richiamo al concetto di barriera ostile, ostacolo difficile da superare

Immigrazione

Ceuta Calvario di migrantes nel termostato di una Civiltà incompiuta

Le placche di ricchezza e denatalità/longevità con quelle di povertà e natalità si scontrano di fronte alla barbarie della “remigration”
nell’unico punto estremo di contatto tra Africa ed Europa

2 Agosto 2026

Il disastro umanitario di Ceuta ci dice chi siamo a 90 anni dal 17 luglio 1936 quando con gli aerei di Hitler e Mussolini l’ Ejercito de Africa spagnolo planava su Melilla e consolidò l’exclave sulla punta estrema dell’ Africa nord occidentale e a 14 km di mare dalle coste della Spagna (e che oggi è Europa) dopo aver conquistato la capitale. Una Europa incapace di una comune politica migratoria e industriale frenata dalle destre sovraniste di un populismo senza progetto che ci riporta agli anni ’20 del colonialismo armato. In particolare, di fronte oggi alla devastante contraddizione storica e strutturale tra paesi ricchi e vecchi e paesi poveri e giovani e che per questo dovrebbero “incontrarsi” e non “scontrarsi”. Negoziando e decidendo opportunamente nella reciprocità anche se evidente anche dalle immagini che le porte sono state aperte per 24 ore e poi richiuse riprendendosi indietro 48000 persone e 60 morti a tutta evidenza una forma di pressione sull’ Europa attraverso la Spagna e per i suoi nuovi rapporti con Algeri sul gas che Rabat “non gradisce” essendo salita sul “treno per Mar-a-Lago”. Dunque, forse anche un “regalino” a Trump in rotta di collisione diplomatica (e non solo visti i dazi e il rifiuto delle concessioni militari) con Sanchez.  Gli eventi noti: “nel 2020 Trump riconosce la sovranità marocchina sul Sahara occidentale; nel 2025 Rubio la ribadisce; a maggio una commissione del Congresso definisce Ceuta e Melilla territorio marocchino; a giugno la Casa Bianca azzera i dazi sui fosfati di Rabat; il 25 luglio Mohammed VI intitola a Trump mille chilometri di autostrada nel Sahara occupato e Trump ringrazia su Truth Social. Cinque giorni dopo la frontiera si rompe, il dipartimento di stato accusa il globalismo di Sánchez e Trump spiega alla CNN che Ceuta va usata come argomento per le elezioni di metà mandato” (Aprigliano, 2026).

Ma al di là dei complottismi (veri e verosimili), sorgono le destre-destre sovraniste e populiste che sanno purtroppo solo sillabare “No Migrantes” sulla distinzione fragile tra immigrati legali e illegali senza dare risposte ai problemi strutturali dei paesi europei soffiando sui fuochi dell’ insicurezza unica spiaggia del fallimento meloniano da imbandire alle elezioni prossime. Uso politico dell’immigrazione come vetrina di difesa della “identità nazionale, della sicurezza internazionale, e della purezza della razza” secondo i criteri del “futurista con stellette”. Ben sapendo che c’è una faglia stretta di ibridazione tra queste due tipologie di migranti e che andrebbe “governata” con criteri di ordinaria sostenibilità e di appropriata umanità a partire dall’accoglienza e poi con la riconoscibilità da cui una offerta di un’opzione di 3-6 mesi per trovare un lavoro (permesso di lavoro per rifugiati), imparare i rudimenti della lingua e le nostre leggi. E non è solo una questione etica, ma lo è, non lasciando soli gli imprenditori  come quelli bresciani di Bonomi Group nel “Progetto Ghana” (formando le persone in  parte sul posto e poi accompagnarle nei nostri territori insegnando un mestiere di pratiche e tecniche industriali) e offrendo loro una speranza, progettando e costruendo integrazione senza assimilazione. Avendo capito e respinto il nodo ideologico e razzista di parole orribili come “remigration”, incompatibili con la modernità, con l’industria e il commercio internazionale  oltre che con il Diritto Umanitario e dunque con la Civiltà. Fermare le migrazioni è come fermare l’industria e il commercio e dunque il mondo e perciò la Civiltà, da ben prima dello scontro tra Atene e Sparta e che ritroviamo nella formidabile ricostruzione dell’Odissea dove il Re di Itaca si scontra con i miti  e con i predoni del mare sul ritorno e sul Rasoio di Occam della legge di Zeus che imponeva di “trattare gli altri come noi vorremmo essere trattati”. Lezione minima di Democrazia e nelle acque del Mediterraneo, dove tutto ebbe inizio, sempre in quella pozza.

Senza immigrazione caduta del Pil del 12%

Avendo ben chiari, tuttavia, due punti fondamentali che se noi dovessimo chiudere le frontiere europee il Pil cadrebbe di 12 punti percentuali. Mentre se – come negli Stati Uniti nel principio dello jus soli del 1868 da quasi160 anni e che ne ha fatto la prima democrazia e potenza militare globale – dovessimo dichiarare i nati in Europa come “europei” avremmo una crescita del Pil di 6 punti ( think tank di Parigi sulla competitività). Per dire che il fenomeno è enorme, continuo  e sistemico e impone soluzioni altrettanto sistemiche di regolazione degli accessi con ragionevolezza e umanità nella governance condivisa delle interdipendenze economiche e sociali senza usare la vita di migliaia di giovani per scopi inconfessabili di consenso a tutti i costi per la presa del potere, senza sapere che farsene.

