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Criminalità

Cocaina e conflitto nel Sahel: la rotta del deserto che alimenta guerre e poteri

Dagli inizi degli anni Duemila, l’Africa settentrionale e occidentale sono diventate snodi essenziali per il transito della cocaina verso l’Europa, inserendosi in un’infrastruttura criminale che già gestiva il traffico di hashish tra il Mali settentrionale e il Niger

11 Agosto 2026

All’improvviso, nel cuore del deserto, la luce si fa menzogna. Quando il sole è allo zenit e l’aria tremola come acqua, le dune si trasformano in onde e l’orizzonte diventa un miraggio di possibilità. È in quell’istante di sospensione che le carovane si muovono, silenziose come fantasmi, portando con sé un carico che non dovrebbe esistere in un luogo così antico e immutabile.

Ma il Sahara non è mai stato vuoto. È sempre stato attraversato da uomini che conoscono le stelle come altri conoscono le strade delle loro città. Per secoli hanno trasportato sale, oro, schiavi. Oggi trasportano qualcosa di più prezioso e più letale: polvere bianca che vale più del suo peso in oro, che corrompe governi, finanzia guerre e riscrive i destini di nazioni intere.

Il viaggio inizia molto lontano da qui, tra le foglie di coca delle Ande, nelle raffineria nascoste della Colombia e del Venezuela. Da lì, la polvere bianca si mette in viaggio, attraversa l’oceano in aerei che volano con i transponder spenti, atterra su piste improvvisate nel nulla, e comincia la sua lenta marcia attraverso il Sahel. Da Gao a Kidal, da Agadez a Sebha, fino alle coste della Libia da dove salpa per l’Europa.

È una geografia dell’invisibile, una mappa che nessun atlante ufficiale riporta, ma che i signori della guerra, i trafficanti e i funzionari corrotti conoscono a memoria. È la mappa di un impero criminale che si estende per migliaia di chilometri, che non conosce confini né bandiere, che si nutre di conflitti e li alimenta a sua volta.

Questo è il racconto di quelle rotte. Delle ombre che le percorrono, dei patti segreti che le rendono possibili, delle vite che distruggono e degli equilibri di potere che trasformano. Perché nel Sahel, la polvere bianca non è solo una droga: è il carburante di una macchina da guerra che non si ferma mai, è la valuta di un’economia parallela che sfida gli stati, è il filo invisibile che lega tra loro ribelli, mercenari, generali e profeti di morte.

La sabbia del Sahara è immortale, ma gli imperi che su di essa si costruiscono sono effimeri. Quello della cocaina, invece, sembra destinato a durare.

Il narcotraffico come motore nascosto delle crisi africane

Nel cuore del Sahara, dove le dune si fondono con l’orizzonte e il sole trasforma la sabbia in un mare di fuoco, si snodano rotte invisibili che portano una merce preziosa quanto mortale: la cocaina. Mentre l’attenzione del mondo è concentrata sui flussi marittimi che solcano l’Atlantico, un corridoio terrestre che attraversa Mali, Niger e Libia sta ridefinendo gli equilibri di potere di un’intera regione, intrecciando traffico di droga, conflitti armati e corruzione istituzionale in un nodo che sembra sempre più stretto e difficile da sciogliere.

Il rapporto “Cocaine and Conflict in Mali, Niger and Libya”, pubblicato dall’Iniziativa Globale contro la Criminalità Organizzata Transnazionale (GI-TOC) nell’agosto 2026, getta luce su un fenomeno che, sebbene meno visibile dei grandi carichi che attraversano l’oceano, si rivela di importanza cruciale per comprendere le dinamiche di instabilità che affliggono il Sahel centrale. L’analisi, basata su oltre 150 interviste sul campo condotte tra settembre 2025 e gennaio 2026 e su un’attenta triangolazione di fonti, dipinge un quadro inquietante: la cocaina non è solo una merce di contrabbando, ma un vero e proprio motore dei conflitti, una linfa che alimenta economie della protezione, distorce le istituzioni di sicurezza e crea incentivi per attori armati e politici a mantenere lo status quo.

