La parolaccia della settimana
Vespa
La Vespa Teresa
Dischiuse le dita
e quella ruggì.
La Vespa Teresa è uno scrivano vano,
che d’inutilità le carte ingozza,
ed ogni sera
illumina gli schermi d’altrui perversità,
dando la stura
a Crozza
per far caricatura.
La natura
ronzante che la spinge,
senz’altro la costringe
a pungere qua e là,
avvelenando tutto senza scampo.
L’ammonimento a quella studentessa,
e a “voi giovani” inclusi nel pacchetto,
a studiare di più per presentarsi
mai fu diretto
a chi, delle massime cariche investita,
certa Giorgia Melon, tanto agguerrita,
dello Stato mostrar volendo i conti
fece una figuraccia su più fronti,
cifre esponendo in libertà,
manipolando una calcolatrice
senza alcuna aderenza alla realtà.
Sempre la Vespa ronza
con suo paternalismo,
unica qualità che la pervade
che volgesi però in autoerotismo.
Di tanto in tanto,
un plastico scenario
apparve a fornir vanto
alla Vespa contenta
all’humano consesso di mostrare
come i fatti si svolsero in quel luogo,
e volle, petulante demagogo,
plasmar sua verità senza ritegno.
Ecco l’orrido campo,
Bruno, per l’ombre che colei vi getta,
seppure vi prometta
la soluzïon del caso.
Di Pandora quel vaso
di mali
prodigo fu più mai quanto i vespiani libri.
Invano gli equilibri
del mondo a lei sommessi
furono più gli stessi a rincuorar lettori.
Né pure i nostri cuori
pronti saranno al foco
dell’attacco vespiano a tutto il mondo.
Che, pur così rotondo,
seguiterà sue orbite
a disegnar nella celeste sfera,
dove, nel vacuo spazio,
tace il molesto strazio
del ronzio della Vespa.
Portaci, o Musk ardito,
tu ch’accudisci
d’artificiali ordigni la celeste schiera,
sulle sabbie di Marte,
lontano dalle carte
dalla Vespa imbrattate.
Solo gli zolfanelli
la giustizia faran di tanto scempio
d’humano sempio
e inopportuno insetto.
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