Finanza
Mps, utili semestrali a 1,1 mld (+25%). Lovaglio: «Smembrarci riduce concorrenza e sostegno all’economia reale»
Per la banca senese ottima chiusura del primo semestre 2026, viste al rialzo le previsioni sull’anno. L’a.d. Lovaglio: «Mps è un asset strategico per l’economia italiana, ha valore sistemico che dipende dall’integrità della banca. Senza di noi meno credito per le imprese»
Banca Mps archivia brillantemente i primi sei mesi 2026, con utile netto di 1,1 miliardi (+25% sul primo semestre 2025) e innalza le previsioni sull’andamento dell’intero anno. «La nostra fiducia nel futuro continua ad aumentare, la possibilità offerta dagli attuali risultati, ci consente di alzare la guidance per il 2026, cioè l’utile ante-imposte, a 3,6 miliardi», ha detto l’amministratore delegato Luigi Lovaglio, durante la conferenza di presentazione dei risultati al 30 giugno 2026. Anche l’integrazione di Mediobanca «prosegue secondo i piani, le sinergie si stanno concretizzando». Tutti elementi che ispirano al manager, evidentemente reduce dalla visione al cinema dell’Odissea di Christopher Nolan, a una similitudine a sfondo letterario: «Come nell’Odissea alcune rotte si chiudono e altre si aprono – dice Lovaglio –, dal nostro porto sicuro continueremo il nostro viaggio pienamente convinti dell’importanza di esplorare ogni opzione strategica in grado di creare valore a lungo termine per i nostri stakeholder». Il riferimento è alla battaglia per la difesa della banca dall’offerta pubblica lanciata da Intesa Sanpaolo, che «non sembra remunerare appieno gli azionisti Mps per premio di controllo, sinergie e valore del franchise, esponendoli a rischi regolamentari e di execution». Al contrario, «la nostra strategia ha una logica industriale e una chiara esecuzione che prevede una rilevante creazione di valore e una distribuzione cumulativa agli azionisti da 16 miliardi di euro nel piano».
Mps, il dettaglio della semestrale 2026
Al 30 giugno 2026 Banca Mps ha realizzato ricavi complessivi per 4 miliardi di euro, rispetto ai 3,866 miliardi del primo semestre 2025 (+4,1%), grazie soprattutto alle commissioni nette (+3,6%). Il margine di interesse è invece rimasto stabile a poco più d i 2 miliardi. Gli oneri operativi sono risultati pari a 1,724 miliardi, in linea con l’anno precedente. Ne consegue che il rapporto cost/income, che esprime l’efficienza della gestione caratteristica della banca, è migliorato ancora, scendendo al 43 per cento.
Al 30 giugno 2026 il gruppo Mps ha contabilizzato un costo del credito clientela per 292 milioni di euro, che si confrontano con i 274 milioni nello stesso periodo dell’anno precedente., in aumento per maggiori accantonamenti registrati sui portafogli rivenienti da Mediobanca, relativi al consumer finance, al corporate e investment banking e al wealth management.
La dinamica degli aggregati patrimoniali mostra un aumento della raccolta complessiva del gruppo a 371 miliardi (+3%) rispetto al 31 marzo, trainati dalla raccolta indiretta, cioè risparmio gestito e amministrato (+8,6 miliardi di euro). Sono cresciuti i finanziamenti clientela del gruppo a 148,2 miliardi di euro, principalmente per effetto dei mutui (+2 miliardi di euro).
Gli impieghi lordi in bonis, pari a 131,4 miliardi, sono risultati in crescita rispetto sono crescita dell’1,8% rispetto al 31 marzo 2026 (+1,8%), e in crescita del +3,1% rispetto a dicembre 2025. Stabili invece a 3,7 miliardi i crediti deteriorati, che al netto delle coperture hanno un valore netto contabile di 1,8 miliardi (la percentuale media di copertura dei crediti deteriorati si è attestata al 50,6%, con le sofferenze coperte al 60,6%).
Lovaglio: «Siamo un asset per l’economia italiana»
A commento del primo semestre del 2026, Lovaglio ha detto chee i risultati confermano «la validità del nostro percorso di crescita e di trasformazione». Secondo il banchiere, è stata fornita «la prova concreta» della scala industriale che Montepaschi ha raggiunto insieme a Mediobanca. «Vorrei essere molto chiaro, questo è solo l’inizio di ciò che questa business combination è in grado di realizzare. Continuiamo a generare performance solide, sostenibili e sempre più diversificate grazie a una rete più forte, una maggiore diversificazione del modello di business e una maggiore capacità di creare valori nel tempo».
Approfittando della conferenza sui risultati, Lovaglio è tornato a perorare le ragioni dell’indipendenza contro le ipotesi di smembramento e assorbimento che si veriricherebbero in caso di successo dell’Opas di Intesa Sanpaolo. «Montepaschi è oggi un asset strategico per l’economia italiana, rappresenta un’infrastruttura economica fondamentale per questo Paese, ha un valore sistemico e questo valore sistemico dipende dalla integrità della banca stessa», ha affermato il manager. «Per fare un semplice esempio, se si divide una centrale elettrica a metà, ciascuna parte può anche rimanere in piedi, ma si rischia di perdere potenza, riduce la capacità di erogare energia dove serve. Per il settore bancario vale lo stesso principio. Montepaschi non è una semplice somma di filiali, è una rete di relazioni, competenze e fiducia. Le filiali non sono edifici, sono antenne, ogni giorno captano i segnali dell’economia reale che trasformano il risparmio locale in credito, il credito in investimenti e gli investimenti in crescita economica. Se il sistema perde potenza, le imprese ricevono meno energia, ovvero meno credito, le decisioni diventano più lente e più onerose, il sostegno all’economia reale diminuisce. Quindi la domanda non è solo quanto vale oggi Montepaschi, ma quale valore la nostra banca potrà generare domani per questo Paese».
Il manager ha poi voluto precisare di essere sempre stato un sostenitore delle aggregazioni nel settore bancario, «ma scala e dimensioni devono rafforzare gli operatori e non solo ridurne il numero». L’aggregazione deve essere valutata in base alla logica industriale, non in un’ottica di frammentazione. «La concorrenza resta una fonte fondamentale di innovazione. La concorrenza sopravvive grazie alla pluralità di attori, e un national champion dovrebbe rafforzare il tessuto competitivo, non ridurlo. Per questo il cda analizzerà il dossier in modo indipendente e rigoroso con l’obiettivo di trovare un percorso che massimizzi il valore preservando il franchise», ha concluso.
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