L’evoluzione del corridoio trans-saheliano: le tre ere del narcotraffico

Le origini di un sistema criminale (2000-2019)

Per comprendere l’attuale configurazione del traffico di cocaina nel Sahel, occorre fare un salto indietro di un quarto di secolo. Dagli inizi degli anni Duemila, l’Africa settentrionale e occidentale sono diventate snodi essenziali per il transito della cocaina verso l’Europa, inserendosi in un’infrastruttura criminale che già dal decennio precedente gestiva il traffico di hashish tra il Mali settentrionale e il Niger.

In questa prima fase, furono le reti arabe a dominare il traffico, ma la crescente redditività dell’attività attirò ben presto una platea più ampia di partecipanti, intensificando la competizione e ridisegnando i rapporti di forza locali. La combinazione tra i proventi della droga e la circolazione di armi contribuì alla militarizzazione del contrabbando, con i trafficanti che sempre più spesso ricorrevano a milizie e scorte armate.

L’episodio che rivelò al mondo la portata del fenomeno fu il cosiddetto “Air Cocaine” del 2009: un Boeing 727 partito dal Venezuela atterrò su una pista improvvisata nel deserto del Mali settentrionale, trasportando tra le 7 e le 11 tonnellate di cocaina. L’incidente, verificatosi a nemmeno due mesi da un altro atterraggio illegale vicino al confine mauritano, mise in luce non solo l’organizzazione dei network criminali, ma anche la loro pericolosa vicinanza alle istituzioni statali, con il coinvolgimento diretto di alti funzionari maliani e signori della droga che ancora oggi figurano tra i protagonisti del traffico.

L’esplosione del conflitto nel Mali settentrionale nel 2012 sconvolse temporaneamente i pattern consolidati, spostando le rotte, incluse quelle attraverso la Mauritania, e alterando le relazioni tra trafficanti, gruppi armati e attori statali. Le reti, tuttavia, dimostrarono una straordinaria capacità di adattamento, forgiando legami transazionali con i gruppi armati che controllavano il territorio. La rivoluzione libica del 2011, analogamente, portò a un aumento del traffico di droga, con nuovi attori che sostituirono i vecchi trafficanti legati al regime di Gheddafi, come quelli delle tribù Magarha e Qaddadfa, a vantaggio delle tribù Awlad Suleiman e Tebu.

A partire dal 2016, il deterioramento della situazione della sicurezza nel Fezzan e nel Niger settentrionale colpì duramente il traffico, in particolare al Passo Salvador, una rotta chiave tra Sahel e Libia. Sebbene il traffico non si fermò, i volumi diminuirono rispetto ai picchi dell’inizio del decennio. I gruppi latinoamericani sperimentarono allora rotte alternative, incluso l’invio marittimo di cocaina verso le città della Libia occidentale come Misurata, al-Khoms e Tripoli, approfittando di un ecosistema criminale già consolidato.

La fase di consolidamento (2019-2023)

Il periodo tra il 2019 e il 2023 segnò una significativa intensificazione del traffico, alimentata da tre fattori concomitanti: l’aumento della produzione in America Latina, la crescita della domanda europea e un maggiore controllo sulle rotte marittime dirette, che spinse i trafficanti a privilegiare i corridoi del Sahel.

Due eventi del 2019 si rivelarono determinanti per il traffico in Libia. Il primo fu la presa di controllo del Fezzan da parte delle Forze Armate Arabe Libiche (LAAF), che attraverso un’abile strategia di negoziazione con gli attori tribali armati e il dispiegamento di unità chiave, ottenne il controllo delle principali rotte della cocaina. Il secondo fu la guerra per il controllo di Tripoli scoppiata nell’aprile 2019, che, sebbene infruttuosa per le LAAF, sconvolse gli ecosistemi del traffico ma al contempo forgiò connessioni illecite tra combattenti e trafficanti dell’est e dell’ovest, gettando le basi per il panorama attuale.

