del voto unanime a favore di maggioranze pur variabili. Per la semplice ragione che la globalizzazione con la migrazione sono parti ematologiche dell’umanità e della sua evoluzione millenaria così come in quella recente: dobbiamo solo condividerle e trovare regole utili alla loro governance congiunta accogliendo e integrando senza assimilazioni nel rispetto delle regole europee ed umanitarie. Gli ultimi 80 anni di storia dopo la tragedia epocale delle due guerre mondiali lo hanno ampiamente dimostrato tra pace, convivenza e benessere. Crescita, welfare e democrazia con innovazione, multiculturalismo e immigrazione che sono inestricabilmente interrelati soprattutto nella società della conoscenza e dei diritti.

 

SECONDO PUNTO – razionalità dei mercati, partecipazione, benessere e rischio

La razionalità dei mercati può funzionare solo se viene accolta e condivisa da una società partecipata, che assume una visione di medio- lungo termine con i suoi rischi, economici e sociali, che possano essere assunti dalle imprese alle istituzioni e anche alle persone che si rendano disponibili volontariamente ad assumere parte di quei rischi “compartecipando” alla gestione d’impresa nella coesione. Per la semplice ragione che i conferenti il capitale di rischio (private equity compresi e fondi) non sono più in grado da soli di concorrere ad assumere totalmente i rischi globali di lungo periodo (climate change, tecnologie, pandemie, conflitti diffusi, sicurezza, conoscenza, mercati globali, ecc.). Dunque, accoppiando efficienza, responsabilita’, benessere e coesione sociale alla promozione della concorrenza in settori molteplici dalla manifattura ai servizi logistici e d’impresa, dall’ agroindustria al turismo. Aiutando le imprese a proiettarsi nel futuro abbandonando la comfort zone del capitale di debito e accogliendo le sfide del capitale di rischio (sia degli imprenditori che dei partner della compagine aziendale di cui i lavoratori possono essere parte con le comunità e i territori). Spingendo la crescita dimensionale per linee esterne e tra queste: aperture all’ estero, aggregazioni di filiera, investimenti innovativi e nella qualità del capitale umano e sociale e semantico. Stimolare insomma il consolidamento di capitali pazienti con leadership “visionarie e motivanti” con una governance aperta e capace di esplorare nuovi modelli di business  nella crescita congiunta di Pil e BES. Provando a superare la tragica contraddizione tra un paese che appare “ricco” dal lato patrimoniale ma privo di capacità di crescita nella produzione di reddito e valore oltre che indebolito dal lato imprenditoriale. Dunque, da potenziare con start-up e distretti post-urbani dell’innovazione per contaminare e ibridare una divisione cognitiva del lavoro non smithiana tra digitalizzazione e sostenibilità transdisciplinari verso una economia e società dell’accesso. Iniettando un welfare aziendale  e di territorio più coraggioso e robusto. Fattori sempre più rilevanti nel complesso quadro internazionale ( energia, ambiente, sanità pubblica , scarsità di lavoro e competenze, salti tecnologici, AI) che abbiano al centro la dignità delle persone, come delineato anche nella Magnifica Humanitas di Leone XIV nell’orientare gli usi delle nuove tecnologie che rimangono mezzi o strumenti ma non  sono mai fini e a 135 anni dalla Rerum Novarum di Leone XIII.

 

TERZO PUNTO – finanziarizzazione dell’economia e limiti dello short termism

La finanziarizzazione dell’ economia come parte “fisiologica” del funzionamento dei mercati nel transito di risorse dal passato al futuro attraverso i risparmi deve continuare a contribuire ad aprire i mercati “pesando e fluidificando” adeguatamente il valore dei beni reali, bilanciando dinamicamente reddito e patrimonio e moderando le spinte più speculative nell’estremismo di derive connesse allo short termism che destabilizzano il capitalismo concorrenziale spingendone le pulsioni monopoliste. Con banche che tornino a finanziare PMI e start-up assumendo rischi nella selezione del merito di credito favorendo masse di risparmio verso impieghi produttivi e rischiosi supportando il valore potenziale delle imprese e loro ecosistemi. Compresa una regolazione europea più robusta (ma dovremmo dire mondiale) di vendite di titoli allo scoperto (short selling) e titoli derivati/future, spesso scarsamente trasparenti nonostante il Regolamento UE 236/2012 (con normative MiFir), evitando abusi e speculazioni anche con authority forti come complementari a cessioni di sovranità nazionali.

