A.I.

La leadership: dal leaderismo alla vocatio a condurre. Il libro di Alessandro Rappazzo

Quali sono le sfide che deve affrontare e quali le coordinate che deve inquadrare chi è chiamato a svolgere una leadership?
Il Colonnello Andrea Alessandro Pietro Rappazzo ci conduce in un intenso viaggio descritto nel saggio: “Il moderno Limes della condotta”

1 Settembre 2026

Nel corso della storia dell’umanità abbiamo avuto leader negativi e positivi che hanno condotto i loro sottoposti o intere popolazioni a sviluppi diversi a seconda della loro gestione del potere e in conseguenza delle loro scelte.

Mi viene in mente un racconto entusiasmante il cui insegnamento pedagogico ritengo sempre attuale, quello del patriarca Giuseppe, narrato nella Bibbia nel libro della Genesi, cap. 37-50.

Egli, vocato fin dalla giovinezza attraverso un dono di Dio, quello del sognare e dell’interpretare i sogni, e prediletto dal padre Giacobbe che lo voleva designare come suo erede, deve subire una serie di vicissitudini che lo mettono a dura prova, dalla morte scampata alla schiavitù, dal processo iniquo subito alla vita vissuta in carcere.

Ma il dono che, suo malgrado, lo accompagna e lo caratterizza, lo porterà non solo alla liberazione e ad una prosperità personale, ma ad essere designato dal Faraone stesso come secondo signore del Regno, con l’incarico e la responsabilità di condurre l’Egitto alla sopravvivenza, affrontando in maniera vincente la minaccia nefasta di sette anni di carestia mortale.

In conclusione ci sarà anche la riconciliazione col suo passato e con la sua gente e la sua reiterazione nel vecchio disegno ereditario.

 

Oggi avremmo urgente bisogno di figure come Giuseppe.

Dall’evento del COVID in poi l’umanità pare essere crollata in una spirale di eventi che la sta trascinando verso un baratro.

I conflitti internazionali e interni che si stanno moltiplicando senza tregua, dall’Ucraina a Gaza, dall’Iran al Sudan a tutto il continente africano, alla Siria, al Myanmar, al Messico, alla Colombia e ad Haiti, paesi tra i più violenti al mondo.

Le crisi umanitarie conseguenti, da quella venezuelana a quella cubana; il fenomeno in espansione dei flussi migratori; i cambiamenti climatici che stanno distruggendo biodiversità, manifestandosi con fenomeni atmosferici estremi, dalle inondazioni agli incendi e rendendo invivibili intere regioni.

Gli obiettivi dell’Agenda ONU 2030, totalmente disattesi proprio dalle spese folli per la corsa agli armamenti.

L’aumento esponenziale della forbice fra le poche migliaia di miliardari e gli otto miliardi di abitanti della Terra di cui un terzo patisce fame, mancanza di acqua potabile e di elettricità, impossibilità ad accedere alle cure sanitarie e all’istruzione; lo sfruttamento del lavoro e le violenze dello sfruttamento che registrano nuovi esempi di schiavitù; gli albori delle IA che sono già utilizzate in maniera industriale sia per produrre sistemi di morte informatizzati, come i droni che sono la nuova frontiera dei conflitti bellici, sia per sostituire il lavoro umano in maniera irrefrenabile.

 

Questo quadro molteplice e al tempo stesso drammatico, in una stagione che sta vedendo la negazione del diritto internazionale umanitario e il moltiplicarsi delle barbarie, evoca l’intervento di nuove figure di leader che possano operare per il bene comune particolare e globale, affrancandosi dalle logiche di parte, economiche, commerciali, politiche, belliche, che stanno negando la base dei diritti dell’uomo per promuovere solo quelli del profitto e del potere di pochi individui sul resto dell’umanità.

 

Fatta questa ampia premessa, che è nelle mie particolari corde, vorrei segnalare il lavoro di Alessandro Rappazzo come un prezioso contributo, non solo per la riflessione specifica nell’ambito degli studi sulla gestione delle dinamiche che un leader è chiamato a sviluppare, ma proprio in merito alla formazione di figure che, alla stregua di Giuseppe di Giacobbe, diventino dei traghettatori verso “la salvezza” per tutti quelli che vengano loro affidati.

 

 

“Il moderno limes della condotta. Permeare e orientare la leadership per il vantaggio competitivo” è un testo notevole e prezioso.

 

La storia dell’umanità registra come si sia sempre avuto il bisogno di una leadership, perché l’essere sociale ha il desiderio di guidare e di essere guidato, soprattutto durante eventi di crisi.

Negli anni ’90 è stato introdotto il termine VUCA (Volatily, Uncertainty, Complexity, Ambiguity), che rappresenta, in particolare dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001, un mondo dove le situazioni sono caratterizzate da imprevedibilità e difficoltà nel prevedere le conseguenze delle azioni.

Per affrontare le sfide del mondo VUCA sono state affrontate quattro competenze chiave: visione, comprensione, chiarezza e agilità.

