A.I.

A.I…posteri l’ardua sentenza

10 Maggio 2026

Intelligenza Artificiale: facendo un salto nel tempo – dal test proposto da Alan Turing nel 1950 a quando fu definita nel 1956 da John McCarthy – sono trascorsi decenni ma le sue sembianze sono sempre più proiettate verso un futuro di invenzioni. Già 70anni fa, Turing, quando i computer erano ancora agli inizi del loro sviluppo, anticipava le prime discussioni e poneva le prime domande sulla IA moderna “Può l’abilità di una macchina emulare così bene il comportamento umano tanto da diventare indistinguibile? Le macchine possono pensare?”. Erano quesiti in germe ma che ancora oggi non consentono di rispondere con certezza, vista la rapidità con cui evolve l’IA. Tuttavia, nel rispondere alla domanda se rappresenta una minaccia o un’alleata, è immediato affermare che rappresenta uno degli sviluppi tecnologici più affascinanti e controversi del nostro tempo. Curiosità e paura delle sue applicazioni viaggiano in parallelo già citando il panorama cinematografico: esempi di robot che si ribellano all’uomo risalgono agli ‘20, con la reale svolta e l’era della devastazione negli anni ’80, innescando il timore in un domani di fantascienza con Terminator e Matrix.

Essendo il risultato dell’intelligenza umana, la macchina è considerata come dotata di una “intelligenza” pari o superiore a quella dell’uomo, ma un aspetto che ancora distingue l’intelligenza artificiale dall’intelligenza umana è la creatività. Sebbene le macchine possono analizzare Big Data, quantità estremamente elevate e generare nuove informazioni, la creatività umana, che include emozioni, intuizioni e pensieri profondi, rimane un campo in cui l’IA non ha ancora raggiunto l’eccellenza, oltre alla capacità di provare sentimenti autentici, caratteristica unica degli esseri umani. Il futuro dell’intelligenza artificiale è pieno di promesse e sfide che non possiamo ancora immaginare ma a cui già stiamo assistendo nel bene e nel male. L’IA viene integrata sempre di più nei dispositivi di ultima generazione: robot umanoidi, schermi immersivi e soluzioni per la cura personale, come il robot per l’applicazione delle ciglia, mostrano l’applicazione dell’IA nella vita quotidiana. L’integrazione dell’IA nella salute non è più una prospettiva futura ma è una realtà che sta già trasformando la medicina soprattutto in ambito predittivo, cosa che fino a qualche decennio fa, richiedeva il contributo del “solo capitale umano pensante” nello studio delle nuove malattie e nella sperimentazione di nuovi farmaci. DeepRare è un sistema di intelligenza sviluppato dalla Shanghai Jiao Tong University: secondo i ricercatori, questo modello computazionale supera le prestazioni dei medici esperti nella diagnosi delle malattie rare. Ma l’utilizzo delle applicazioni nel campo della medicina tech è quello di prevedere il verificarsi di altre pandemie. Tra le possibili minacce monitorate – come l’ultimo caso del focolaio di Hantavirus sulla nave da crociera partita dalla Patagonia – l’IA viene usata per prevedere non solo quali virus animali potrebbero infettare l’uomo ma, alla luce del precedente COVID-19, le piattaforme sono sempre più ottimizzate per permettere di sviluppare nuovi vaccini in poche settimane invece di anni.

Tuttavia per quanto l’IA può svolgere ricerche scientifiche di livello Nobel, ciò che preoccupa è l’applicazione e l’utilizzo in ambito educativo. Le applicazioni supportate dall’IA stanno trasformando l’apprendimento: a supporto dei docenti che possono personalizzare la didattica – maggiormente a sostegno di studenti con bisogni educativi speciali (BES) – si possono realizzare materiali didattici di qualunque argomento e rivolti a tutte le fasce d’età, personalizzabili. Ma l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, considerando l’uso che dovrebbe essere prettamente rivolto ad un livello scolastico superiore, per preparare gli studenti ai “lavori del futuro”, pone degli interrogativi e fa riflettere sui concetti di sicurezza e responsabilità. Se risulta positiva la componente ludica di ChatGPT per la conoscenza dell’Orlando Furioso, o visionare in 3D il Purgatorio della Divina Commedia e conversare con Quintiliano o Leopardi, ciò che fa pensare è che il supporto delle nuove applicazioni prenderà sempre più il sopravvento a scapito dell’impegno cognitivo e dell’alfabetizzazione propedeutica di base, che diventa sempre più frammentaria. Già a partire dalle giovani generazioni, si richiede l’aiuto dell’IA per sbrigare velocemente compiti o ricerche che un tempo avrebbero richiesto il proprio impegno nello studio per poter acquisire nuovi contenuti.  Se l’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il mondo in cui viviamo, purtroppo l’educazione non fa eccezione e si va ben oltre la semplice trasmissione di informazioni. Sempre più spesso si ascolta delle problematiche nell’uso eccessivo della tecnologia che riduce l’abilità degli studenti di pensare in modo critico e indipendente. Non ultimo, il caso di dipendenza dall’uso eccessivo della tecnologia, di una adolescente veneziana e l’affidamento all’IA per trovare “amici”.

