Medicina

Ironia contro il burn – out

“Il miglior medico è la natura: guarisce tre quarti delle malattie e non sparla dei suoi colleghi”. Questo è di Galeno, ma gli aforismi sui medici abbondano. E se per una volta i medici non fossero bersaglio ma maestri di ironia? Proprio l’umorismo è la strategia contro il burnou

11 Ottobre 2026

Ironia contro il burn – out

 

Prof. Francesco Carelli

 

 

“Il miglior medico è la natura: guarisce tre quarti delle malattie e non sparla dei suoi colleghi”. Questo è di Galeno, ma gli aforismi sui medici abbondano. E se per una volta i medici non fossero bersaglio ma maestri di ironia? Proprio l’umorismo è la strategia contro il burnout consigliata dagli esperti dell’American Academy of Family Physicians (AAFP). Ridere allevia la sensazione di ansia e di stress nel medico e nel paziente, permettendo un momentaneo distacco dalla medicina e dalla malattia. Che l’umorismo aiuti nelle situazioni difficili non è certo una notizia: sul fatto che una risata favorisse la guarigione aveva pochi dubbi già Ippocrate. Stupirà di più sapere che in Italia soffre di burnout, a un livello tale da influenzare le prestazioni professionali, quasi un medico su due, dove le percentuali più elevate tra le varie discipline mediche, si riscontrano fra i medici di famiglia e quelli d’emergenza pronto soccorso. Questi medici sono continuamente in prima linea, devono essere veloci e adattarsi ad affrontare una grande varietà di situazioni. La sindrome da burnout, termine che significa “fuso, scoppiato”, porta ad esaurimento fisico ed emotivo, alti livelli di depersonalizzazione, fino al cinismo più serio, e bassi livelli di realizzazione professionale. La più ampia casistica esaminata e la più citata nelle pubblicazioni negli anni, si rifà allo “Studio internazionale sul burn-out nei medici di famiglia europei”, dell’European general practice research network (Egprn), che fotografa una situazione tragica per i camici bianchi, alle prese con un profondo disagio, ma incapaci di prendersi cura di sé.

Dalle risposte ai questionari distribuiti ai medici in 12 paesi europei, emerge che il 43% soffre di esaurimento, il 35% di depersonalizzazione e il 32% di basso livello di realizzazione personale; inoltre, il 12% presenta punteggi elevati in tutti e tre gli aspetti. Emerge un diffuso desiderio di fuga, di pensionamento   o cambiamento di professione; ma anche un uso crescente di antidepressivi, alcol e altre sostanze.

La difficoltà ad ammettere la propria vulnerabilità, insieme all’abitudine di doversi prendere cura della salute degli altri, fa sì che i medici trascurino la propria, con delle conseguenze in termini di nervosismo e probabilità di errori. È chiaro quindi come il disagio nel medico si traduca in problemi per il paziente.

Anche ragioni strutturali sono all’origine del problema. Quando i medici di famiglia devono adempiere a tutta una serie di incombenze amministrative, prendersi la responsabilità di decisioni altrui che spesso non condividono, diventando spesso bersaglio dello scontento del paziente, ecco che la pressione aumenta e con essa la frustrazione, anche perché l’attività clinica passa in secondo piano. Un maggior coinvolgimento nella vita del paziente da parte della figura che fornisce le cure primarie? Sarebbe auspicabile e darebbe soddisfazione al medico di famiglia, che ha sempre seguito interi gruppi familiari. Questo ruolo non esiste più. Eppoi, come si può agire in scienza e coscienza se viene chiesto di sacrificare il bene del paziente a ragioni burocratiche o economiche? Bisognerebbe ricordare sempre che la salute e l’educazione sono beni primari.

Ecco i dieci consigli dell’associazione americana per aiutare i medici a recuperare almeno parte della felicità ovvero uno stato d’animo equilibrato: ridi con pazienti e colleghi, scherza di più, non reagire con impulsività, crea connessioni con i tuoi colleghi, mantieni la tua vita equilibrata, impara a dire no, concentrati su quanto funziona, non vivere di sola medicina. Certamente, quella dell’ironia è una proposta intrigante e valida, una buona disposizione d’animo promuove il benessere nostro e quello dei pazienti; particolarmente valida anche l’idea di fare rete con i colleghi pure al di fuori del mondo del lavoro. L’esperienza inglese insegna che il sistema solidaristico tra colleghi funziona. In Italia si è piuttosto individualisti e si tende a parlare solo di lavoro. Ognuno è poi lasciato a sé stesso… Medice, cura te ipsum, quindi, per meglio curare gli altri.

 

 

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