Italia
Enrico Lo Verso, Uno Nessuno Centomila: “Rimanere se stessi è il vero successo di una vita”
Dalla Sicilia di Pirandello ai social network, il nostro viaggio con l’attore nella sua vita, alla scoperta di una identità che diventa collettiva
Enrico Lo Verso, celebre attore teatrale e cinematografico, si racconta a Gli Stati Generali pensando alla sua terra, ai luoghi scolpiti nella memoria. Alla cultura che nel sud Italia sembra pervadere ogni pietra. È solo l‘inizio del viaggio nella sua vita dentro una narrazione così profonda da andare oltre la sua storia. La Sicilia domina incontrastata sullo sfondo. Il mare, l’odore delle zagare e i luoghi che sembrano custodire la memoria del tempo. “Il treno della mia vita parte e fa le sue tappe sempre lì: al teatro greco, il tempio di Giove, i cortili dei palazzi e alla cittadella dello sport di Siracusa”, racconta con tono nostalgico.
Volgendo lo sguardo indietro troviamo un bambino dalle idee chiare che con la madre a poco meno di quattro anni si reca al teatro e lì capisce che il suo posto nel mondo è su un palcoscenico. Le parole degli attori in quel fanciullo di allora arrivano fino al cuore e lui di rientro a casa continua a riprodurle assaporandone la bellezza. Arriverà poi il tempo del suo teatro, dei palchi che contano, della grande ascesa nel cinema. I luoghi nei quali si consumeranno le tappe della sua espressività artistica più originale, nei quali non abbandonerà mai educazione e rispetto. “E’ questa l’eredità più bella dei miei genitori – dice – e, oggi più di prima, dovrebbe essere alla portata di tutti”.
Parole, scene ma, ancor prima, volti che passeranno principalmente dall’immagine filtrata dagli occhi della gente, perché con sé stesso lui ha deciso di rimanere fedele. “Un uno e non moltitudine”, ripete a più riprese. “Io sono sempre lo stesso ed è una cosa di cui vado molto fiero. Sono sempre la stessa persona da quando a quattordici anni dissi a me stesso che fare l’attore non mi avrebbe cambiato per niente. A sentire la gente pare che io ci sia riuscito”.
La Sicilia, isola di approdi e di contaminazioni, diventa così terra degli sguardi. Immagini ricorrenti, riflesse dentro altrettanti specchi. Le espressioni che nel suo caso lo riportano al tempo della scuola, da rappresentante di istituto, dentro le istantanee nitide di quelle epoche. “Per alcuni ero il ragazzo che giocava a basket e faceva nuoto, per altri quello che amava la letteratura e chissà quante altre rappresentazioni. Piaccia o no siamo tutti su un palcoscenico e sei sempre visto per un ruolo. A scuola come in un teatro”.
“Attenti a fare amicizia con uno scrittore, potreste finire nel suo prossimo libro”, diceva Tristan Bernard. Inevitabile non pensare anche alle pagine di Jorge Luis Borges, lo scrittore amato da Enrico, che parlando di sé vede convivere l’uomo pubblico, conoscitore del mondo e quello che ama suonare la chitarra per interrogarsi su chi in quel momento stesse effettivamente scrivendo la pagina di letteratura. “Fino a ieri sera il mio pubblico continuava a chiedersi chi fosse realmente un personaggio o l’altro e ognuno dava una interpretazione differente. Personalmente penso che la sicurezza te la diano gli amici ai quali interessa poco che tu sia un agricoltore o un attore di teatro”.
Perdersi però non è sempre una sconfitta. Enrico per affermarlo scomoda i latini: “destruens – costruens”. “È proprio quando ti crolla il terreno sotto i piedi, il non avere più punti fermi, che è possibile ripartire da zero e rinascere. Anche a costo di essere diversi”.
“Conosci te stesso”, diceva Socrate. Era così allora ed è valido anche ai giorni nostri. Lungo la battigia del mare di Siracusa Enrico sente le parole di chi anche in passato si è smarrito e ha dato voce ai giorni nostri. Vede e immagina Pirandello che passeggia con incedere lento e pensa a quanto il Vitangelo Moscarda del suo “Uno nessuno Centomila”(Ergo Sum Produzioni, regia di Alice Pizzi) sia a fianco a noi ogni giorno. Anche nell’epoca dei social. “Pirandello già allora parlava dei giorni nostri. Delle persone che raccontano chi sono attraverso una foto di profilo. Dell’immagine che domina sull’identità. È così che si perde l’onestà nei rapporti e si fatica a mostrarsi fragili”.
La storia però insegna che si può essere diversi. A lui è accaduto quando ha scelto di rinunciare a diversi film per non allontanarsi dalla famiglia. È stato il suo piccolo atto anticonformista in un ambiente, quello del teatro e del cinema, dove in tanti scelgono la via breve e le scorciatoie. “E’ un mondo, il mio, pieno di maschere. Io ho sempre cercato di rispettare il pubblico e non fare porcherie sol perché ricevo un compenso”.
La sua certezza che le maschere alla fine non vincano arriva dalla storia del boia delle Fosse Ardeatine, Erich Priebke, che incontrava tutti i giorni al giardinetto dove portava il cane. “Aveva cento anni e stava benissimo, accade spesso alle persone che non sentono il peso del male”. Non un solo segno di sofferenza, tuttavia quando il cane si è avvicinato e Priebke ha tentato di accarezzarlo lui istintivamente lo ha allontanato.
“Non vince chi è odiato, chi ha addosso il disprezzo delle persone e non ha dignità. Vince chi riesce ad essere sé stesso. Tempo fa una giornalista mi ha proposto una domanda che mi aveva fatto più di trenta anni addietro. A distanza di tanto tempo ho dato la stessa risposta. Ne vado fiero!”. La conferma, forse, che si può restare sé stessi mentre il mondo continua a chiederci di essere qualcun altro.

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