In questo periodo, diverse condizioni favorirono l’espansione del traffico: il basso livello di violenza nelle regioni di Gao, Kidal e Timbuktu in Mali, dove gli accordi esistenti tra i principali attori armati (ribelli tuareg e gruppi filogovernativi) consentivano una divisione del territorio e il controllo dei nodi di traffico; il mantenimento di sistemi di protezione tra trafficanti e autorità in Mali e Niger; e il consolidamento del potere delle LAAF nel Fezzan e nella Cirenaica, con il coinvolgimento di figure vicine alla leadership nel proteggere il commercio della droga.

La fase di turbolenza (2023-gennaio 2026)

Il 2023 segnò un punto di svolta per il traffico di cocaina in Mali, Niger e Libia, con eventi politici e di sicurezza che ne sconvolsero radicalmente i pattern.

In Mali, l’offensiva dell’esercito maliano (FAMA) supportato dal Gruppo Wagner, scatenatasi nella seconda metà del 2023, portò a livelli di violenza senza precedenti dal 2013 nel nord del paese. L’offensiva determinò un cambiamento nel controllo territoriale e pose fine all’Accordo di Pace di Algeri che regolava le relazioni tra governo, gruppi armati filogovernativi e ribelli tuareg (ora riuniti nel Fronte di Liberazione dell’Azawad – FLA).

I network del traffico di cocaina si adattarono trovando rotte più sicure, sebbene più lunghe. Dove prima i convogli potevano essere scortati da molteplici gruppi armati concorrenti, dopo il 2023 le rotte rifletterono le ostilità e le influenze territoriali, con i trasportatori che operano su itinerari garantiti da FLA o gruppi filogovernativi a seconda dell’affiliazione. I gruppi filogovernativi subirono perdite e interruzioni, specialmente attorno ai nodi logistici precedentemente controllati lungo la strada nazionale RN18, e ora utilizzano principalmente rotte da Gao verso est attraverso la regione di Menaka verso il Niger.

In Niger, il colpo di stato del luglio 2023 che portò al potere il Consiglio Nazionale per la Salvaguardia della Patria (CNSP) segnò una rottura profonda negli accordi di traffico consolidati. Il collasso dei meccanismi di protezione legati all’amministrazione precedente espose le reti che avevano fatto affidamento sulla copertura politica ai livelli più alti. Molti circuiti di traffico, specialmente quelli legati alla cocaina e alla cannabis, subirono gravi interruzioni. Fino alla fine del 2024, l’attività di traffico divenne più frammentata e opportunistico, con gli attori che si spostarono verso altre economie illecite, come il commercio informale dell’oro nel Niger settentrionale e nell’Algeria meridionale.

A partire dalla metà del 2025, tuttavia, fonti multiple segnalarono la graduale ricostituzione delle reti del narcotraffico, con una tendenza centrale rappresentata dal crescente coinvolgimento di ausiliari della sicurezza filoregime, in particolare l’Unione dei Nigeriani per la Vigilanza e il Patriottismo (UNVP), che hanno iniziato a fornire protezione, scorta e servizi di recupero per i convogli illeciti, internalizzando funzioni precedentemente svolte da protettori politici o funzionari di sicurezza. Questa fusione tra attività di controllo e protezione ha permesso ai trafficanti, inizialmente messi da parte dopo il colpo di stato, di rientrare nel giro.

In Libia, la situazione è rimasta relativamente stabile tra il 2020 e l’inizio del 2025, con le LAAF che esercitano un controllo pressoché incontrastato sulla Cirenaica e sul Fezzan. Tuttavia, gli eventi del 2025 e dell’inizio del 2026 hanno introdotto elementi di incertezza. I combattimenti scoppiati a Qatrun nel febbraio 2025 tra un’unità di polizia militare delle LAAF e un gruppo di mercenari ciadiani hanno portato a una repressione che ha congelato il contrabbando transfrontaliero. Analogamente, gli attacchi del gruppo “Rivoluzionari del Sud” contro le posizioni delle LAAF nel gennaio 2026 hanno innescato un inasprimento delle misure di sicurezza e una repressione sulle tribù del sud, con effetti ancora da valutare sul traffico di cocaina.

