Sanità

Sanità

Sanità sarda: un’estate da incubo

In questi giorni gli infermieri di alcuni ospedali sardi hanno dichiarato lo stato di agitazione. Questo è però solo l’ultimo episodio di un’estate da incubo per la sanità sarda, e in particolare per quella nuorese.

21 Settembre 2026

Ancora giorni bui per la sanità sarda. Gli infermieri degli ospedali cagliaritani Businco, Microcitemico e San Michele (appartenenti all’azienda Arnas Brotzu) hanno dichiarato lo stato di agitazione. Secondo il sindacato Nursing Upuna pericolosa sequenza di problemi irrisolti di natura sia organizzativa e gestionale che economica vengono ignorati ed esclusi dal confronto sindacale”.

Diego Murracino, responsabile regionale del sindacato degli infermieri, denuncia la carenza di personale e la necessità del rispetto delle professionalità, del giusto stipendio e del diritto alla mensa.

Il personale sanitario è allo stremo, le condizioni di lavoro nei reparti sono difficili e garantire l’assistenza con un numero esiguo di personale in turno rende il contesto lavorativo a rischio. La copertura dei turni di lavoro nei reparti va avanti con il lavoro straordinario, prestazioni aggiuntive e doppi turni notturni”.

Il sindacato denuncia il mancato rispetto delle norme contrattuali, degli accordi sottoscritti, delle sentenze, degli impegni assunti dall’Arnas Brotzu e la mancata risposta alle numerose segnalazioni sulle criticità dei diversi reparti di degenza.

Nursing Up, al fine di cercare soluzioni atte ad evitare la proclamazione dello sciopero a sostegno delle rivendicazioni sindacali, ha quindi chiesto al Prefetto di Cagliari l’apertura di una procedura di raffreddamento.

Questo è però solo l’ultimo episodio di un’estate da incubo per la sanità sarda.

In questi mesi, in particolare nella sanità nuorese, abbiamo visto una situazione completamente fuori controllo.

L’estate da incubo della sanità nuorese

La situazione all’Ospedale San Francesco di Nuoro è grave ormai da anni, ma in questi mesi si è andati oltre l’indecenza.

Il 28 giugno Roberto Capelli, ex consigliere regionale, assessore alla Sanità e parlamentare, ha annunciato pubblicamente la situazione sui propri canali social:

Sanità

“Ho segnalato ai NAS, all’URP della ASL di Nuoro e agli organi competenti la situazione del San Francesco. Perché c’è un limite oltre il quale il silenzio diventa complicità. Pazienti fragili al caldo. Famiglie costrette a portare ventilatori da casa. Letti nei corridoi. Operatori sanitari stanchi, lasciati soli. Medici che vanno via. E intanto la sanità da scrivania continua a raccontare successi, fondi, progetti, cantieri futuri. Ma un paziente non respira meglio grazie a un comunicato stampa. Un anziano non soffre meno perché qualcuno annuncia l’ennesimo finanziamento. Una famiglia non dovrebbe supplire con un ventilatore privato alle mancanze di un ospedale pubblico. La foto allegata (27 giugno 2026 ore 13.45) non ha bisogno di molte parole. Dice che il San Francesco è sotto pressione. Dice che Nuoro non può essere lasciata sola. Se al Businco sono intervenuti NAS e Spresal, anche al San Francesco qualcuno deve verificare subito. Non chiedo favori. Chiedo dignità. Per i pazienti. Per le famiglie. Per medici, infermieri, OSS e operatori sanitari che continuano a reggere sulle proprie spalle un sistema che altri raccontano da stanze fresche e lontane dalla corsia. La sanità non si governa con gli annunci. Si governa lì, accanto a un letto, davanti a una persona fragile che aspetta cura, aria, rispetto. Non domani. Oggi!”