Allora, una finanza “sostenibile e responsabile” capace di accoppiamento con l’ economia reale o sostenendo il reddito e/o rinforzando il valore del patrimonio, per esempio supportando lo sviluppo tecnologico e la crescita dei nuovi mercati ma anche dei paesi in via di sviluppo. Possibilmente, facilitando una demografia bilanciata tra paesi giovani e poveri (o di nuovissima industrializzazione) ad alta natalità ( bassa speranza di vita) che “esportano migranti” e paesi vecchi ( di antica o intermedia industrializzazione) a bassa natalità e alto invecchiamento che” importano migranti”. Una finanza capace di sostegno ad una globalizzazione non asimmetrica e di un accesso alla tecnologia meno diseguale e ad una formazione diffusa di riqualificazione del lavoro. Nella altra contraddizione di un paese dove aumentano i redditi da lavoro e da capitale ( certificati dalle dichiarazioni IRPEF) ma anche la povertà e dove il tasso di attività giovanile e femminile è tra i più bassi d’ Europa e con questi il dramma del record europeo dei NEET ( giovani che non studiano e non lavorano) o dei giovani (under 34) che migrano(630mila espatri da 2011 a 2024), magari dopo una laurea (40%) e che non tornano: il “Grande Spreco” umano, sociale, territoriale ed economico.

 

QUARTO PUNTO – commercio internazionale e antagonismo tra oligarchie imperiali USA/Cina: elettiva e statalista (entrambe autoritarie)

Il commercio internazionale non può essere riportato all’epoca disastrosa dei dazi del primo novecento, punendo i paesi “esportatori” ( in surplus commerciale) da parte dei grandi paesi “importatori” (in deficit commerciale) per ridurre lo squilibrio “ a catena” delle bilance commerciali. Perche’ siamo di fronte ad una “ibridazione” rispetto a ‘800 e ‘900 dove materie prime, beni manufatti industriali e servizi devono potersi bilanciare dinamicamente abbandonando logiche coloniali e/o imperiali. Vale per gli USA che non riporteranno le produzioni in America se non in minima parte visto che i dazi hanno operato come tasse sulle importazioni dei prodotti, per esempio dall’ Europa. Ma vale anche per la Cina, che non potrà scaricare totalmente sull’ Europa il proprio potenziale di sovracapacità produttiva. Entrambi questi pachidermi devono considerare lo stato di interdipendenza dell’ economia planetaria che certo è irreversibile. L'”espansionismo imperiale” di entrambi deve tener conto della necessità di un sostanziale multilateralismo, essendo il commercio internazionale un complesso sistema di vasi comunicanti, come la strozzatura (irrisolta) di Hormuz ha dimostrato ad abundantiam. Dazi che se nel breve termine possono essere abbastanza innocui, nel lungo possono trasformarsi in gravi effetti distorsivi dei mercati e micce di conflitti diffondendo nazionalismi e chiusure autarchiche per la pressione delle opinioni pubbliche. Rivelando il vero corpus ideologico-politico di questi neonazionalismi populisti e sovranisti ( che mascherano nuovi razzismi come la ” remigration”) in contrasto con le logiche economico-commerciali e del commercio internazionale che mostrano i vantaggi di schemi win-win, dove o vincono (quasi) tutti o perdono (quasi) tutti.

 

QUINTO PUNTO – Irreversibilità del progetto europeo tra disimpegno USA e l’”orso russo”

Il “trumpismo”  e il disimpegno USA dall’Occidente liberal-democratico ci trasmette allora un solo elemento positivo e cioè l’irreversibilità del progetto europeo e che possiamo vivere e rafforzare senza l’ombrello di difesa degli USA se ci daremo un esercito europeo che consente anche di risparmiare sul riarmo necessario integrando una industria europea della difesa magari con una alleanza strategica con l’Ucraina per poi consentirne l’ingresso prima possibile verso una integrazione più forte di tipo federale. Una autonomia strategica che deve passare attraverso il controllo di alcune tecnologie essenziali come Internet, una rete satellitare e una rete integrata di porti per il controllo sul mare e oggi anche investendo nell’ AI dove siamo in ritardo, soprattutto nell’ adozione delle PMI nei vari settori applicativi e dove possiamo recuperare. Perche’ non possiamo permetterci di non avere un totale controllo sui dati di terra, acqua e aria come leve di difesa e architravi della sicurezza nazionale ed europea insieme. Questo potrà passare attraverso parziali rinazionalizzazioni con quote di minoranza nelle aziende strategiche e che in parte già abbiamo in aziende della difesa e delle tecnologie primarie perché’ non possiamo permetterci di cedere controllo ad aziende private estere su funzioni vitali di difesa (dai satelliti a Internet, dai dati all’ energia, dall’ acqua ai droni). Anche perché l’aggressività dell’”orso russo” che periodicamente ritorna e oggi anche con la “guerra ibrida” è ormai ampiamente dimostrata e ci serve un coordinamento europeo forte per una difesa che non può che essere coordinata e congiunta tra i 27 per un “pacifismo pragmatico e realista” anche verso l’espansionismo armato delle politiche di Netanyahu e alle  tragedie derivate di Gaza e Cisgiordania (e ora del Libano) che rischiano l’implosione di Israele dopo l’incendio del 7 ottobre.