I protagonisti del traffico: un mosaico di attori

Gli intermediari regionali: i signori della droga del Sahel

Il traffico di cocaina nel Sahel ruota attorno a un numero ristretto di intermediari chiave, figure che operano da decenni e che hanno saputo costruire reti di protezione e influenza attraverso confini e regimi politici.

Il network più influente in Mali è quello noto come “Galassia Tilesmi”, dal nome di una holding che opera in diversi settori dell’economia legale e illegale. I due volti più noti di questa galassia sono Rougi e Cherif. Entrambi sono considerati gli intermediari più importanti che collegano il traffico di cocaina nel Mali meridionale con il nord e con i paesi vicini. Rougi, inserito nella lista delle sanzioni dell’Ufficio per il Controllo dei Beni Stranieri del Dipartimento del Tesoro americano, opera attraverso una rete di società legalmente registrate, spesso intestate a parenti, che vengono utilizzate per trasportare cocaina, riciclare denaro e aggirare le sanzioni.

Secondo fonti sul campo, il network Tilesmi muove la cocaina dal Mali meridionale fino a Gao, che costituisce un vero e proprio hub per il traffico, dove la droga viene immagazzinata in case private o negozi al mercato di Washington. Il trasporto avviene sia via terra, in veicoli privati o autobus di loro compagnie di trasporto, che per via aerea, con aerei militari che vengono utilizzati per evitare le pericolose strade e i blocchi di JNIM.

Rougi e Cherif non gestiscono le attività quotidiane del network, ma sovrintendono alle operazioni complessive, mantenendo le relazioni regionali, assicurando un regolare approvvigionamento di droga e gestendo i rapporti con i detentori del potere in Mali. La loro resilienza deriva dal ruolo di lunga data come intermediari chiave per le autorità maliane, una posizione mantenuta nonostante i cambi di regime attraverso elezioni e colpi di stato. Entrambi sono regolarmente coinvolti in discussioni e negoziati con i gruppi armati, in particolare IS Sahel e JNIM, per conto dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza dello Stato (ANSE), assistendo nei negoziati per gli ostaggi, nella rimozione di blocchi e nella mediazione locale.

Il legame familiare ha permesso a questi attori di mantenere reti di protezione e influenza regionale: Rougi è genero di Cherif Ould Abidine, che è stato il principale signore della droga in Niger fino alla sua morte nel 2016, unendo così le due sponde del confine in una catena di contrabbando integrata.

In Niger, dopo il colpo di stato e il successivo periodo di interruzione, le reti si sono ricostituite attorno a Ghoumour Itouwa Bidika, un ex leader ribelle attivo durante la ribellione del 2007-2009 e associato da tempo al commercio di droga. Arrestato in relazione al sequestro di 17 tonnellate di hashish nel 2021 e rilasciato per irregolarità procedurali, Bidika ha diversificato le sue attività nell’oro informale dopo il colpo di stato, per poi riemergere come attore centrale nel traffico di cocaina e cannabis attraverso il nuovo sistema di protezione legato all’UNVP.

Gli attori statali-embedded: la protezione come servizio

In tutti e tre i paesi, il traffico di cocaina è facilitato da sistemi di protezione legati allo stato che coinvolgono élite politiche, servizi di intelligence e alti funzionari della sicurezza. Quando questi sistemi rimangono intatti, il traffico continua su larga scala. Quando crollano, tipicamente a causa di transizioni politiche, i flussi ad alto volume si contraggono drasticamente, come dimostrato in Niger tra la metà del 2023 e la fine del 2025.