Con l’avvento della tecnologia e l’accelerazione della digitalizzazione è stato introdotto il nuovo acronimo BANI (Brittle, Anxious, Nonlinear, Incomprehensible), che descrive un contesto in cui le situazioni sono non solo imprevedibili ma anche strane e artificiali; le competenze necessarie per affrontare questo aspetto: resilienza, empatia, consapevolezza e capacità di adattamento.

Altre coordinate: ricerca di stabilità, sicurezza, semplicità e chiarezza.

L’autore utilizza il simbolo del quadrato per descrivere la necessità della consapevolezza e dell’adattabilità in un mondo in continua evoluzione da parte della leadership; il simbolo del cerchio per rappresentare le caratteristiche di un leader che sa strutturare, condurre e comunicare; quello del triangolo per simboleggiare i tre aspetti del successo personale, dell’educazione, dell’esperienza e apertura all’apprendimento.

I punti convergenti propri ai follower e al leader sono l’adattabilità, la collaborazione, la comunicazione, lo sviluppo personale, l’orientamento ai valori. I rischi il disallineamento, la resilienza al cambiamento, la sfiducia; le opportunità sono l’innovazione, la cultura di apprendimento, la coesione, il rafforzamento dell’autonomia.

 

Il saggio nasce quasi come una “confessione autobiografica” e si propone come una preziosa guida da cui poter attingere.

La tensione alla perfezione e l’obiettivo di realizzare una “leadership perfetta”, viene riconosciuta come un ideale e una predisposizione, vissuta in prima persona da chi scrive, un desiderio che è chiamato a misurarsi continuamente con un ambiente VUCA e BANI, che chiama ad una adattabilità permanente (dall’ideale di perfezione all’esperienza di una leadership in continuo “divenire”).

 

Per questo Rappazzo, il cui testo attinge ad una notevole bibliografia con opere internazionali, si premura di accompagnare coloro che si predispongono a costruire una leadership efficace con una serie di coordinate, di suggerimenti, di attrezzi con cui poter lavorare.

 

La leadership viene da lui definita “arte di orientamento”.

Una leadership efficace deve abbracciare l’incertezza, adattandosi continuamente.

Il concetto di “leadership quantistica” permette di collegare le leggi della fisica a quelle delle scienze sociali.

L’utilizzo dell’IA può creare una sorta di “entanglement cognitivo”, dove le azioni e le decisioni nel rapporto uomo/IA si influenzano reciprocamente.

Lo sviluppo della tecnologia e della tecnica ha portato a “superare” quelle che sono questioni etiche e morali.

Ad esempio, l’errore umano, considerato perdonabile o condonabile dalla morale, viene letto dalla macchina in maniera binaria, come non riuscita rispetto alla riuscita, e porta al licenziamento.

Oggi, con l’avvento di internet e dell’informatica, si delegano agli algoritmi decisioni un tempo riservate esclusivamente all’uomo.

L’IA permette una centralizzazione senza precedenti nella gestione del comando, con la riduzione dei gradi intermedi e l’ottimizzazione dell’efficienza decisionale.

Ciò nonostante, la decentralizzazione è a tutt’oggi diffusamente utilizzata dalle aziende per rispondere rapidamente alle esigenze del mercato.

Notevole l’osservazione sull’esistenza di una “leadership informale”, definita “invisibile”, vissuta da persone non investite del ruolo ma formalmente tali, da parte di alcuni tra i follower. Questo grazie all’impegno nella promozione del cosiddetto “bene comune”.

Perché una leadership sia “sostenibile” (vedasi nell’excursus anche le analisi storica sui leader negativi e non solo positivi e sulla leadership tossica piuttosto che sana), questa deve transitare dalle modalità del “gioco finito” a quelle del “gioco infinito”.

In qualche maniera il “tutto e subito” famelico che caratterizza le logiche del consumo e del profitto, vengono smorzate da una esigenza di sostenibilità “etica” che informa una leadership capace di agire a lungo termine.

Dote fondamentale, infine, per il leader, pare debba essere quella di una necessaria umiltà.

Il viaggio che l’autore propone di compiere, partendo e rimandando alla sua esperienza sul campo, ci aiuta ad inquadrare l’esercizio della leadership non più come quella di “un uomo solo al comando”, ma come quella di un “vocato a condurre” – come Giuseppe – nella ricerca del bene comune, nell’atteggiamento dell’umiltà, nel rapporto di ascolto e dialogo continuo non solo con le direttive che gli vengono fornite (dai superiori, dall’azienda, dall’Istituzione che rappresenta) ma soprattutto da coloro che è chiamato a condurre.

Un libro da scoprire e da cui attingere, non solo per gli “addetti ai lavori” ma anche per tutti coloro che si sentono interpellati, nella società odierna, a costruire il futuro per le giovani generazioni a partire dalla ricerca del “bene comune”, piuttosto che subire l’imposizione degli interessi particolari di pochi che piegano al profitto privato i bisogni primari di intere popolazioni.

 

 

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