A.I.
A.I…posteri l’ardua sentenza
Intelligenza Artificiale: facendo un salto nel tempo – dal test proposto da Alan Turing nel 1950 a quando fu definita nel 1956 da John McCarthy – sono trascorsi decenni ma le sue sembianze sono sempre più proiettate verso un futuro di invenzioni. Già 70anni fa, Turing, quando i computer erano ancora agli inizi del loro sviluppo, anticipava le prime discussioni e poneva le prime domande sulla IA moderna “Può l’abilità di una macchina emulare così bene il comportamento umano tanto da diventare indistinguibile? Le macchine possono pensare?”. Erano quesiti in germe ma che ancora oggi non consentono di rispondere con certezza, vista la rapidità con cui evolve l’IA. Tuttavia, nel rispondere alla domanda se rappresenta una minaccia o un’alleata, è immediato affermare che rappresenta uno degli sviluppi tecnologici più affascinanti e controversi del nostro tempo. Curiosità e paura delle sue applicazioni viaggiano in parallelo già citando il panorama cinematografico: esempi di robot che si ribellano all’uomo risalgono agli ‘20, con la reale svolta e l’era della devastazione negli anni ’80, innescando il timore in un domani di fantascienza con Terminator e Matrix.
Essendo il risultato dell’intelligenza umana, la macchina è considerata come dotata di una “intelligenza” pari o superiore a quella dell’uomo, ma un aspetto che ancora distingue l’intelligenza artificiale dall’intelligenza umana è la creatività. Sebbene le macchine possono analizzare Big Data, quantità estremamente elevate e generare nuove informazioni, la creatività umana, che include emozioni, intuizioni e pensieri profondi, rimane un campo in cui l’IA non ha ancora raggiunto l’eccellenza, oltre alla capacità di provare sentimenti autentici, caratteristica unica degli esseri umani. Il futuro dell’intelligenza artificiale è pieno di promesse e sfide che non possiamo ancora immaginare ma a cui già stiamo assistendo nel bene e nel male. L’IA viene integrata sempre di più nei dispositivi di ultima generazione: robot umanoidi, schermi immersivi e soluzioni per la cura personale, come il robot per l’applicazione delle ciglia, mostrano l’applicazione dell’IA nella vita quotidiana. L’integrazione dell’IA nella salute non è più una prospettiva futura ma è una realtà che sta già trasformando la medicina soprattutto in ambito predittivo, cosa che fino a qualche decennio fa, richiedeva il contributo del “solo capitale umano pensante” nello studio delle nuove malattie e nella sperimentazione di nuovi farmaci. DeepRare è un sistema di intelligenza sviluppato dalla Shanghai Jiao Tong University: secondo i ricercatori, questo modello computazionale supera le prestazioni dei medici esperti nella diagnosi delle malattie rare. Ma l’utilizzo delle applicazioni nel campo della medicina tech è quello di prevedere il verificarsi di altre pandemie. Tra le possibili minacce monitorate – come l’ultimo caso del focolaio di Hantavirus sulla nave da crociera partita dalla Patagonia – l’IA viene usata per prevedere non solo quali virus animali potrebbero infettare l’uomo ma, alla luce del precedente COVID-19, le piattaforme sono sempre più ottimizzate per permettere di sviluppare nuovi vaccini in poche settimane invece di anni.
Tuttavia per quanto l’IA può svolgere ricerche scientifiche di livello Nobel, ciò che preoccupa è l’applicazione e l’utilizzo in ambito educativo. Le applicazioni supportate dall’IA stanno trasformando l’apprendimento: a supporto dei docenti che possono personalizzare la didattica – maggiormente a sostegno di studenti con bisogni educativi speciali (BES) – si possono realizzare materiali didattici di qualunque argomento e rivolti a tutte le fasce d’età, personalizzabili. Ma l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, considerando l’uso che dovrebbe essere prettamente rivolto ad un livello scolastico superiore, per preparare gli studenti ai “lavori del futuro”, pone degli interrogativi e fa riflettere sui concetti di sicurezza e responsabilità. Se risulta positiva la componente ludica di ChatGPT per la conoscenza dell’Orlando Furioso, o visionare in 3D il Purgatorio della Divina Commedia e conversare con Quintiliano o Leopardi, ciò che fa pensare è che il supporto delle nuove applicazioni prenderà sempre più il sopravvento a scapito dell’impegno cognitivo e dell’alfabetizzazione propedeutica di base, che diventa sempre più frammentaria. Già a partire dalle giovani generazioni, si richiede l’aiuto dell’IA per sbrigare velocemente compiti o ricerche che un tempo avrebbero richiesto il proprio impegno nello studio per poter acquisire nuovi contenuti. Se l’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il mondo in cui viviamo, purtroppo l’educazione non fa eccezione e si va ben oltre la semplice trasmissione di informazioni. Sempre più spesso si ascolta delle problematiche nell’uso eccessivo della tecnologia che riduce l’abilità degli studenti di pensare in modo critico e indipendente. Non ultimo, il caso di dipendenza dall’uso eccessivo della tecnologia, di una adolescente veneziana e l’affidamento all’IA per trovare “amici”.



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