Italia
Una nuova azione per la pace: contarsi
Cambiare la direzione della storia richiede ideali e insieme sforzi collettivi frutto di masse critiche e organizzate. Più che mai oggi i pacifisti se vogliono essere un segno efficace devono provare a far sapere di essere in tanti.
«La qualifica di obiettore di coscienza è troppo generica per gettare un po’ di luce sulla mia posizione, pur essendo chiaro (almeno per me) che l’obiezione di coscienza non si limita al servizio militare: ogni volta che un uomo rifiuta di diventare complice di una situazione ingiusta, di eseguire comandi o compiere azioni contrarie ai suoi principi, si ha obiezione di coscienza» (Giuseppe Gozzini dal carcere militare giudiziario di Firenze, 17 dicembre 1962)
L’ha chiamata così: un’iniziativa «per ricordare quanto sia necessaria la pace». E’ quella proposta da Pietro Puccio, 72 anni, sindaco di Capaci, centro a pochi minuti da Palermo. Ha fatto la proposta nel corso di un’assemblea cittadina, celebrata nei giorni scorsi, dal titolo inequivocabile: “Venti di guerra. Conflitti e prospettive di pace”.
«I comuni – spiega Puccio – ogni anno sono obbligati a trasmettere al ministero della Difesa gli elenchi dei giovani che, avendo compiuto diciassette anni, sono d’ufficio nella lista dei richiamabili all’obbligo di leva che è sospeso, ma non abolito. Basta un decreto della Presidenza del Consiglio per ripristinarlo. Cosa possono fare i Comuni a riguardo? Per esempio, raccogliere la preferenza di chi, in caso di chiamata, esprime la volontà di dichiararsi obiettore di coscienza e perciò disponibile a forme di difesa non violenta. Il Comune di Capaci è il primo in Italia che informerà tutti gli interessati di questa opzione, impegnandosi a trasmettere le dichiarazioni al ministero. Così, sarai pronto per il servizio civile, non per combattere, in caso malaugurato di un conflitto che impegni l’Italia. Si tratta di una dichiarazione che è estensibile ai richiamabili, ovvero a coloro che si trovano in una fascia d’età che va dai 18 ai 45 anni. Basta inviare una comunicazione formale al proprio sindaco, chiedendo che, accanto al proprio nominativo nelle liste di leva, venga annotata la qualifica di obiettore di coscienza disponibile al servizio civile».
Non è quindi necessario aspettare che sia il proprio Comune a fare il primo passo. Chiunque rientri nei possibili richiamati, può scrivere una e-mail al sindaco all’indirizzo pubblico sul sito del proprio comune. Meglio ancora se PEC con una semplice dichiarazione: “Chiedo che nella lista di leva, accanto al mio nome, venga indicato che sono obiettore di coscienza e che voglio svolgere, in caso di conflitto, servizio civile a difesa della patria, quindi non armato”.
Essere obiettori di coscienza non significa ottenere un’esenzione passiva o restare a casa. Vuol dire affermare che, in caso di richiamo, si intende servire il Paese senza armi, attraverso forme di difesa civile, protezione e assistenza alla collettività.
Cambiare la direzione della storia richiede ideali e insieme sforzi collettivi frutto di masse critiche e organizzate.
Più che mai oggi i pacifisti se vogliono essere un segno efficace devono provare a far sapere di essere in tanti.
Auspico che l’iniziativa lanciata dal sindaco di Capaci venga fatta propria da partiti politici, organizzazioni sindacali e pacifiste. Che possono fungere da collettore per tutti coloro che vi aderiranno rendendosi disponibili a raccogliere la comunicazione di avvenuta spedizione.
Contarsi in questo momento è davvero importante.
Facendo affidamento al coinvolgimento dei giovani che hanno riempito le strade per la Palestina e più che mai sono coscienti della direzione sbagliata verso cui stiamo andando.
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