Il 30 giugno, in una nota impersonale comparsa sul sito istituzionale della ASL di Nuoro, è arrivata questa risposta:

“A seguito delle notizie acquisite agli atti, la Asl numero 3 d i Nuoro, attraverso i servizi tecnici ha effettuato le opportune verifiche sullo stato della climatizzazione dei reparti di degenza dell’ospedale San Francesco. Di seguito si riporta l’esito della verifica e la copertura termica della struttura: 1) Corpo Torre: 90 camere di degenza totali di cui 77 camere risultano dotate di climatizzatore portatile autonomo; 13 camere attualmente prive ma con previsione di installazione di dispositivi portatili entro pochi giorni. 2) DEA – Dipartimento di Emergenza e Accettazione: 43 camere di degenza totali, tutte integralmente servite da impianto di climatizzazione centralizzato attualmente operativo. 3) Corpo Piastra: 36 camere totali, incluse stanze Day Hospital, tutte interamente coperte da impianti fissi locali (split) nelle zone non raggiunte dal sistema di condizionamento centralizzato. Alla luce dei dati sopra riportati, la copertura di reparti climatizzati risulta del 93% circa. Consapevoli che la qualità dell’accoglienza è parte integrante dell’assistenza ospedaliera, al fine di mitigare le temperature elevate nelle aree sprovviste di sistema centralizzato, è in corso l’installazione sussidiaria di condizionatori portatili.”

Insomma si è cercato di negare, o quanto meno sminuire, un problema che chiunque avesse un caro ricoverato (o la buona volontà di andare a verificare) poteva confermare.

E infatti il comunicato stampa viene “corretto” due giorni dopo in una delibera che rileva che “presso il P.O. San Francesco di Nuoro è emersa la necessità e l’urgenza di installare delle pompe di calore a servizio dei reparti di Medicina e Malattie Infettive”.

Quindi come poteva essere l’intervento in corso il 30 giugno se l’assenza dei condizionatori è stata segnalata con comunicazione scritta in data 01/07/2026 dalla Direzione Medica del Presidio Ospedaliero San Francesco?

Qui la delibera, datata 2 luglio, per la fornitura di pompe di calore per una spesa, Iva compresa, di 21.812,92 Euro.

La situazione non è comunque cambiata per tutta l’estate, salvo un momento in cui il caldo si è attenuato e i pinguini posizionati nelle stanze di geriatria hanno realmente rinfrescato l’ambiente.

Questi mesi sono stati affrontati con grosse difficoltà da parte dei pazienti, e tra poco potrete leggere alcune testimonianze dirette.

I problemi non sono stati solo quelli legati ai reparti di Medicina e Geriatria (tuttora in profonda crisi), ma hanno riguardato e riguardano il Pronto Soccorso e l’Ortopedia. Qui sotto la foto di una comunicazione interna a cui e non serve aggiungere altro.

Intanto i disservizi della sanità fioccavano in tutto il territorio.

A Isili il Pronto Soccorso ha chiuso temporaneamente e a Sorgono la gente manifestava in strada.

I problemi non sono nati oggi, e proprio per questo non è più una questione di appartenenza politica. I sardi conoscono benissimo i disastri delle gestioni precedenti (dovrebbero ricordarlo anche loro evitando di prendere tutti in giro), ma adesso tocca a chi sta in sella gestire questo disastro.

Si potrebbe pensare che i problemi legati al caldo di questi mesi siano stati un caso unico, ma così non è e adesso vedremo perché.

Le testimonianze dei pazienti

In questi mesi, seguendo in particolare le difficoltà della sanità nuorese, ho avuto l’opportunità di raccogliere tante storie. Ecco una delle prime:

“Ciao Alessandro.

ti scrivo per raccontarti che la situazione dell’Ospedale di Nuoro è così da un bel po’ di tempo.

Mio padre è stato ricoverato nel reparto di Medicina l’anno scorso, tra luglio e settembre.

Inizialmente Medicina non aveva posti a disposizione e quindi è stato collocato nel reparto di Malattie Infettive. Un uomo con un cancro al terzo stadio, quindi fragilissimo, in un reparto delicatissimo come quello.

