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La nostalgia per Peppino e la Luna di Capri

Se n’è andato anche Peppino di Capri, l’ultimo re della notte dopo Califano, Bruno Martino, Fred Bongusto.
Il cuore, l’anima, gli occhi della mente si rivolgono ad una finestra del passato che si eleva imperante, come un’età dell’oro: dagli anni Sessanta sino alla fine dei novant

11 Luglio 2026
Se n’è andato anche Peppino di Capri, l’ultimo re della notte dopo Califano, Bruno Martino, Fred Bongusto.
Il cuore, l’anima, gli occhi della mente si rivolgono ad una finestra del passato che si eleva imperante, come un’età dell’oro: dagli anni Sessanta sino alla fine dei novanta, Peppino di Capri ha scandito l’intarsio delle trame amorose.
Anche quelli della mia generazione, frequentatori delle discoteche in cui lo sfondo musicale è stato dominato dalla disco-music, sono stati affascinati dal ritmo di quelle melodie, proprie di un ballo lento: hanno baciato le fidanzatine con “Roberta”, “Champagne” e il capolavoro “Un grande amore e niente più”.
È percepibile, con quest’addio, la vellutata carezza della nostalgia, che in fondo è una curva, un portarsi all’indietro per raccogliere il tempo versato: riconoscere il fascino dell’inattuale, l’irriducibilità del destino, inesorabile nel suo perpetuo scorrimento, come un fiume che si riverserà nell’abbraccio del mare.
Peppino è stato la melodia, la tradizione della musica partenopea (ha vinto diversi festival di Napoli), cui lui, eccellente musicista, ha apportato il miglior jazz, quello del soul americano di Steve Wonder e di Ray Charles (a tutti è nota la designazione ricevuta nel 1965, relativa all’apertura di tutti i concerti italiani dei Beatles, dal Velodromo Vigorelli di Milano al Palazzo dello Sport di Genova).
Peppino era la notte bellissima, quella di Neruda che a Capri sposò in compagnia della luna la sua Matilde: il poeta cileno suggellò tale amore così : “la notte su nel cielo mise in mostra i suoi grappoli ed ormai tutte le cose sussurrarono il nostro nome d’amore; pietra a pietra dissero il nostro nome ed il nostro bacio”.
Anche Peppino aveva portato Capri in tutto il mondo quando quella luna di Neruda era la sua ” luna caprese”: quei versi sono la commozione dell’amore:
Só accumparute ‘e stelle a primma sera,
Tutta Tragára luce ‘mmiez’ô mare,
‘Na fascia ‘argiento sott’ê Faragliune,
E nu mistero ‘int’a ‘sta notte chiara.
Notte ‘e silenzio e i’, mo’, chesta canzone
Cantá vulesse a chi mm’ha affatturato”.
Affatturato è una parola di considerevole e pregnante significato poetico: indica un amore che sfocia nel magnetismo, nella magia, associata al campo semantico dell’ammaliare.
Per me, pieno di nostos, questa è la nostalgia per Peppino di Capri: mi ricorda la bellissima notte trapuntata di stelle, scenario per gli eterni innamorati.
Porterò nel cuore il suo smagliante sorriso nella luna di Capri.
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