Cronaca
Giovani tra rabbia, frustrazione e violenza : quali soluzioni per inclusione e coesione ?
I giovani vanno supportati e seguiti lungo canali esperienziali di funzione civica e sociale per educare alla vita adulta .
Luciano Pilotti e Francesco Carelli
Giovani tra rabbia , frustrazione e violenza: quali analisi e soluzioni esperienziali?
Le vicende delle manifestazioni delle settimane scorse ci impongono di esplorare soluzioni oltre la ” macchina repressiva” non dimenticandoci mai che siamo “condannati a educare ad apprendere” nel dialogo e nella responsabilita’ e non solo perche’ ce lo impone la Costituzione Cioe’ formando comunita’ inclusive e operose nel civismo verso ” beni comuni condivisi” educando all’ esperienza nella realta’. Fattori educativi dunque come leve etiche ma anche di crescita formandone i potenziali e traguardando al futuro. Proponiamo allora di affrontare la violenza giovanile da una prospettiva specifica : osdia, non limitandosi a reprimere i comportamenti violenti, ma costruire le condizioni educative, relazionali e sociali che possano prevenirli e mitigarli.
<span;>Pensiamo che di maggiore interesse possa essere l’idea per esempio di un “servizio civile volontario”, remunerato e di durata limitata, che unisca formazione, responsabilità verso gli altri, cura dell’ambiente e anche avviamento al mondo del lavoro. Una proposta che – seppure non nuova – potrebbe diventare un vero progetto di politica pubblica, con una dimensione educativa, sociale, ambientale e occupazionale.
<span;>Vediamo lo sviluppo dei punti essenziali in una forma strutturata di analisi e proposta politica orientata ai policy makers, locali e nazionali o anchd globali per esempio sul piano europeo
<span;>1. Un Servizio civile giovanile per la partecipazione e la convivenza
<span;>Con l’obiettivo generale di contrastare la rabbia, l’isolamento sociale e la violenza giovanile attraverso esperienze formative concrete, nelle quali i giovani possano sperimentare la solidarietà, la cooperazione, la responsabilità individuale e il valore sociale del proprio lavoro oltre alla sua condivisione con l’Altro tra dignita’ e rispetto di persone e ambiente.
<span;>L’idea di fondo è che la convivenza civile e cibica non si apprenda soltanto attraverso l’istruzione e le regole, ma anche e soprattutto attraverso esperienze condivise, nelle quali si impara a lavorare con gli altri, a riconoscere le difficoltà altrui e a contribuire al “bene comune” come fattori di potenziale e di crescita lungo almeno quattro macro linee di azione-intervento che sono poi da ” integrare”.
<span;>L’ idea di progetto che proponiamo potrebbe rivolgersi indicativamente ai giovani tra i 16 e i 25 anni, con percorsi differenziati in base all’età, alle competenze e alle condizioni personali oltre che ai luoghi e contesti di applicazione.
<span;>A. Supporto scolastico e inclusione educativa
<span;>Attività di sostegno e accompagnamento rivolte agli studenti più fragili, in collaborazione con scuole, insegnanti ed educatori con enti locali e associazioni di volontariato, di cultura e servizi alle comunita’.
<span;>Possibili interventi:
<span;>• Aiuto nello studio e nel recupero delle competenze di base.
<span;>• Attività di gruppo per contrastare l’isolamento e l’abbandono scolastico.
<span;>• Laboratori creativi, digitali e manuali.
<span;>• Supporto all’integrazione dei ragazzi con difficoltà linguistiche o sociali.
<span;>I giovani partecipanti ovviamente non sostituirebbero insegnanti ed educatori ma opererebbero come supporti, dopo una formazione adeguata e sotto la supervisione di personale qualificato ( per 3-4 settimane a seconda dei contesti applicativi) .
<span;>Il Valore educativo in questo caso e’ quello di scoprire di poter essere utili agli altri, sviluppando empatia, pazienza e capacità di collaborazione nella pratica e nella progettazione applicativa di attivita’ di utilita’ sociale e civica ma anche economica.
<span;>B. Protezione civile, emergenze e solidarietà
<span;>Un percorso formativo che avvicini i giovani alle attività di prevenzione, soccorso e assistenza alla popolazione. Le attività potrebbero comprendere:
<span;>• Formazione di base sulla protezione civile e sui rischi ambientali.
<span;>• Avviamento pratico al Primo Soccorso e nozioni minime di assistenza sanitaria e queste da sviluppare anche in età adolescenziale come avviamento alla vita adulta.
<span;>• Supporto logistico nelle emergenze, sotto la direzione delle organizzazioni competenti e in condizioni di sicurezza.
<span;>• Preparazione di materiali e assistenza con servizi di primo supporto alle persone evacuate.
<span;>• Attività di sensibilizzazione sui rischi climatici e idrogeologici con l’ obiettivo di una cultura diffusa della prevenzione.
<span;>• Percorsi dedicati alla conoscenza delle operazioni di soccorso e accoglienza in mare, con le necessarie competenze professionali e garanzie di svolgimento in condizioni di assoluta sicurezza.
<span;>Le diverse attività operative sarebbero graduate secondo l’età e la formazione ricevuta: nessun giovane dovrebbe essere esposto a rischi superiori alle proprie capacità e senza una appropriata firmazione.
<span;>Il Valore educativo in questo caso, dovrebbecessere quello di conoscere concretamente le vulnerabilità umane e sperimentare il significato della solidarietà e della responsabilità collettiva nel valore di una reciprocita’ non transattiva e non necessariamente “simmetrica” ( cioe’ totalmente esterna al noto “do ut des”).
<span;>C. Assistenza agli anziani e alle persone con mobilità ridotta ( sia fisica che mentale).
<span;>Un programma di accompagnamento e sostegno alla vita quotidiana, realizzato insieme ai servizi sociali e alle associazioni del territorio.
<span;>Tra le possibili attività troviamo per esempio le seguenti:
• Accompagnamento per passeggiate e commissioni varie.
• Aiuto da attuare secondo i casi e le segnalazioni ( cultura
del Rispetto, della Solidarietà, della Empatia).
Lungo queste linee di azione intervento che potremmo definire ” orizzontali” potremmo poi inserire altre tre linee specializzate in due settori distinti e di tipo ” verticale” , come per esempio la salvaguardia del patrimonio artistico e culturale e l’avvio all’attivita’ sportive indoor o outdoor, cosi come l’ intervento all’estero in aree di supporto di fronte a climate change e/o di grande poverta’, certo in questo caso in eta’ compatibili superiori alla maggiore eta’ e dopo appropriata e robusta formazione dedicata.
Un Servizio Civile con due moduli di 3 o 6 mesi in squadre miste educando all’inter-gender e a team intergenerazionali nell’operativita’ e progettualita’. Note sono le esperienze da utilizzare come benchmark realizzativi e di trasferibilita’ tra comunita’ e territori e tra queste, per esempio a Milano quelle di don Orione e della Caritas, ma anche altre in contesti laici e in moltepli regioni italiane
Potrebbero essere di utilita’ esperienze lavorative tra 4 e 6 ore giornaliere per 4 giorni settimanali per un massimo di 24 ore settimanali, non incompatibili con altre attivita’ di studio e lavoro. Peraltro che potrebbero essere riconosciute con “crediti professionali” utili poi a qualsiasi altra carriera professionale e/ o di studio e lavoro. Necessaria la collaborazione tra Regioni e Provincie e tra Stato e Regioni con una legislazione approoriata di supporto e con strutture presenti in quasi tutte le provincie italiane
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