Criminalità
Il Maxiprocesso oltre il mito: la lezione di Falcone e la nascita della Superprocura
Francesco Cangialosi ripercorre il Maxiprocesso e la nascita della Superprocura, evidenziando l’eredità di Falcone e l’evoluzione delle istituzioni nella lotta alla mafia, tra memoria storica e impegno civile.
Raccontare il Maxiprocesso significa misurarsi con uno dei passaggi decisivi della storia giudiziaria italiana. Ma significa anche interrogarsi su come lo Stato abbia imparato, attraverso quella esperienza, a organizzare in modo diverso la propria risposta alla criminalità mafiosa. È questo il percorso seguito da Francesco Cangialosi in Dal maxiprocesso alla superprocura. Tra storia e cronaca, pubblicato da Libridine. Il punto di partenza è il Maxiprocesso di Palermo, ma l’autore non si ferma alla sua dimensione ormai leggendaria. Guarda a ciò che quel processo rappresentò per le istituzioni e per il modo stesso di organizzare la risposta dello Stato alla criminalità mafiosa.
Il Maxiprocesso fu anzitutto una macchina giudiziaria gigantesca: centinaia di imputati, una massa imponente di prove, collegamenti criminali da ricostruire e, soprattutto, la necessità di trasformare un’immensa attività investigativa in un processo capace di arrivare alla sentenza. In questa prospettiva assunse particolare rilievo la figura di Alfonso Giordano, presidente della Corte d’assise. Restituirgli centralità significa ricordare che la lotta alla mafia non è soltanto investigazione: è anche processo, prova, confronto fra le parti, garanzia e decisione.
Il passaggio dal Maxiprocesso alla «Superprocura» costituisce la parte più significativa del volume. La nascita della Direzione nazionale antimafia risponde infatti all’esigenza di coordinare indagini che ormai oltrepassavano i confini territoriali. La cosiddetta Superprocura non doveva essere semplicemente una procura superiore alle altre, ma uno strumento di coordinamento nazionale. In questo senso il libro racconta non soltanto la storia di una stagione giudiziaria, ma l’evoluzione delle istituzioni dello Stato.
Al centro rimane la lezione di Giovanni Falcone: un’antimafia fondata sui fatti, sulle prove, sulla paziente ricostruzione dei rapporti criminali, non sulle appartenenze. È una lezione particolarmente importante perché la memoria dell’antimafia è stata spesso attraversata da contrapposizioni politiche e culturali. Falcone, invece, può essere letto soprattutto come uomo delle istituzioni: non patrimonio di una parte, ma figura della storia repubblicana.
Il pregio maggiore del libro sta dunque nel tentativo di sottrarre il Maxiprocesso tanto all’oblio quanto alla mitizzazione. Dalla memoria alla storia, dall’eroe all’istituzione, dal singolo processo al coordinamento nazionale: è questo il percorso che Cangialosi propone al lettore.
Il Maxiprocesso diventa così qualcosa di più di una pagina della storia giudiziaria siciliana: diventa una pagina della storia nazionale. E la Superprocura rappresenta il tentativo di trasformare quella esperienza in uno strumento permanente di contrasto alla criminalità organizzata.
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