La  famiglia, già a partire dai più piccoli, dovrebbe intercettare il disagio in tempo, non limitandosi a stabilire limiti temporali all’uso di smartphone, tablet e pc, ma attenzionando il sopraggiungere di comportamenti anomali che potrebbero evolvere negativamente, maggiormente perché l’isolamento sociale coinvolge sempre di più i giovani più fragili che si rivolgono alle “macchine”, forse perchè in altri contesti non si è compresi ed ascoltati adeguatamente. L’apprendimento è sempre più superficiale, ci si affida alla tecnologia che è  immediata nelle risposte e nella risoluzione di problemi che risultano difficoltosi, a scapito del proprio pensiero critico e della riflessione. Le nuove Linee Guida per l’introduzione dell’IA in ambito scolastico sostengono che bisogna “incentivare lo sviluppo e l’uso uniforme dei sistemi di Intelligenza Artificiale in ambito scolastico, in conformità con i valori europei e nazionali”. Ma le piattaforme, i dispositivi e l’intelligenza artificiale migliorano davvero gli apprendimenti? Gli studenti che si affidano all’algoritmo per scrivere temi è in aumento dunque appare un controsenso incentivare l’utilizzo dell’IA nell’istruzione vietando l’utilizzo degli smartphone nelle scuole: incentivando l’utilizzo dell’IA nel percorso didattico, la valutazione sarà rivolta alle reali abilità degli alunni o alle capacità immediate dell’IA? Secondo le Nuove Indicazioni Nazionali per i Licei, dal prossimo anno scolastico, l’intelligenza artificiale sarà presente nei programmi scolastici a scapito di autori formativi come Manzoni, Leopardi e Dante Alighieri a cui sarà dedicata una lettura episodica, non più integrale come in passato. I classici, sono ormai obsoleti, poco aderenti alla contemporaneità e non adatti alle generazioni moderne, abituate alla comunicazione breve e poco allenate a leggere testi lunghi. Dunque Renzo e Lucia nel dimenticatoio, Leopardi e Dante rimandati all’età della maturazione, come sostenuto dal Ministro dell’Istruzione Valditara.

La Generazione X e la Generazione Z, sono i primi veri nativi digitali, cresciuti con internet e social media, caratterizzati da pragmatismo e con padronanza tecnologica, Manzoni e Leopardi, sono considerati testi da riporre sulle mensole a mò di suppellettili, inoltre la Generazione Z vede l’IA come ” un amico e un collega che non si lamenta”. Certo non bisogna bandire l’IA, è l’unico tra i dispositivi inventati dall’uomo che godrà di vita eterna e assisterà ai grandi cambiamenti epocali, è lo strumento a cui chi più chi meno ci si affida anche per la nascita di un nuovo brano o per comporre le strofe di una canzone. Durante la scorsa edizione di Sanremo 2026, sono stati tanti i dibattiti sulla qualità dei testi e delle musiche presentate, la stessa tecnologia decretava Sayf come vincitore “virtuale” con il brano “Tu mi piaci tanto” e le applicazioni dotate di IA per comporre e generare brani, a partire da un semplice input testuale, sono sempre più numerose. Dargen D’Amico nell’ultima edizione del Festival della canzone italiana ha invitato alla riflessione sull’uso di questo strumento dicendo esplicitamente “Quando la macchina prenderà il controllo” e come “Stia entrando in modo molto forte e a volte violento nelle nostre vite”, aveva ragione. Rimanendo in campo musicale, sottoponendo lo stesso prompt a CHATGPT, GEMINI, GROK, CLAUDE, META AI, sono state unanimi nel confermare che Sal Da Vinci non si classificherà sui primi tre gradini del podio dell’Eurovision 2026 ma è considerato l’outsider di lusso e farà parlare di sé per la sua napoletanità e la forza espressiva innata che non potrà essere curata dall’IA.

Tra scenografia e realtà, una certezza è che nessuna intelligenza artificiale potrà compensare ciò che non si è acquisito, è antistorico demonizzarne l’uso, le opportunità che ci offre sono tante, a noi il compito di riuscire a saperle cogliere con spirito critico. É il normale passo avanti dell’umanità, una sorta di evoluzione degli utensili, dalle prime schegge di pietra 3,3 milioni di anni fa fino all’era digitale, all’uso dell’IA in qualità di acceleratore di efficienza. Rappresenta una delle più grandi opportunità del nostro tempo…la vera sfida sarà adattarsi ai cambiamenti imposti dalla tecnologia, auspicando che possa essere utilizzata in modo etico e responsabile. E se Alan Turing poneva la domanda “Possono le macchine pensare?”, i cambiamenti epocali e la scienza risponderanno, riuscendo a creare macchine pensanti alla stregua dell’uomo: a noi ricordare che, abbracciando le opportunità che l’IA offre, possediamo la creatività e l’umanità che ci rendono unici. Ormai non si può vivere senza IA, è come dire di non voler usare l’elettricità illuminando il mondo con le candele. Ma meditiamo…se si pone la domanda “Si può vivere senza l’IA?!”, le generazioni digitali rispondono “E’ impossibile, è più paziente di tante persone, ha sempre tempo e non dà giudizi”. Sarà una minaccia per le giovani menti, per il lavoro e per il futuro? – come disse l’anacronistico Alessandro Manzoni: “Ai posteri l’ardua sentenza”.

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