Criminalità

Oltre il verdetto: l’inchiesta sui giurati che scuote la giustizia maltese

Si riaprono le ombre sul processo a Yorgen Fenech, assolto per l’omicidio di Daphne Caruana Galizia. Le autorità indagano su cinque giurati per presunte irregolarità e violazione del giuramento e analizza anche l’ipotesi di falsa testimonianza, mentre la famiglia chiede verità

18 Settembre 2026

La mattina di venerdì 18 settembre 2026, l’aria nell’isola di Malta si è fatta d’improvviso ancor più pesante. Quando le auto della polizia sono giunte alle porte della sezione giudiziaria per prelevare e porre in stato di fermo un giurato di riserva del processo a Yorgen Fenech, si è aperta ufficialmente la quinta crepa nell’edificio che avrebbe dovuto garantire giustizia per l’assassinio della giornalista d’inchiesta Daphne Caruana Galizia. Con questo ennesimo fermo, il numero delle persone finite sotto torchio dagli inquirenti sale a cinque: quattro giurati effettivi, insieme al marito di uno di essi, arrestati e interrogati nella sola giornata di giovedì, e ora questo supplente, finito a sua volta nella rete del Dipartimento d’Investigazione sui Reati Finanziari (FCID).

La sentenza dell’assoluzione e le reazioni

Per comprendere appieno la portata devastante di questi arresti, occorre fare un passo indietro di soltanto due settimane, fino al 2 settembre 2026. In quel giorno, dopo cinquantacinque giorni di dibattimento tesissimo e otto estenuanti ore di camera di consiglio, la Corte d’Assise di La Valletta aveva emesso la sua sentenza: otto voti contro uno per l’assoluzione di Yorgen Fenech da entrambe le imputazioni principali. L’erede del colosso immobiliare ed ex patron del consorzio Electrogas, accusato di essere stato il mandante morale dell’attentato con autobomba che il 16 ottobre 2017 disintegrò la vita e la voce di Daphne Caruana Galizia, varcava il portone del tribunale da uomo libero, rilasciando brevi e misurate dichiarazioni ai taccuini dei cronisti, protetto dal verdetto quasi unanime di una giuria popolare composta da sei donne e tre uomini.

Un verdetto che fin dalle prime ore aveva sollevato un’ondata di indignazione civile e la ferma opposizione della famiglia Caruana Galizia, oltre ai duri commenti delle organizzazioni internazionali per la libertà di stampa come Reporter Senza Frontiere. Ma ciò che sembrava la parola “fine” su uno dei capitoli più bui della storia repubblicana dell’arcipelago, si è trasformato nell’incipit di un secondo, inquietante thriller giudiziario.

Le ombre sul processo e le violazioni del giuramento

Le indiscrezioni giornalistiche sorte nelle ore immediatamente successive all’assoluzione parlavano della preparazione di un ricorso storico da parte della Procura Generale, decisa a impugnare l’esito della sentenza non soltanto sul merito delle prove, ma su vizi procedurali tali da invalidare l’intero dibattimento e richiedere l’annullamento del processo con la conseguente celebrazione di un nuovo giudizio. Quelle che sembravano solo ipotesi di strategia processuale hanno trovato una drammatica conferma materiale quando gli agenti dell’FCID hanno bussato alle porte dei giurati.

Secondo le informazioni confermate e le note ufficiali diffuse dal Comando di Polizia, il nucleo dell’inchiesta ruota attorno a presunte violazioni del giuramento solenne prestato prima dell’inizio del processo. Nello specifico, gli investigatori stanno esaminando una serie di commenti e post pubblicati dai giurati sui canali social in tempi antecedenti all’inizio delle udienze, ma anche anomalie riscontrate durante la fase dibattimentale, tra cui la segnalazione di un telefono cellulare che sarebbe risultato acceso e operativo nelle mani di un giurato all’interno dell’aula di tribunale, in aperta violazione delle rigide norme sulla segregazione e sulla neutralità della giuria.

Lo stato delle indagini e l’ipotesi di falsa testimonianza

Attualmente, tre dei primi giurati fermati giovedì sono stati rilasciati su cauzione di polizia (police bail), mentre l’interrogatorio del giurato di riserva fermato venerdì mattina prosegue serrato. La polizia ci tiene a precisare che le verifiche vertono sull’attendibilità del giuramento prestato e su eventuali condotte sconvenienti o dichiarazioni rese online, cercando di fare chiarezza al di fuori delle teorie complottiste, ma il dato politico e giudiziario rimane incontrovertibile: il verdetto che ha scagionato il presunto mandante del delitto Caruana Galizia poggiava su basi drammatically fragili.

A complicare ulteriormente il quadro, si aggiunge la richiesta avanzata dall’eurodeputato del Partito Nazionalista David Casa. L’Ufficio del Procuratore Generale ha confermato di aver trasmesso al Commissario di Polizia la formale istanza per indagare Yorgen Fenech anche per il reato di falsa testimonianza (perjury). L’accusa trae origine dalle apparenti e marcate contraddizioni emerse durante il processo tra le deposizioni dello stesso Fenech e la mole di documenti finanziari legati alla società offshore 17 Black, l’entità panamense indicata dalle inchieste di Daphne come il veicolo destinato a pagare tangenti a figure apicali del governo maltese dell’epoca, tra cui Keith Schembri, ex capo di gabinetto del Primo Ministro Joseph Muscat.

Un sistema giudiziario in cerca di verità

In questo scenario, la battagliata verità sull’omicidio della giornalista si sposta di nuovo dalle aule di giustizia alle stanze degli investigatori. Se le condanne degli esecutori materiali, Vincent Muscat a 15 anni, i fratelli Alfred e George Degiorgio a 40 anni ciascuno, fino alle recenti condanne all’ergastolo per Robert Agius e Jamie Vella per la fornitura dell’ordigno, avevano fissato i points fermi sul braccio armato dell’attentato, la mente politica e finanziaria resta avvolta da un’ombra densa di sospetti e omissioni.

L’arresto del quinto giurato non rappresenta solo la cronaca di un’indagine di polizia; è la fotografia nitida di un sistema giudiziario sotto assedio, costretto a fare i conti con i propri fantasmi per dimostrare al mondo e ai cittadini di Malta che la giustizia per Daphne Caruana Galizia non può chiudersi con una sentenza viziata dal dubbio.

Commenti

Devi fare login per commentare

Accedi

Gli Stati Generali è anche piattaforma di giornalismo partecipativo

Vuoi collaborare ?

Newsletter

Ti sei registrato con successo alla newsletter de Gli Stati Generali, controlla la tua mail per completare la registrazione.