Parlamento
Quale Legge (anti) Elettorale per destrutturare la divisione liberal-democratica dei poteri Costituzionali ?
Una Legge (anti) Elettorale per destrutturare la divisione liberal-democratica dei poteri
Costituzionali “oltre” Montesquieu verso il Colle del Quirinale
Cambiamo legge elettorale ad ogni cambio di legislatura. Dopo la legge elettorale per il voto alle donne del 1946 abbiamo avuto almeno 6 modifiche di rilievo. Ricordando peraltro che il fascismo negò sempre il voto alle donne mentre negli USA arrivò proprio nel 1922 e fummo gli unici con la Germania a dichiarare poi guerra proprio agli USA. Perche? Semplicemente per coprire i fallimenti della politica e/o per fronteggiare le “pulsioni fameliche” degli interessi di potere di un paese avviato dopo la Liberazione e con il Piano Marshall alla crescita che ci accompagnò fino alla rivoluzione studentesca del ‘68 per poi rallentare con le crisi energetiche del ‘72 e ‘78 ? Siamo ad un nuovo veicolo elettorale ma con una “vecchia politica” frammentata e polarizzata, ora al voto in Parlamento dove si cerca di bloccare proprio la rappresentanza del Parlamento innanzitutto con i listini decisi dai capi-partito rifiutando le “preferenze”. Intanto con tempi “sconsigliati” dalla Commissione di Venezia dell’UE troppo vicini alle elezioni e quindi sospetti di manipolazione soprattutto se la legge non è condivisa. Allora emerge una delle “anime nere” dei “populismi moderni” mascherati da nazionalismi sovranisti e che con questa legge elettorale della destra sembra spingere per un ritorno apparente al “partitismo perfetto” ma dove sono i capi-partito (o capi-bastone?) a decidere gli eletti per tutti. Decostruendo dunque il principio di rappresentanza e risospingendo in questo modo alla rinuncia al voto (che è una scelta non casuale di questa destra chiusa nei propri recinti clanici), e alla astensione crescente da almeno 40 anni e alla quale non rispondiamo. Cioè il potere centralistico dei capi-partito ritorna e decide “tutto per tutti gli eletti” con uomini e donne sole al comando ma supportati strettamente dalle proprie “famiglie e famigli” alla faccia del merito e delle competenze dei migliori. Lo sanno gli italiani ? Certo che si, visto che non votano più. Il centro-sinistra dovrebbe allora andare esattamente in direzione contraria : aprendo i cancelli e portare al voto gli italiani stanchi e rinunciatari, motivando e mobilitando l’onda della partecipazione di tutti e tutte a partire dalla difesa della Costituzione come avvenuto per il Referendum sulla giustizia e dal Civismo per risollevare un’affluenza ormai scesa al 45%. Alla coalizione di centro-sinistra si richiede allora coraggio e visione, anche perché il veicolo proposto vuole da un lato realizzare un Premierato per legge ordinaria, ossia senza modifiche alla Legge fondamentale e ora non realizzabile; dall’altra, portare un rappresentante di destra al Quirinale violando di fatto una scelta bipartisan per una “figura di garanzia” quale il Presidente deve essere nel quadro definito da Montesquieu di divisione dei poteri. Certo non si può dire – come fa Meloni – che i precedenti Presidenti siano stati “tutti di sinistra”. Da De Nicola ad Einaudi a Gronchi, da Segni a Leone a Saragat a Pertini fino ai più recenti da Scalfaro a Ciampi a Napolitano e poi a Mattarella. Tutti “profili di garanzia” ( Costituzionale) per il contesto in cui nascevano.
Obiettivo della legge elettorale è la Presidenza della Repubblica: con un profilo di destra ma non di garanzia ?
