A.I.
Apprendisti stregoni senza stregone
Chi sarà capace di fermare la magia senza la formula che blocca tutto?
In quest’epoca di terrorismi psicologici che annunciano apocalissi, dove l’uomo, se non verrà annientato da catastrofi naturali, annegato dagli oceani o travolto da diluvi universali sempre più forti, da eruzioni vulcaniche incontenibili, da calure sempre più roventi, da migrazioni conseguenti, e quant’altro, ci penserà l’intelligenza artificiale a farlo fuori entro il 2030.
Già. Talmente artificiale che amerebbe concretizzarsi, un po’ come la fisica quantistica che è quella della possibilità, un gatto è vivo o morto finché non si scopre se lo è davvero.
Ma il terrore non sono tanto l’intelligenza artificiale e l’immensa voragine energetica che essa crea esponenzialmente, in barba ai nostri sforzi di respirare e scoreggiare meno per non emettere troppa CO2 e troppo metano, no.
Il terrore che corre sul filo è che essa possa sfuggire di mano, proprio per annientare l’umanità, considerata un ostacolo alla sua espansione. Proprio oggi che da più parti giungono voci di ridimensionamento della suddetta.
Mi vengono in mente diverse cose, tutte un po’ collegate tra loro, e ci si infila, come sempre, nella letteratura e nella fiction.
Ma si parte da parecchio tempo fa, da Luciano di Samosata (II secolo d.C.) e il suo Philopseudes (Il mentitore), nella versione latina. Ricordo che la buonanima del professore di latino del liceo ci fece fare diverse traduzioni di questo racconto, spezzettandolo, perché tutto intero era un po’ lunghetto per dei ragazzi svogliati. Si vede che lo riteneva utile per dei giovani che, negli anni Settanta del Novecento, erano abbastanza anarchici e mal sopportavano l’autorità. Era l’epoca in cui ci si sente spaccamondo, l’adolescenza, e si compiono delle sciocchezze memorabili. Nella vecchiaia riaffiorano ricordi quando meno te l’aspetti ed ecco riapparire Luciano e il suo apprendista stregone.
Sì, proprio lui, l’apprendista stregone che poi divenne una ballata di Goethe, Der Zauberlehrling (1797), da cui fu tratto, un secolo dopo, lo scherzo sinfonico di Paul Dukas L’apprenti sorcier (1897), che fu la colonna sonora del più famoso brano del film d’animazione disneyano Fantasia (1940) dove Topolino in persona, Mickey Mouse, impersona l’antico apprendista lucianeo Arignoto.
La storia è quella dell’allievo che, destinato dal mago Pancrate alle pulizie della dimora, dopo averlo spiato di nascosto in uno dei suoi sortilegi, che consisteva nel dare vita a una scopa (o a un pestello) e moltiplicarlo per attingere acqua senza faticare, mentre il mago se ne va a riposare lasciandogli l’incombenza della pulizia, vuole replicare la magia. E ce la fa, perbacco. La scopa si mette in azione e va ad attingere l’acqua, ma non si ferma più. E l’apprendista non sa come fermarla. Prova allora a romperla. Mal gliene incolse. Le scope si moltiplicano e causano l’inondazione della casa. Topolino, nell’animazione è insuperabile, è veramente uno dei brani più divertenti insieme alla Danza delle Ore ballata dagli animali della savana.
Ma cos’ha da insegnarci oggi questa storia antichissima? E non solo questa, perché Luciano era persona arguta e spiritosa, ed era apprezzato proprio per questo, alla sua epoca.
