Scuola

TIM e Osservatorio for Independent Thinking: torna Doubt and Debate per l’educazione digitale nelle scuole

Pietro Labriola, a.d. di TIM, presenta la seconda edizione di Doubt and Debate: “Tim porta il digitale nella vita di milioni di italiani. Per questo sentiamo anche la responsabilità di incoraggiare il pensiero critico e la libertà di scelta”.

16 Ottobre 2026

Riparte il 19 ottobre Doubt and Debate, il progetto internazionale di alfabetizzazione digitale e mediatica promosso dall’Osservatorio for Independent Thinking, presieduto da Andrea Ceccherini, con TIM come finanziatore e main partner. L’iniziativa, rivolta agli studenti delle scuole superiori, arriva alla seconda edizione e si affianca a Il Quotidiano in Classe, giunto al ventisettesimo anno di attività.

L’obiettivo è fornire ai giovani gli strumenti per orientarsi nell’informazione digitale, riconoscere i meccanismi di manipolazione e propaganda e sviluppare un pensiero autonomo. «Contro la manipolazione e la propaganda, anche politica, torna in campo Doubt and Debate. Con un obiettivo preciso: allenare i giovani a pensare con la propria testa. L’ultima assicurazione che resta per essere liberi», ha spiegato Ceccherini durante la presentazione.

Pietro Labriola, amministratore delegato di TIM, presentando la seconda edizione di Doubt and Debate ha sottolineato il significato dell’impegno del gruppo: «È una sfida culturale che ci riguarda tutti, perché una società che smette di farsi domande rischia di perdere la capacità di scegliere, imparare e crescere. Tim porta il digitale nella vita di milioni di italiani. Per questo sentiamo anche la responsabilità di incoraggiare il pensiero critico e la libertà di scelta».

La seconda edizione amplia la rete internazionale dei media partner, con l’ingresso di Financial Times, The Economist e Süddeutsche Zeitung. Le tre testate si aggiungono a un gruppo che comprende CNN, The New York Times, The Wall Street Journal e The Washington Post. Partecipano inoltre testate spagnole come El País, Cinco Días, ABC, La Vanguardia e Cadena SER, mentre in Italia sono coinvolti Rai, Mediaset, Corriere della Sera, la Repubblica, Il Sole 24 Ore e Il Giornale.

Il programma prevede 30 lezioni, suddivise tra 10 incontri di tech literacy e 20 di media literacy. Il primo percorso è dedicato alla comprensione dei meccanismi di funzionamento della rete, con particolare attenzione agli algoritmi e all’utilizzo dei big data. Il secondo punta a sviluppare la capacità di distinguere le informazioni false da quelle attendibili, riconoscere le fonti giornalistiche, separare i fatti dalle opinioni e confrontare interpretazioni differenti di una stessa notizia.

Tra i temi affrontati quest’anno figurano anche le elezioni americane di metà mandato, utilizzate come occasione per analizzare il rapporto tra informazione, comunicazione politica e formazione dell’opinione pubblica.

Un’altra novità di questa edizione di Doubt and Debate è la collaborazione con Fondazione Roma, finalizzata a favorire la partecipazione delle classi provenienti dai contesti sociali più svantaggiati del Mezzogiorno.

Il progetto guarda inoltre a una possibile espansione europea. Sono già in corso sperimentazioni nei Paesi Bassi, in Portogallo e in Francia. Per la Germania, Ceccherini ha indicato la possibilità di un’estensione dell’iniziativa qualora alla Süddeutsche Zeitung si affiancasse una testata di orientamento conservatore, così da assicurare il pluralismo delle fonti giornalistiche coinvolte.

Rendi il titolo più giornalisticoRiduci l’elenco delle testate partner
Commenti

Devi fare login per commentare

Accedi

Gli Stati Generali è anche piattaforma di giornalismo partecipativo

Vuoi collaborare ?

Newsletter

Ti sei registrato con successo alla newsletter de Gli Stati Generali, controlla la tua mail per completare la registrazione.