Sei letti stipati in una stanza da tre. Un solo bagno. Senza aria fresca. Solo un condizionatore portatile nell’andito che avrebbe dovuto rinfrescare tutto il reparto. Ovviamente non riusciva a farlo.

Eravamo costretti a portare acqua fresca con le borse frigo e i ghiaccioli, e abbiamo dovuto portare un ventilatore da casa per dargli un po’ di sollievo. Ovviamente l’acqua restava fresca solo qualche ora (la mattina dopo era costretto a bere acqua calda) e il ventilatore in una stanza riempita di letti in quel modo non aveva alcuna utilità. Babbo ha fatto lì in questa situazione 21 giorni.”

Il racconto prosegue con il secondo ricovero:

“Dopo circa un mese è stato ricoverato per la seconda volta. In Medicina stavolta, e ricordo bene la notte in cui è stato ricoverato. Il reparto se non erro ha la capienza di 27 posti letto. Quella notte erano 56. E il medico, gentilissimo e stanchissimo, era costernato. Sì è scusato per aver collocato babbo nell’andito (ho visto con i miei occhi che non aveva alternative) e ha detto di essere il solo medico, quel giorno, a fare il turno di notte per questi 3 reparti: Malattie Infettive, Medicina e Geriatria.

Come puoi facilmente capire sono i reparti più pieni e quindi al collasso. Per politiche della direzione sanitaria (credo) loro non potevano rifiutare pazienti.

Posso solo dire cose belle del personale sanitario. Persone gentili ed umane, ma molto molto molto stanche.

Babbo un anno fa è morto. Non dimenticherò l’infermiera che mi disse: “ci mancherà tuo babbo, nonostante tutto (nonostante la malattia, e la situazione da trincea) non si è mai lamentato”.”

Non credo occorra aggiungere altro.

Passiamo ad un’altra testimonianza:

Sono una malata oncologica alle prese con il terzo tumore riscoperto a gennaio.

Ho iniziato la chemioterapia la prima settimana di marzo e dopo la terza seduta ho avuto un’intossicazione da farmaco. Terapie sospese e a fine giugno sono stata ricoverata nel reparto di Medicina.

Quindici giorni di follia.

Sono arrivata al Pronto Soccorso in pessime condizioni, e lì sono rimasta per 24 ore.

Una volta arrivata in Medicina ho passato tre giorni nell’andito. Il reparto era strapieno ma il paradosso è che preferivo stare nell’andito perché nelle stanze la situazione era tragica.

All’indomani del ricovero hanno portato un pinguino in ogni corsia, e questo ha fatto in modo che ci fosse un leggero circolo d’aria.

Le camere invece, dove dovevo entrare per usufruire del bagno, erano un forno.

Quattro persone, le serrande abbassate e le finestre aperte.

Al terzo giorno sono riusciti a sistemare un’altra stanza (nel reparto eravamo più di 50) e sono stata spostata.

Non c’era assolutamente l’aria condizionata, e per cercare di sopravvivere mio marito e mia figlia sono andati a comprare un ventilatore da poter poggiare sul comodino.

L’acqua che ci davano era imbevibile, tant’è vero che mi hanno portato una borsa frigo da casa e tutti i giorni mi portavano i ghiaccioli nuovi per poter bere un po’ di acqua fresca.

Quello che fa più male è pensare a chi non aveva le mie possibilità.

Ho 65 anni e riuscivo a muovermi con un deambulatore, ma molte altre persone non riuscivano ad avere nessuna autonomia. Molti pazienti non avevano poi la fortuna di avere qualcuno che potesse portare un ventilatore e quotidianamente acqua fresca.

Poi c’è la questione personale, pochissimo e sotto stress.

Ovviamente c’è chi è più bravo e chi meno, ma in generale non si può lasciare una persona allettata senza un goccio d’acqua per tutto il pomeriggio.

Nella mia stanza c’erano altre tre persone, tutte e tre allettate, e dato che non veniva nessuno mi sono alzata io per dare da bere alle mie compagne di stanza. Con quel caldo avevo davvero paura per loro.”