È sempre più evidente che la magia, e quindi la moderna tecnologia, può sfuggire di mano e diventare mortale perché replica sé stessa senza alcun criterio umano e non basta dire apriti sesamo o chiuditi sesamo per fermarla. L’intelligenza artificiale sfugge già di mano ai suoi creatori, che sicuramente la pensavano per il “bene” dell’umanità (o per le loro tasche, più probabilmente). Faccio fatica a immaginare un pessimo elemento, psicopatico a tutti gli effetti, come Elon Musk, che pensa al bene dell’umanità, quell’umanità che lui evita accuratamente, quell’umanità che gli serve solo per gratificarsi quando fa le sue esibizioni ridicole, molto americane, dove imbocca il coro delle sue platee, come si fa da quelle parti, insomma, e come cercano di imitare da queste Giorgia, il Capitano, e la corte dei miracoli che ci ritroviamo al potere. Ricordo che c’è sempre un mio cugino degenerato che manda, su facebook, social che amplifica la mediocrità esistente, lettere d’amore a Giorgia, dove anche la sua pipì diventa, per lui, oro colato. Sono convinto che se lui avesse la possibilità la seguirebbe al cesso per recuperare un frammento della cacca giorgiana per poi metterlo in una provetta piccola e farne un gioiello da appendere al collo, “merda d’una sorella d’Italia”. Si aggiunge agli psicopatici, il poveretto, tipo Musk (il quale sembrava avere un idillio con Giorgia, almeno dalle immagini di cene di incontri che ci hanno mostrato). E io pago…
Ma non è che gli altri siano da meno. Quest’intelligenza artificiale, diciamolo per bene, ci ha rotto i cabbasisi. Ormai i sistemi bellici sono tutti “aiutati” da costei, e quando dico “costei” è come se esistesse davvero. Ed esiste, perbacco, perché consuma una quantità d’energia inimmaginabile, è sempre più vorace.
Le magnifiche sorti e progressive della Scienza, che, per carità, ha permesso anche conquiste straordinarie, sono sempre in bilico grazie agli apprendisti stregoni che poi non sanno più fermare l’incantesimo.
Ne parla perfino Karl Marx, nel suo Manifesto del Partito Comunista (1848), quasi due secoli fa:
“…Simile è lo sviluppo che si sta svolgendo sotto i nostri occhi. I rapporti borghesi di produzione e di scambio, i rapporti borghesi di proprietà, insomma la moderna società borghese, che ha come per incantesimo prodotto mezzi di produzione e di scambio tanto potenti, è come l’apprendista stregone incapace di controllare le potenze sotterranee da lui stesso evocate.”
Una rilettura del manifesto, oggi, farebbe bene a tutti, non necessariamente per aderire al “comunismo” così stupidamente evocato da Berlusconi o dal più stupido alla potenza n di Trump, che non ha la più pallida idea di cosa il comunismo sia (come quasi tutti gli statunitensi), additando addirittura Obama come comunista! Obama, comunista, seh…
No, non occorre che si diventi comunisti, almeno non come quelli che hanno creato degli imperi osceni in nome del comunismo marxiano, tradendolo, ma se ci si ragiona bene, su tutte le tesi esposte nel Manifesto, e soprattutto sull’apprendista stregone, si corre il pericolo di trovarsi d’accordo e di vedere i nostri (e non solo i nostri) politici come degli inetti che non riescono nemmeno a formulare un cazzo di programma per le prossime elezioni. E ispiratevi, porco mondo, almeno in qualche puntino. Nulla. Rileggetelo voi e almeno rifletteteci, è un libretto piccolo, ventisette pagine. Certo, non ci sono le figure, nemmeno i fumetti, so che è un’impresa dura nell’epoca dei graphic novel, nell’epoca dei social dove si scrivono messaggi effimeri che si affidano all’etere e che l’intelligenza artificiale intercetta, scoprendo i nostri gusti, le nostre preferenze e indirizzando il suo lavoro verso il consumo. Perché non non siamo più uomini ma consumatori.
Riaffiora la saggezza di mio nonno, assieme alla traduzione di Luciano di Samosata, che ripeteva spesso: “Pri mia puonno falliri tutti!”. Anche per me, possono fallire tutti. Forse anche per questo mi sono ritirato nelle belle campagne di Marsala, in mezzo a uliveti e vigneti, illudendomi che qui l’intelligenza artificiale non avrà niente da fare.
Ma promettetemi, lettori miei, che andrete a ripassare sia il racconto di Luciano, o la ballata di Goethe, e per chi non volesse leggere perché è troppo complicato, ascoltare lo scherzo di Dukas e rivedere il cartone di Topolino, sia il Manifesto di Marx. Se non volete leggerlo (o non sapete leggere e capire) fatevelo leggere da chi sa leggere. Fa parte di un’igiene mentale che oggi è sempre più necessaria, una bella centrifugata coll’ammorbidente.
Amen.
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