In Mali, la Galassia Tilesmi è rimasta vicina ai successivi governi, ed è addirittura incaricata dal governo di partecipare a mediazioni e negoziati. L’ANSE è da tempo al centro di questi accordi, e secondo numerose segnalazioni, tra cui quelle del Panel di Esperti dell’ONU, fungeva da pilastro centrale della protezione sotto le precedenti amministrazioni civili. Per anni, il network Tilesmi ha fatto affidamento su Mohamed Ould Mataly, suocero di Rougi ed ex membro del parlamento maliano, per garantire la copertura politica, acquistando protezione politica direttamente dal precedente capo dei servizi di intelligence, il generale Moussa Diawara, destituito dalla giunta nel luglio 2021.

In Niger, dopo un periodo di interruzione post-colpo di stato, le reti di traffico sono riemerse dalla fine del 2025, con gli attori vicini all’UNVP al centro di questa ricostituzione. L’UNVP, formalmente un’organizzazione della società civile con l’obiettivo di sostenere il governo militare, è stata integrata nell’apparato di sicurezza del Niger nel 2024, autorizzata a condurre pattuglie e istituire posti di blocco, e armata per condurre operazioni anti-traffico. Elementi associati al gruppo hanno giocato un ruolo attivo nel traffico di cannabis e cocaina.

Nel settembre 2025, un convoglio di più veicoli che trasportava cocaina nella zona di Djado vicino a Tagharaba è stato attaccato da elementi del FACT (un gruppo ribelle ciadiano operante nella Libia meridionale). Le forze dell’UNVP, accompagnate da personale di sicurezza nigerino, hanno lanciato un inseguimento armato di due giorni in un’operazione guidata da Bidika, durante la quale otto membri dell’UNVP sono stati catturati dal FACT. Questo episodio illustra come le reti di traffico siano ora profondamente intrecciate con le strutture di sicurezza del governo nigerino.

In Libia, sistemi di protezione simili sono cruciali per il successo del commercio di cocaina. Attori statali-embedded associati al Governo di Stabilità Nazionale (GNS), alle LAAF e al Governo di Unità Nazionale riconosciuto a livello internazionale (GNU) forniscono protezione. Il GI-TOC ha ricevuto numerose segnalazioni del ruolo dominante giocato da un ufficiale di alto livello delle LAAF nella protezione e nel profitto del traffico di cocaina e altre droghe.

I gruppi armati e le organizzazioni violente estremiste

I gruppi armati, che siano allineati allo stato o meno, svolgono un ruolo operativo nel traffico di cocaina fornendo scorte armate, sicurezza delle rotte e accesso al territorio. Il loro coinvolgimento è principalmente transazionale: estraggono entrate da convogli di alto valore senza gestire direttamente il traffico.

In Mali, il traffico di cocaina si interseca con un’ampia gamma di attori armati, dai gruppi ribelli e filogovernativi ai mercenari, milizie e organizzazioni violente estremiste. Il controllo del territorio e degli accordi di protezione rende sia i gruppi filogovernativi che quelli ribelli centrali per il movimento della cocaina.

Una volta che la cocaina arriva a Gao, la responsabilità della sicurezza dei carichi ricade sui gruppi armati filogovernativi. Il ramo Gamou del Groupe d’Autodéfense Tuareg Imghad et Alliés (GATIA-Gamou) agisce da intermediario per la Galassia Tilesmi, assicurando i movimenti di cocaina da Gao in poi, sulle strade nei loro territori di influenza. All’interno di GATIA, tre individui di alto livello sono presumibilmente responsabili della sicurezza di questi convogli, che a volte utilizzano veicoli di GATIA. I membri di GATIA nascondono anche cocaina all’interno di convogli logistici militari.

Per quanto riguarda le organizzazioni violente estremiste (VEO), c’è da tempo la preoccupazione che JNIM e IS Sahel siano coinvolti e traggano finanziamenti dal traffico di cocaina. L’evidenza suggerisce che il loro coinvolgimento si concentra sulla tassazione dei carichi che transitano attraverso territori sotto la loro influenza. Questa tassazione non è unica per le droghe; viene applicata a tutti i flussi di merci.