 

SESTO PUNTO  reti di servizi ed ecosistemi dinamici per lo sviluppo endogeno e sfida demografica

Serve poi lavorare sull’ integrazione di reti di servizi pubblici efficienti e affidabili (dalla sanità pubblica, alla scuola, dai trasporti alla Ricerca & Sviluppo, dall’acqua all’energia fossile e alle rinnovabili) traguardando a logiche programmatorie di 6 macroregioni (+ le isole) pur agendo a legislazione invariata partendo dalle grandi aree metropolitane “estese”. Sulla sanità lavorando su programmi di prevenzione per consentire il lancio di una sanità territoriale e consentire maggiore efficienza degli ospedali e aggiornando le reti ferroviarie integrando quelle a lunga percorrenza e alta velocità (high speed) con quelle locali e turistiche (low speed). Ma anche di una lotta seria ad una delle patologie antiche del paese: una evasione fiscale enorme che un paese super indebitato non può più permettersi e che vanno affrontati con una seria selettività nel public spending review associandola a nudge policies per cambiare i comportamenti guardando alle priorità urgenti per far ripartire la crescita tra sostenibilità e coesione, innovazione sociale ed eco-efficienza. Aiutando la riemersione del “nero” con la digitalizzazione. Ripartendo da una curva fiscale effettivamente progressiva e per un fisco giusto ed efficace. Ricordando che siamo un paese manifatturiero e che necessitiamo di una burocrazia e di una logistica efficienti con servizi competitivi che impattano sui costi medi e dei nostri prodotti e servizi. A questo quadro si aggiunge l’azione sul “grande 0 demografico” con una autentica ” liberazione delle donne” verso una autonomia vera per redditi e potere ( anche con le quote rosa) e servizi alle famiglie ( nidi, orari scolastici pomeridiani, incentivi alla natalità, ecc.). Perché solo la loro autonomia economica e professionale e nei supporti alla cura familiare le riporterà alla maternità e al lavoro spingendo il Pil in avanti. Quindi dalle reti familiari alle reti d’impresa e alle reti territoriali che significa iniettare qualità negli ecosistemi come tessuti per legare in progetti condivisi , imprese, istituzioni, comunità con città , territori, e culture industriali e materiali attraverso l’ ordito di conoscenze (tacite e codificate), dati e informazioni che si fanno creatività e innovazione condivise. Ecosistemi  e filiere (intersettoriali, interterritoriali e transdisciplinari) come generatori di fiducia e creatività e dunque identificati, incentivati e interconnessi perché sono fuochi di innovazione sociale, condivisa e trasferibile e cuore della competizione tecno-produttiva.

 

SETTIMO PUNTO – Dati e privacy protezione degli adolescenti e dei soggetti fragili

Come noto in Europa, le protezioni per i consumatori riguardo all’invadenza dei social media e alla pubblicità ingannevole sono principalmente garantite dal Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR), che stabilisce norme rigorose sulla gestione dei dati personali. In Italia, il Codice del Consumo disciplina la protezione dei consumatori, stabilendo norme contro la pubblicità ingannevole  spesso associate a pratiche commerciali scorrette. Da proteggere e rinforzare con un perimetro trasparente di protezione della privacy. Oltre al GDPR, ci sono leggi nazionali che si occupano della protezione dei dati e della privacy, come il Codice della Privacy italiano. Sul Controllo sui dati le aziende devono implementare misure adeguate a garantire la sicurezza dei dati e proteggere la privacy degli utenti e i segreti aziendali. Agire allora su educazione e consapevolezza con Iniziative di sensibilizzazione per insegnare agli adolescenti e ai giovani (così come agli anziani) a proteggere la propria privacy. Gli adolescenti sono i più suscettibili a pubblicità mirata e ai rischi legati alla privacy e per questo le piattaforme social devono adottare misure specifiche per proteggerli con forti sanzioni di fronte alle violazioni finora insufficienti e inadeguate perché il loro design è mirato alla sola generazione di traffico, spesso incurante degli impatti su minori e soggetti deboli. Un insieme di misure necessarie che cercano di mitigare i rischi associati all’uso di piattaforme e tecnologie digitali per proteggere i consumatori e i soggetti più vulnerabili (tra questi gli adolescenti). Da supportare anche con azioni tese ad agire sui contenuti di pubblicità ingannevoli e che fanno largo uso di bambini e che andrebbero vietati, così come diete contrarie alla salute pubblica (grassi animali, zuccheri, alimenti iperproteici che aumentano la soglia di sazietà, ecc.) di fronte alle sfide planetarie dell’antibiotico-resistenza, della  obesità o del diabete mellito. Favorire la formazione di piattaforme e aziende europee in questi delicati settori non è solo utile ma ormai necessario e urgente.

 

Questo un perimetro da riempire con misure sostenibili e coesive per la crescita e l’ innovazione tra equità e responsabilità con approcci pragmatici e di problem solving, che guardino ai bisogni dei viventi, al medio-lungo termine e a modelli di sviluppo di un capitalismo responsabile, equo, sostenibile e inclusivo con uno stato efficiente  e giusto per sostenere mercati competitivi dinamici e aperti nella libertà.

 

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