I problemi non si sono limitati al solo ricovero:

“Dopo la sospensione della chemioterapia mi hanno prescritto una PET. L’Ospedale di Nuoro avrebbe dovuto richiederla al presidio di riferimento a Cagliari. Così non è stato, perlomeno all’inizio, e quindi sono passati quattro mesi. Non vi dico di come ho passato quei mesi, con la paura di quello che la PET avrebbe potuto rivelare.

Non è accettabile che tutte le persone che sono nelle mie stesse condizioni debbano passare tutto questo, è veramente vergognoso.

E dopo che ritirerò la PET chi mi garantisce che troverò la giusta assistenza in Oncologia? Sono rimaste solo due oncologhe, tra l’altro vincitrici di concorso e in procinto di trasferirsi. Che fine faremo?

Ho iniziato a curarmi nel 2021, c’era il Covid eppure la situazione non era peggiore di quella odierna.

Basta proclami, siamo stufi e disperati, servono azioni concrete.” 

Queste sono solo due delle tante testimonianze arrivate, ma persino alla morte non sempre viene data dignità.

Venticinque minuti vicini al proprio caro morto prima che arrivi qualcuno (per la carenza di personale) per constatarne il decesso è considerabile una cosa accettabile? O mettere un separé (perché non ci sono altri spazi) per dare privacy a chi sta per andarsene è accettabile?

Le testimonianze sulla pessima situazione della sanità si sprecano. Online e offline.

“Mia mamma di 85 anni, arrivata in ambulanza al Pronto Soccorso per problemi respiratori è stata lasciata in barella per due giorni. Non dimenticherò mai le urla di dolore di una donna molto anziana, che sicuramente aveva il femore rotto, lasciata lì in barella per 12 ore, senza alcuna terapia né possibilità di andare in bagno.”

Il personale è disperato:

“Io in questo momento so di essere fortunata perché sono una delle poche persone che può godere dell’aria condizionata funzionante. Sono stata trasferita in ambulatorio dopo più di 15 anni in un contesto in cui in estate si rischiava l’infarto per il caldo insopportabile.”

Le azioni intraprese negli scorsi anni

Questa pessima situazione, come detto, non è nuova (la sanità non pare essere prioritaria neanche per il Governo Meloni).

Nel 2022, 117 medici dell’Ospedale San Francesco di Nuoro avevano presentato un esposto alla Procura per denunciare la crisi di personale del nosocomio barbaricino, nel quale sottolineavano che non erano più garantiti i livelli essenziali di assistenza, per cui si riteneva potessero ravvisarsi profili di illiceità.

L’esposto era stato inviato per conoscenza anche alle istituzioni del territorio e dell’isola: al sindaco di Nuoro, al Prefetto, al Distretto socio-sanitario, all’ispettorato del Lavoro, al Presidente della Regione e all’assessorato alla Sanità.

Lungo l’elenco delle criticità denunciate dai medici:

“Chiusura delle unità operative di Chirurgia, Ortopedia-Traumatologia e Urologia con conseguente necessità di trasferire in altri presidi i pazienti di competenza; mancanza h24 di servizi essenziali come Endoscopia digestiva e Radiologia interventistica; mancanza di un chiaro percorso con le altre aziende sanitarie, per una rapida presa in carico dei pazienti del San Francesco; organici sottodimensionati in tutte le unità operative che determinano nei professionisti una condizione di stress inaccettabile”.

Una di quelle 117 firme, raccolte con moltissime difficoltà, ci dice che: “Procura e istituzioni non hanno mosso un dito e la situazione è solo peggiorata.”

Il problema non è dunque solo il caldo, ma mi auguro con tutto il cuore che passata l’ondata di calore non passi anche l’indignazione e la necessità di intervenire, prima che tutto questo si ripeta.
Commenti

Devi fare login per commentare

Accedi

Gli Stati Generali è anche piattaforma di giornalismo partecipativo

Vuoi collaborare ?

Newsletter

Ti sei registrato con successo alla newsletter de Gli Stati Generali, controlla la tua mail per completare la registrazione.