Infatti, non serve Confindustria (in Italia come in Europa) a rilevare che oggi la nostra manifattura (industriale, di servizio e agricola) non ha problemi di lavoro ma semmai di lavoratori che non si trovano, con scarsità critiche su molteplici competenze. E non possiamo certo parlare solo di braccia e menti ma anche e soprattutto di idee e culture essendo i nostri mercati  del tutto globalizzati (seconda manifattura europea e quarta nel mondo), anche le nostre aziende necessitano allora di varietà culturale, di nuovi immaginari per progettare e realizzare prodotti compatibili con quella globalità e che chiusi in una astratta autarchia non saremmo in grado di fare in modi sostenibili. Aprendo varchi sia sui mercati del lavoro che di sbocco ricucendo gli squilibri tra offerta di lavoro e domanda.

Sanchez va allora supportato per il grande programma di regolarizzazione di immigrati soprattutto da sud dei mesi scorsi (certo facilitato da lingua comune e secolare frequentazione), come fu alcuni anni fa nella Germania di Angela Merkel per i flussi da est sentite le esigenze delle associazioni imprenditoriali. Oggi Sanchez va aiutato di fronte a questa che non è una emergenza solo spagnola ma dell’ Europa tutta e che impone unita nelle risposte e condivisione. Con atti di solidarietà e azioni concrete di supporto come hanno fatto Francia e Inghilterra e Germania e non sospendendo il “Trattato di Schengen” del 1988 (e recepito dall’ Italia solo nel 1990). Un atto di pura propaganda elettoralistica (e con nuovo “allineamento” a Trump) per inseguire le previsioni di crescita dei “Futuristi su Marte” di turno come dei Farage in UK piuttosto che di Le Pen in Francia. Peccato che a Ceuta il “Trattato di Schengen
non è vigente, dunque sfiorando il ridicolo globale e peraltro isolandosi in Europa: a Palazzo Chigi si informano prima di sparare cannonate a salve come solo nei film di Batman? Una chiusura sui migranti che ha “affondato” anche Orban e che rischia di affondare anche la manifattura europea e i servizi alle persone oltre all’agricoltura già frustata da El Nino che insiste e dai prezzi dell’energia che non scendono in attesa di miracoli dell’AI che non arrivano ( e non arriveranno). Mentre in Spagna energia e migranti sono stati i due motori della crescita ben sopra la media europea degli ultimi 36 mesi. Gli stessi due fattori che al contrario zavorrano l’Italia che secondo dati Frontex ha ammesso transiti di irregolari per 478.600 persone tra 2021-2026, ma non alzando il tasso di occupazione giovanile e femminile e spingendo 110000 di questi all’estero, spesso laureati.

Un’Europa del Diritto Umanitario e delle libertà per il futuro dell’industria e della Civiltà

Una divisione Europea che allora non fa bene alla democrazia e allo Stato di Diritto per manomissione del Diritto umanitario all’accoglienza e che dovrebbe spingerci ad alimentare programmi di scambio commerciale con i paesi del sud del mondo per supportarne la loro crescita con un libero scambio equo e giusto, oltre che solidale regolarizzando i flussi migratori necessari con gli opportuni controlli e piani formativi. Ben sapendo che non si possono liberalizzare i commerci e non la mobilità delle persone adottando politiche e controlli che si addicono a paesi civili e democratici. Di questa nostra Civiltà che è fatta strutturalmente da flussi ordinati (e a volte dis-ordinati dalla politica) di migranti come fu per le catene di montaggio di Ford nel 1905 riempite con eserciti di europei (italiani compresi). Infatti, i flussi non sono diretti né in Russia, né in Cina ma in USA ed Europa. Riconoscendo allora nell’ immigrazione il più grande fenomeno di massa da che esiste l’Uomo e che ha accompagnato civilizzazioni e modernizzazioni. Infatti, dopo essere sceso dagli alberi e aver rincorso le greggi per milioni di anni per assicurare sopravvivenza e sicurezza alla prole ha poi formato comunità , villaggi e città e fabbriche che hanno avviato i commerci prima sempre accompagnati dai flussi delle persone a due vie e poi per catene multilaterali nelle diverse aree e a rete tra territori. Le migrazioni, dunque, come termostato regolatore degli squilibri dinamici tra commerci globali e mercati locali, tra competenze artigianali e industriali, tra corporativismi e concorrenza e  – come direbbe Agnes Heller  – tra libertà e totalitarismi. Una migrazione strutturale che oggi si è arricchita anche di coloro che fuggono ancora per motivi economici e – più di recente – per motivi climatici visti gli innalzamenti degli oceani per scioglimento dei ghiacci e rottura dei cicli di piovosità. Dopo che per secoli e secoli con grandi e piccole migrazioni coloro che cercavano rifugio da guerre, persecuzioni, carestie e malattie ancora oggi persistono seppure in forme diverse per la velocità degli eventi che la globalizzazione e le interdipendenze geopolitiche e i mezzi di trasporto hanno impresso alle forme di convivenza. Ciò che prima veniva fatto su un piano locale o regionale ora avviene su scala continentale e intercontinentale e che non possiamo fermare ma solo filtrare, orientare e direzionare quale vero antidoto all’invecchiamento dei paesi ricchi (bassa natalità e alta longevità) e ringiovanimento dei paesi poveri (alta natalità e bassa età media) e dell’ Africa in particolare. Due placche che si devono incontrare, negoziare e dialogare per agire insieme. Infatti, i 50 mila giovanissimi marocchini spinti a nuoto dalla polizia marocchina nell’exclave di Ceuta gridavano: “trabajo, trabajo” ! Come meno di due secoli fa si gridava “pane, pane“! Che altro potrebbero chiedere? Certo quel che non possiamo rispondere è – come fece una regina francese di 250 anni fa – è ” che mangino brioche” prima di essere ghigliottinata e che non è l’Europa che siamo e che vogliamo.

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