Infatti, se la legge elettorale è con premio di maggioranza esorbitante (fino al 60%) di fatto conduce ad una elezione del Presidente della Repubblica solo con una parte politica che è il vero obiettivo per la candidata vera e unica che è Meloni (che il 15 gennaio 2027 compirà 50 anni), oggi shakerata nel cocktail con Mantovano per confondere le acque del teatrino preelettorale. Dunque, accelerazione per centrare questo obiettivo primario coinvolgendo Vannacci nel disegno complessivo e che però dovrà decidere oggi, cioè prima delle elezioni e non dopo (previste peraltro in anticipo per aprile) a favore di questa legge elettorale con premio abnorme, molto oltre di quella che fu la “legge truffa” (errore politico fatale di De Gasperi) e respinta dagli italiani nel 1953 che consentirono di non raggiungere la soglia di premio del 50% (legge poi abrogata). Con questo nuovo marchingegno elettorale, perciò si vuole costringere Vannacci a salire sul carro oggi per mettere in sicurezza il filotto e ( anche) mettendolo “in scacco”, cosi come per i due “discoli (quasi) dissenzienti” (che vorrebbero resistere sulle “preferenze” per ragioni diverse, FI e Lega) in una finzione delle parti. Quindi la “gabbia meloniana dell’orso” è pronta per intrappolare sia la incombente iper-destra di Vannacci e sia la destra di Salvini e Forza Italia con gli orticelli annessi passando per una legge anti-elettorale di fatto per l’”abnormità” di soglia e premio (la prima bassissima vestita su una coalizione al 42% e la seconda per un “premio di maggioranza” per portare la destra oltre il 60% e relativo cappio lanciato verso il Colle. Ovviamente senza preferenze o quasi (o solo blocco dei capilista come nell’’emendamento del Lodo La russa?) e incistando il nome della premier nella scheda. Destra divisa che prova con ingegnerie bulgare al lavoro sugli emendamenti a trovare soluzioni ma sempre più complesse. Per provare a difendersi dall’orda vannacciana che divide, per esempio chiedendo a Meloni le preferenze o per negoziare un posto a tavola visti i crescenti consensi e appetiti del generalissimo che cavalca la “remigration” con toni esplicitamente razzisti con coloriture di Stato etnico da jus sanguinis (senza poter specificare da quante generazioni)? Questa la manovra in corso come “magia istituzionale” con tutti i poteri “fusi” in uno solo e cioè nell’esecutivo che assorbe il legislativo compreso il giudiziario con il PdR a presiedere il CSM come massimo organo dei giudici) erodendo lo Stato di Diritto Costituzionale e scavando la fossa alla Democrazia Liberale: una deriva presidenzialista per imbavagliare il Presidente della Repubblica e annullare il Parlamento. Oplà il gioco è fatto con la Seconda (o Terza) Repubblica sui bordi del vulcano antidemocratico e autocratico senza passare per Weimar, ma dopo quattro anni di fallimento politico-istituzionale ed economico e isolamento europeista dal crollo del ponte trumpiano nelle strategie internazionali. Basta ricordare: crescita “0”, produttività regredita o mai decollata dal 1990, immigrazione illegale esplosa, migrazione continua dei giovani laureati, tassi di attività femminile e giovanile più bassi in Europa, salari reali dimenticati al 2008, imprenditorialità in calo, sanità al collasso in attesa delle case comunità senza risorse e senza medici-infermieri e code che si affollano, povertà in aumento per 4,5 mil.ni di persone e che rinunciano alle cure, tagli a ricerca e Università, record dei NEET in UE e tassi di abbandono scolastico tra i più alti e numero dei laureati tra i più bassi. Ma ora la “donna della provvidenza” o l’ “(ex)underdog” della Garbatella (seppure da 30 anni in Parlamento e in vari Governi da Berlusconi in avanti) chiede e si vuole dare “pieni poteri per il potere”, ma per dove non è dato sapere né per fare cosa né come o con chi ( a parte i soliti noti) visto che la stabilità nuda (e risparmi sul costo del debito) non bastano senza crescita. Una traiettoria cupa, vagamente autarchica e corporatista (di premio del proprio elettorato delle rendite) che abbiamo davanti soprattutto perché senza un disegno se non le “fresche frasche” sulla “stabilita del Governo dell’ immobilità” che non è più sufficiente e lo si vuole marmorizzare in un Presidenzialismo d’accatto autoritario mascherato da Premierato, ma non Cancellierato alla tedesca che potrebbe (forse) essere accettato anche dall’opposizione. Il centro-sinistra si spera si unisca presto oltre personalismi e individualismi su un Programma radicale e ambizioso per una crescita sostenibile e coraggiosa verso una maggiore coesione per una prosperità condivisa che guardi ai “beni comuni”, pubblici e privati con una economia civica che faccia da volano per far ripartire il motore ingolfato della macchina e senza benzina (anche formando sull’AI dove siamo in ritardo) dato che il modello export led non è sufficiente a far crescere produttività e salari. 10 punti chiari su crescita e serviticing manifatturiero, politica industriale sugli ecosistemi delle pmi (Zes generalizzato che aiuti anche i salari del sud a crescere con il Pil già cresciuto più del Nord), scelte energetiche con rinnovabili e “neutralità” ( per ridurre la nostra storica dipendenza energetica dall’estero e ridurre le bollette), una sanità territoriale efficiente, un fisco equo ( lasciando le polemiche su “patrimoniale si e no”) e un quadro europeo di alleanze strategiche per difesa comune, sostegno all’Ucraina e critica al Governo Netanyahu sul disastro umano di Gaza, governance dell’immigrazione (integrando e formando) e incentivando la concorrenza delle big tech con campioni UE (Qwant e Mistral per esempio). Ricordando alcune stime recenti di think tank parigini (ESCP) che vedrebbero una caduta del Pil dell’8 % con chiusura delle frontiere UE e un aumento del 4% con jus soli (cittadinanza) per i nati in UE. Allora, un CS unito per costruire una speranza ( e non solo una “alternativa”) aprendosi al Civismo degli italiani e ai loro territori, anche con le preferenze e con partiti accoglienti, per giovani e donne con nuove idee e preziose competenze, purché accoppiate con virtù. Se non ora quando ?
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