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Cosa tenere in casa se scoppia la terza guerra mondiale
Tra conflitti in corso, tensioni geopolitiche e cyberattacchi, insieme ai cittadini, sempre più preoccupati, istituzioni e governi stanno iniziando a parlare sempre più apertamente di preparazione alle emergenze
Negli ultimi anni la parola “guerra” è tornata con forza nel dibattito pubblico europeo. Il quadro geopolitico è complesso. Russia e Iran, ad esempio, sostengono schieramenti opposti nella guerra in Sudan, ma collaborano sul fronte ucraino. Anche Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti si trovano su lati diversi del conflitto sudanese, pur essendo entrambi nel mirino dei droni e dei missili iraniani. La Turchia, da un lato, contribuisce indirettamente allo sforzo bellico russo acquistando grandi quantità di petrolio da Mosca, dall’altro si scontra con gli interessi russi in Libia. Gli Stati Uniti, infine, considerano la Russia un possibile avversario strategico anche per la sua vicinanza alla Cina, ma nella pratica alcune dinamiche economiche e geopolitiche finiscono per favorire indirettamente la posizione di Mosca nel conflitto contro Kiev. Qualcuno parla di “terza guerra mondiale”, altri di guerra globale.
Tra conflitti in corso, tensioni geopolitiche e cyberattacchi, insieme ai cittadini, sempre più preoccupati, istituzioni e governi stanno iniziando a parlare sempre più apertamente di preparazione alle emergenze. A ogni nuova esplosione di conflitto, anche lontano, si registrano anche voci preoccupate al livello della strada: “Siamo nelle mani di una manica di pazzi”; “vedrai che prima o poi riescono a trascinare nel casino anche noi”; “pensa che roba: sembrava impossibile che si riparlasse di fare il militare, dopo che sono più vent’anni che è stata abolita la naja, e invece”.
Al di là delle preoccupazioni che si infiammano ad ogni nuova vampata geopolitica, per poi riassorbirsi appena i vari conflitti sembrano attenuarsi, aspettarsi scenari apocalittici, per fortuna, al momento è irrazionale. Ciò non toglie che possa essere utile e saggio essere informati e pronti a gestire le prime ore di una crisi, quando servizi e soccorsi potrebbero essere temporaneamente interrotti. Quantomeno, sapere di cosa si sta parlando. Non a caso, anche l’Unione Europea, già l’anno scorso, ha invitato i cittadini a prepararsi con un piccolo kit domestico di sopravvivenza per 72 ore, cioè il tempo minimo necessario per affrontare le prime fasi di un’emergenza grave. L’idea è semplice: avere in casa alcuni beni essenziali per affrontare blackout, difficoltà nei rifornimenti o problemi nei trasporti. E fa parte della Preparedness Union Strategy, un piano “di preparazione” degli Stati e dei cittadini europei a possibili situazioni di crisi come guerre, pandemie, disastri naturali ma anche attacchi informatici o campagne di disinformazione. Una pandemia, da Covid 19, l’abbiamo già vissuta e proprio in questi giorni l’Italia, sei anni fa entrava in lock down. Di sicuro ci avrebbe aiutati tenerci in casa le cose giuste.
Vediamo i suggerimenti dell’Unione Europea.
Acqua potabile
È la prima cosa da considerare. Le linee guida internazionali suggeriscono di tenere almeno 2 litri di acqua al giorno per persona, quindi una piccola scorta per tre giorni. In situazioni di crisi l’acqua può diventare rapidamente difficile da reperire, soprattutto se vengono interrotti elettricità o trasporti.
Cibo a lunga conservazione
Non servono scorte infinite. Bastano alimenti che si conservano facilmente e che non richiedono cottura:
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scatolame (tonno, legumi)
- barrette energetiche
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cracker e biscotti secchi
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frutta secca
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riso o pasta istantanea
L’obiettivo non è fare una dispensa da bunker, ma garantire qualche pasto senza dipendere subito dai supermercati.
Farmaci e kit di primo soccorso
Chi assume medicinali quotidianamente dovrebbe avere una piccola scorta di sicurezza.
In generale è utile avere:
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antidolorifici
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disinfettante
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cerotti e garze
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medicinali personali prescritti
La Commissione europea inserisce ovviamente i farmaci tra gli elementi essenziali del kit domestico di emergenza.
Torcia e batterie
In molte emergenze il primo problema è proprio l’energia. Un semplice blackout prolungato può rendere inutilizzabili molti dispositivi quotidiani.
Per questo nel kit europeo compaiono:
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torcia elettrica
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batterie di ricambio
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power bank per ricaricare il telefono
Radio portatile
Può sembrare un oggetto del passato, ma in situazioni di crisi la radio resta uno dei mezzi più affidabili per ricevere informazioni. Molti piani di protezione civile europei consigliano una radio a batterie o a manovella.
Denaro contante
Durante crisi o blackout i pagamenti elettronici possono non funzionare. Per questo diversi piani nazionali europei suggeriscono di avere una piccola quantità di contanti nel kit di emergenza.
Documenti e copie importanti
Meglio conservare in una cartellina:
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copie dei documenti
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tessera sanitaria
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prescrizioni mediche
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numeri di emergenza
Non è un dettaglio: in molte emergenze proprio i documenti diventano difficili da recuperare.
Prepararsi non significa vivere nella paura
L’idea di preparare un kit di emergenza può sembrare esagerata, ma le istituzioni insistono su un punto: non riguarda solo la guerra. La strategia di preparazione alle crisi dell’UE nasce per affrontare molte situazioni diverse: disastri naturali, pandemie, blackout energetici, cyberattacchi e crisi militari. Si tratta di una cultura della prevenzione, simile a quella già diffusa in Paesi come Svezia, Finlandia o Norvegia. Non significa aspettarsi il peggio. Significa, più semplicemente, non farsi trovare impreparati.
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