Ambiente
Seveso 1976: come il mondo conobbe la verità
Fu un militare americano a rivelare e provare che a Seveso si produceva diossina per uso bellico
Tra qualche giorno saranno cinquant’anni esatti dal 10 luglio 1976 quando nell’azienda svizzera ICMESA, di proprietà prima della Givaudan e dal 1963 della Hoffmann-La Roche, avvenne un incidente che causò la fuoriuscita e la dispersione nell’atmosfera di una nube di diossina TCDD, una sostanza artificiale estremamente tossica. Il veleno investì una vasta area di terreni dei comuni limitrofi della bassa Brianza, particolarmente quello di Seveso.
Si tratta del primo evento nel quale la diossina si diffonde nell’atmosfera e colpisce la popolazione e l’ambiente circostante. Secondo una classifica del 2010 del periodico Time, l’incidente è all’ottavo posto tra i peggiori disastri ambientali della storia.
Dal punto di vista sanitario, non vennero registrate vittime nei primi giorni successivi all’incidente. I piani di monitoraggio organizzati negli ultimi 25 anni hanno indicato un aumento nei casi di linfomi in soggetti esposti nel lungo termine, che si sommano alla maggior mortalità per malattie circolatorie evidenziata nei primi anni dal disastro.
Ciò che emerse con grande difficoltà fu l’esatta comprensione di ciò che in ICMESA veniva prodotto e a cosa era destinata la produzione.
Il velo fu squarciato grazie all’impegno di un giovanissimo giornalista dell’Espresso, Enrico Finzi. Grazie alle sue ricerche si capì che in quell’azienda venivano sintetizzate sostanze per l’industria militare.
Decisive furono le rivelazioni di un ufficiale americano di stanza alla base NATO di Vicenza che chiamò il giornalista chiedendo di rimanere anonimo.
Spiegò che in ICMESA si facevano 2 tipi di produzione: durante la settimana si lavorava a del normale Tcf, nel fine della settimana si faceva una produzione arricchita per l’industria bellica. Il militare americano fornì documenti che provavano le esportazioni in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.
In pratica l’Italia era un paese cavia per realizzare, senza autorizzazioni, armi chimiche.
Questo rese così spiegabile il fatto che nei giorni successivi all’incidente si verificarono sopralluoghi di tecnici militari presso l’azienda, provenienti dalle forze americane con sedi a Vicenza e a Karlsruhe.
Il militare americano disse a Finzi, quando questi gli chiese perché si era deciso a fare queste rivelazioni: per ragioni di coscienza, sono un cristiano battista e desidero che il mondo conosca la verità, soprattutto perché così possa fronteggiare l’emergenza con maggiore consapevolezza.
«Se i miei soldati cominciassero a pensare, nessuno di essi rimarrebbe nelle file». Citando questa lucida constatazione di Federico II di Prussia, lo scrittore Tolstoj riflette sulla “cieca” obbedienza dei soldati che non trovano il coraggio di disobbedire anche se «nel fondo della loro anima sentono che fanno un atto cattivo obbedendo alle autorità che li strappano al lavoro, alla famiglia e li mandano alla strage inutile».
Stragi, stermini e guerre sono sempre opera di un’obbedienza agli ordini di un superiore.
«L’obbedienza non è più una virtù» (don Milani).
Un mondo privo di uomini e donne libere non ha futuro.
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