Tuttavia, i negoziati per il passaggio sicuro della cocaina sono gestiti in modo diverso rispetto ad altre merci. Mentre per le merci ordinarie gli accordi possono essere ad hoc o prevedere il pagamento di un pedaggio in base al carico, la tassazione della cocaina si basa tipicamente su negoziati tra individui di alto livello all’interno delle reti di traffico (di solito gli intermediari regionali) e un punto focale senior all’interno di IS Sahel o JNIM.

All’interno di IS Sahel, Moussa Moumini è uno dei due principali interlocutori per i trafficanti. Membro senior del gruppo di origine nigerina, è uno dei sei comandanti dell’Ufficio Militare e Operativo, al di sopra dei comandanti di zona nella gerarchia dell’organizzazione. Gli accordi tra trafficanti e IS Sahel si basano sugli stretti legami di Moumini con i trafficanti della Galassia Tilesmi.

Il passaggio sicuro per la cocaina viene organizzato e autorizzato in anticipo: i trafficanti danno il via libera solo quando hanno ricevuto le necessarie garanzie da tutti gli attori armati rilevanti. Una volta che il convoglio inizia a muoversi, nessuno apre o controlla il carico.

La crescente influenza di IS Sahel sulla regione di Menaka, unita al crescente utilizzo delle rotte che la attraversano, ha portato diverse fonti a suggerire che il gruppo possa aver beneficiato del traffico di cocaina attraverso la tassazione dalla fine del 2023. Alcune fonti suggeriscono che il coinvolgimento di IS Sahel sia diventato più profondo: il gruppo è stato incluso nella logistica della Galassia Tilesmi, come hanno fatto per decenni con i gruppi armati filogovernativi. Mentre GATIA-Gamou protegge i convogli all’inizio del viaggio quando la spedizione lascia Gao, la cocaina viene consegnata a IS Sahel vicino a Talataye per essere trasportata più a est attraverso la regione di Menaka e nella vicina regione di Tahoua in Niger.

L’aviazione generale: il lato oscuro del traffico aereo

L’aviazione generale ha da tempo giocato un ruolo nel traffico di cocaina dall’America Latina all’Africa occidentale, sfruttando la scarsa sorveglianza degli aeroporti ufficiali, piste informali e voli “dark” con transponder spenti. Il caso “Air Cocaine” del 2009, con l’atterraggio del Boeing 727 proveniente dal Venezuela vicino a Tarkint, e un altro atterraggio al confine mauritano pochi mesi dopo, hanno rivelato l’entità del fenomeno e il coinvolgimento di alti funzionari maliani.

Un recente indicatore della rilevanza continua di questa modalità è stato il sequestro di 2,6 tonnellate di cocaina da un aereo privato partito dal Venezuela e atterrato all’aeroporto internazionale di Bissau nel settembre 2024. Secondo le indagini delle autorità di Guinea-Bissau, l’aereo era originariamente diretto a Bamako.

Il Venezuela rappresenta una zona di partenza chiave per questi voli grazie alle numerose piste clandestine, all’alto livello di protezione statale e alla vicinanza alle aree di produzione della cocaina in Colombia. I gruppi armati come l’ELN controllano molte piste informali al confine tra i due paesi, e fonti hanno indicato il coinvolgimento del Cartel de los Soles, una rete criminale venezuelana composta da alti ufficiali militari, nel facilitare i carichi aerei.

Esistono anche prove crescenti che l’aviazione generale viene utilizzata per muovere cocaina all’interno dell’Africa occidentale e dei singoli paesi. Secondo rapporti credibili, la cocaina viene regolarmente trasportata via aereo da Bamako a Gao utilizzando compagnie aeree commerciali, aerei militari o jet privati.

Guardando al futuro, ci sono indicazioni che l’uso dell’aviazione generale per il traffico potrebbe aumentare nel Sahel per evitare i rischi associati all’instabilità della situazione della sicurezza.

