Diritti
Sgarbi: quando perde il tribunale mediatico
Dopo l’assoluzione di Vittorio Sgarbi da parte della Corte dei Conti, un commento sulla sua vicenda e sul valore del cd. “tribunale mediatico”.
13 Settembre 2026
La giustizia quella formale fatta di sentenze, ordinanze, decreti arriva,purtroppo, sempre dopo: prima c’è un tribunale mediatico, costruito su teoremi inconsistenti, illazioni gratuite, sedicenti deduzioni, orchestrato all’uopo da conduttori televisivi senza scrupoli, lupi famelici, iene maculate, sciacalli.
Sono, quelli mediatici, i tribunali di Barabba che hanno la loro cassa di risonanza con fogli di giornali, la cui regola costitutiva è quella della gogna: distruggere, annientare il colpevole, già dichiarato tale per le coordinate di un giudizio intriso di populismo giudiziario; subordinare il rigore delle garanzie e delle procedure di legge al presunto “sentire comune” del popolo, cavalcandone l’indignazione provocata con diffamazioni seriali,costruite su preconcetti divoranti la logica e l’etica, senza alcun suffragio dimostrativo.
Spostare l’asse del giudicare dalle aule di tribunale alle piazze televisive e ai social network, dove la condanna sociale, si spera, che preceda quella legale: questo è il canone precipuo del tribunale mediatico.
Sono i tribunali delle furie, come diceva Manzoni nella “Colonna Infame”.
Tutto si rimette al giudizio di un domatore – il conduttore televisivo – che ammansisce o fa impazzire le sue furie per influenzare la voglia di disprezzo del popolo bue e gregge: remittitur arbitrio judicis, tutto si rimette all’arbitrio del giudice: questi conduttori si ergono, autoreferenzialmente a magistrati requirenti,con una spocchia che è urticante.
E questo tribunale ha condannato anzitempo, con chirurgica tempestività, il mio caro amico Vittorio Sgarbi, che, di converso, dopo due anni ha invece visto un Tribunale formale – La Corte dei Conti della Regione Lazio – fatta da giudici veri – dire il contrario.
1- Sgarbi ha esercitato diritti e libertà fondamentali protette dalla Costituzione o dalla Convenzione europea.
2- Non ha sfruttato l’attività politica per avere nuovi clienti e nuovi incarichi.
3- Per la Corte dei Conti, quindi, le attività svolte dal 2022 al 2024 non hanno prodotto nessun danno erariale.
4- Gli incarichi non hanno interferito con l’attività istituzionale. Sgarbi, infatti, ha documentato di avere svolto «un numero rilevantissimo di attività pubbliche connesse alla carica».
5- Non c’è stata solamente l’assoluzione: i magistrati hanno disposto che il ministero della Cultura versi al critico d’arte le spese di giudizio.
6- La Procura aveva chiesto 200 mila euro, senza uno straccio di prova.
Vittorio, per il giudizio degli odiatori mediatici, si è dimesso, ha lasciato tutte le cariche, è caduto in depressione ed ha visto solo la notte, per molto tempo; la luce se n’è andata.
Oggi è dimagrito, il suo tono non è fatto di grida tonitruanti,ma è dimesso, ha un filo di voce e il suo volto è quello di un mite malinconico.
Ma mi sono compiaciuto quando la Corte ha scritto quello che non hanno inteso neppure quelli dell’Antitrust: che Sgarbi è un intellettuale affermato già prima di diventare sottosegretario e che non aveva bisogno alcuno di ricoprire la carica di viceministro per affermare le sue indubbie doti di prestigioso critico d’arte.
Vittorio è un magnifico intellettuale: e questo è bellissimo. Lo hanno capito anche i Giudici, quelli veri.
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