Il futuro del traffico nel Sahel: scenari e tendenze

Il rapporto del GI-TOC identifica diverse tendenze future che plasmeranno il panorama del traffico di cocaina nel Sahel:

La cocaina rimane una fonte importante di finanziamento per i gruppi armati, sostenendo l’instabilità. Il traffico continuo lungo le strade chiave sotto il loro controllo fornisce entrate a questi gruppi, creando incentivi per proteggere le rotte di traffico come ancora di salvezza economica.

La crescente importanza delle rotte di traffico attraverso l’influenza territoriale di IS Sahel. Dal 2025, l’aumento dei flussi attraverso il Mali orientale, combinato con il controllo espanso del gruppo nella zona, ha posizionato IS Sahel per beneficiare finanziariamente del traffico verso est in Niger. Questo potrebbe rafforzare la resilienza economica del gruppo, facilitando la continua attività insurrezionale e l’ulteriore espansione del traffico di cocaina.

I rischi di consolidamento e rafforzamento della cattura istituzionale. Ci sono indicazioni che alcune strutture statali stiano consolidando il controllo sul traffico di cocaina, come nelle aree governate dal GNS in Libia, dove le LAAF consolidano il controllo militare diretto sul Fezzan.

Il rafforzamento della posizione dei mediatori di potere legati alla criminalità nella Libia occidentale. Come nella Libia orientale, attori chiave con accesso al governo continueranno a consolidare il controllo su segmenti del traffico di cocaina, con implicazioni per la governance e per il traffico verso l’Europa.

L’espansione del consumo di crack e cocaina in polvere nei centri urbani del Sahel e della Libia. Sebbene rimanga ben al di sotto dei livelli di consumo di droghe sintetiche, questa tendenza al rialzo è destinata a continuare, mettendo a dura prova risorse sanitarie pubbliche già limitate.

L’aviazione generale potrebbe giocare un ruolo più ampio. Diversi indicatori suggeriscono che l’aviazione generale potrebbe giocare un ruolo maggiore nel traffico di cocaina trans-saheliano, consentendo alle reti di evitare aree altamente volatili e migliorare l’efficienza delle loro operazioni.

Conclusioni

Il traffico di cocaina via terra che attraversa il Sahel e la Libia è profondamente radicato nei conflitti e nelle economie politiche della regione, collegando punti di ingresso costieri, corridoi trans-saheliani e hub di uscita nordafricani, abilitato da complessi e resilienti sistemi di protezione e controllo. Sebbene i flussi trans-saheliani rappresentino un volume di cocaina molto inferiore rispetto alle loro controparti marittime, sono di importanza critica nel plasmare i paesaggi del conflitto, della criminalità e della politica della regione, ed sono intricatamente interconnessi con attori armati e strutture di potere legate allo stato.

Attraverso Mali, Niger e Libia, l’accesso alla protezione politica e al controllo territoriale continua a determinare chi può muovere grandi volumi di cocaina. Mentre le VEO non sono gli organizzatori primari del traffico, ne beneficiano indirettamente, in particolare attraverso la tassazione e la facilitazione. I proventi del traffico contribuiscono alla resilienza dei gruppi armati e rafforzano l’incentivo a mantenere uno status quo che permette alle economie illecite di prosperare.

Per affrontare questa sfida complessa, il rapporto raccomanda di forgiare partenariati di polizia lungo la catena di approvvigionamento, dare priorità a sanzioni mirate e pressione strategica su trafficanti e facilitatori, e migliorare la comprensione del traffico di cocaina che utilizza l’aviazione generale. Senza un approccio che tenga conto non solo delle rotte e dei volumi, ma anche dei sistemi di conflitto e delle strutture di potere che li sostengono, il Sahel continuerà a essere teatro di un’intricata danza tra traffico di droga, conflitto e corruzione, con conseguenze devastanti per la stabilità e la sicurezza della regione.

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